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Botulino nel latte: è rientrato l’allarme mondiale lanciato da Fonterra, principale esportatore. Danone chiede un risarcimento milionario

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L’allerta aveva portato al ritiro dei prodotti che utilizzano le proteine del siero di latte concentrate di Fonterra

Lo scorso agosto, il colosso neozelandese Fonterra, il più grande esportatore di prodotti lattiero-caseari del mondo, aveva lanciato un allarme internazionale, dopo aver riscontrato la presenza di botulino in tre lotti prodotti nel maggio 2012. L’allerta aveva portato al ritiro dei prodotti che utilizzano le proteine del siero di latte concentrate di Fonterra in vari paesi, tra cui Cina, Russia, Thailandia, Vietnam, Malesia, Australia e Arabia Saudita.

 

Le dimensioni dello scandalo avevano avuto ripercussioni politiche, con il premier neozelandese, John Kay, che in un’intervista alla BBC aveva criticato il prolungato silenzio di Fonterra, colpevole di aver danneggiato la reputazione del paese. Alla fine di agosto, l’allarme era rientrato, perché ulteriori analisi avevano accertato che il batterio presente nelle proteine del siero di latte non era il Clostridium botulinum, una tossina del quale può causare il botulismo, una malattia paralizzante, bensì il Clostridium sporogenes, che non pone problemi di sicurezza, anche se, in quantità elevate, può deteriorare gli alimenti.

 

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I prodotti per l’infanzia Dumex (Danone) sono stati ritirati dal mercato asiatico per il presunto allarme botulino

Le proteine del siero di latte di Fonterra vengono utilizzate in vari prodotti, tra cui latte in polvere, omogeneizzati e bibite sportive. Tra gli otto clienti di Fonterra colpiti dal richiamo dei prodotti, vi erano Coca-Cola (China) e Dumex Baby Food Company, con base Shanghai, che fa parte del gruppo Danone.

Ora Danone ha deciso di fare causa a Fonterra in Nuova Zelanda e con un arbitrato a Singapore, chiedendo il risarcimento dei danni diretti subiti e dei danni alla reputazione, che secondo alcune stime ammonterebbero a trecento milioni di euro.

 

Beniamino Bonardi

Foto: Photos.com

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

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    Costante Pinelli

    A parte il fatto che nel latte ,anche pastorizzato, i clostridi ci possono essere generalmente in numero ridotto, ed anche il c. botulino, che proviene dalla polvere dalla terra a contatto con le mammelle delle vacche da latte. Nessun pericolo per la salute quindi, a meno che non si verifichino alcune condizioni diverse e concomitanti, molto difficili da realizzare, in cui la spora sia in grado non solo di passare a vita vegetativa e proliferare, ma anche di produrre la tossina incondizioni anaerobiche, acidità, temperatura elevata per tempi lunghi e fuori controllo ( come a suo tempo per il mascarpone (da conservare a 4°C) dove la tossina tipo A era prodotta sicuramente intorno a 30°C di un frigorifero spento in Calabria.
    Il problema di Fonterra è stato il tipico “errore di sbaglio” dovuto all’incompetenza di un controllore (senza filtri e controlli di secondo grado e senza adeguata analisi e gestione del rischio prima dell’allerta) che ha prodotto non solo danni di mercato diretti “per nulla”, ma ha inficiato l’affidabilità di un’intera produzione strategica nazionale.
    Nei processi per membrana utilizzati per l’isolamento delle proteine del siero di latte, peraltro preceduti da adeguata sanificazione termica, ci può essere una certa concentrazione microbica, ma l’utilizzo di tali polveri in prodotti in polvere “umanizzati” non presentano assolutamente le condizioni di rischio produttivo, e di uso, sopracitate.