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Tra le birre low cost le straniere sono più economiche, hanno però meno mosto e la qualità è inferiore. La beffa è che pagano meno tasse!

birra low cost
Alcuni supermercati quando si tratta di birra low cost prediligono le marche straniere perché più economiche

In Italia è in corso una guerra tra la birra low cost prodotta nel nostro paese e quelle importate. Questo acccade perché alcuni supermercati quando si tratta di scegliere la birra più economica preferiscono le marche straniere che costano meno, provenienti da Belgio, Polonia e Slovenia. I motivi che facilitano l’importazione di birre a prezzi molto convenienti sono la minor presenza di malto che permette un risparmio sulle materie prime e soprattutto il minore carico fiscale.

L’esito di questa concorrenza sleale è che i consumatori italiani comprano, senza saperlo, birra straniera di qualità inferiore penalizzando il prodotto made in Italy.

 

Per capire meglio la situazione bisogna fare un passo indietro e dire che la legge italiana impone alla birra di avere un “grado saccarometrico” minimo pari a 10,5, equivalente ad un grado alcolico del 3,5%. Il grado saccarometrico, scientificamente denominato “grado plato” indica la quantità di zucchero presente (valore strettamente correlato alla quantità di malto impiegato in fase di produzione). In Belgio il grado saccarometrico della “birra da tavola di II categoria” (equiparata alla nostra “birra”) oscilla da 7 a 8, mentre in Germania la birra di analogo livello deve superare i 7 gradi.

 

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La birra di primo prezzo importata dall’estero contieme meno mosto e paga meno tasse rispetto a quella italiana

Anche in altri paesi come Olanda, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca è sufficiente raggiungere livelli che variano dai 6 agli 8 gradi per poter produrre birra. Tutto ciò crea una forte disparità con le birre italiane che devono raggiungere per legge almeno 10,5 gradi plato e quindi impiegare una quantità maggiore di mosto.

Tutto ciò porta come conseguenza una tassazione inferiore perchè in Italia la birra paga le tasse in relazione al grado plato.  Se una birra a bassa gradazione italiana versa 29 centesimi al litro, quelle analoghe importate ne versano 19-20, creando così  grossa disparità a livello di concorrenza.

 

Alla fine la birra importata oltre ad essere di minore qualità paga anche meno tasse! Il consumatore però non distingue facilmente le bevande straniere da quelle prodotte nel nostro paese perchè sull’etichetta compare solo il grado alcolico che è simile. Il livellamento dell’alcol è possibile perché, anche se il mosto è meno ricco di malto, basta aggiungere una manciata di enzimi per raggiungere la gradazione del 3,5%.

 

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Occorre chiedere alla Commissione europea una modifica dei criteri di tassazione per evitare la concorrenza sleale

Che fare? A fronte di una situazione ambigua e critica per le birre nazionali serve una riforma della quadro normativo fiscale. «Occorre chiedere alla Commissione europea una modifica dei criteri di tassazione – spiega Filippo Terzaghi direttore di Assobirra – collegandoli alla categoria che deve essere indicata in etichetta. In altre parole le birre importate devono essere sottoposte allo stesso livello di accisa versato da quelle prodotte in Italia. La legge italiana prevede che la classificazione delle birre in base ai gradi saccarometrici o Gradi Plato (cioè la concentrazione zuccherina) contenuti nel mosto. Sull’etichetta però compare solo il grado alcolico in volume. Per risalire al grado saccarometrico bisogna moltiplicare il valore del grado alcolico per tre».

 

Le cinque categorie di birre previste dalla normativa

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Il termine “doppio malto” indica una birra con una gradazione alcolica superiore alle altre dovuta all’impiego di un mosto più concentrato.

 

Roberto La Pira e Dario Dongo

© Riproduzione riservata

Foto: Thinkstockphotos

  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar

    Ma il consumatore ce lo ha o no il “palato” ?
    Se si accontenta di “qualunque cosa” purchè gassata, alcolica e schiumosa, basta che costi poco, pazienza.
    Peggio per lui.
    Ma le birre estere spesso hanno un gusto nettamente migliore rispetto a quelle “commerciali” italiche a un prezzo inferiore a meno della metà rispetto alle birre italiche “di qualità”

    • Avatar

      Bravo Maurizio. Perché pagare >1€ per la 66cl di nastro azzurro quando mi posso godere una grafenwalden della LIDL a 60 cent che a livello gustativo sorpassa l’italiana come una porsche su un’autostrada tedesca?
      Secondo me non è solo un problema di accise.