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Il punto sul biologico italiano: crescono le superfici agricole, ma diminuiscono i consumi

piccoli cestini contenenti diversa frutta e verdura: pomodorini, fagiolini, patate normali e viola, mele, peperoni. Sul tvolo sono appoggiati anche un mazzo di basilico, una cipolla dorata, un mazzetto di aneto e un cartoncino com la scritta ORGANIC bioAumentano le superfici coltivate a bio e il numero dei produttori coinvolti, ma si riducono i consumi interni. È questo, in estrema sintesi, il cuore dell’andamento del settore biologico nel nostro paese che, lo ricordiamo, è uno dei primi produttori ed esportatori al mondo di alimenti con questa certificazione, ma non ha mai avuto una forte domanda, soprattutto se confrontata con quella di altri Stati Ue. Negli anni scorsi, comunque, la crescita dei consumi era stata costante mentre, nel 2021, si è registrata per la prima volta una battuta d’arresto e le indicazioni sull’anno in corso non lasciano ben sperare.

Dai dati presentati nel rapporto Bio in cifre 2022, emerge infatti che lo scorso anno, dopo l’ottima performance del 2020 (+9,5%), sostenuta da una maggiore propensione delle famiglie all’acquisto di alimenti genuini e salutari e dal confinamento domiciliare, il valore della spesa si è contratto del 4,6%, raggiungendo i 3,38 miliardi di euro. È però rimasta invariata l’incidenza sul totale degli acquisti agroalimentari (3,9%), indice del fatto che la riduzione della spesa bio è andata di pari passo con una riduzione generale degli acquisti alimentari rispetto all’eccezionale anno precedente. Durante i primi cinque mesi del 2022, però, nei soli acquisti presso la grande distribuzione, si nota un’ulteriore riduzione dell’1,9% su base annua, in un contesto che, in questo caso, è invece di crescita generalizzata dei prezzi. Ben diverso è invece l’andamento dell’agroalimentare convenzionale che segna, nello stesso periodo, un incoraggiante +1,8%.

Grappoli d'uva nera matura ancora sulla pianta
Quelle di vite sono tra le colture biologiche che nel 2021 hanno registrato, insieme ai noccioli, gli incrementi maggiori in termini di estensione

Stiamo parlando senza dubbio di uno scenario anomalo, visti gli sconvolgimenti geopolitici scatenati dall’aggressione russa in Ucraina e da nuovi timori sulla sicurezza alimentare globale. Nonostante la situazione, Bruxelles ha confermato il pacchetto di iniziative del Green Deal, che pone l’obiettivo di arrivare a coprire con l’agricoltura biologica una superficie pari al 25% del totale dei terreni agricoli entro il 2030. Un obiettivo che l’Italia potrebbe centrare, visto l’aumento costante di campi coltivati a bio (+4,4% nel 2021). Nell’ultimo anno, lungo la nostra Penisola, si è registrata una crescita soprattutto nelle coltivazioni di vigne (spinte dalla domanda internazionale di vini biologici) e noccioli, mentre si registra una forte riduzione degli aranceti. Nel frattempo il Paese si è dotato di una legge nazionale sull’agricoltura bio, destinando cospicue risorse al settore nella programmazione 2023-2027 della nuova Pac (Politica agricola comunitaria).

La crescita riguarda di pari passo anche gli operatori certificati, con un +5% rispetto al 2020, grazie ai 4.413 nuovi ingressi nel sistema di certificazione che hanno portato il numero complessivo di produttori, preparatori e importatori a 86.144. Risulta invece in controtendenza la zootecnia, uno dei comparti biologici che presentano le maggiori criticità, con un’incidenza di capi inferiore al 10% e rimasta pressoché stabile nell’ultimo triennio. In tale contesto fanno eccezione gli allevamenti avicoli (in particolare polli e galline ovaiole), che mostrano una dinamica positiva e guadagnano ogni anno circa mezzo milione di capi. Continua poi la sua evoluzione l’acquacoltura biologica, nonostante i valori assoluti siano ancora modesti. Nel 2021 sale infatti a 69 il numero delle aziende certificate (+12,8% rispetto al 2020), concentrate soprattutto in Veneto ed Emilia-Romagna.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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