Gruppo di amici brinda con calici di vino rosso bicchieri di vino bianco bar ristorante brindisi Depositphotos_68250359_L

Coloro che, anche in Italia, continuano a sostenere che le tasse sulle bevande zuccherate e quelle sugli alcolici sono inutili, da ora avranno meno argomenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), infatti, ha appena pubblicato due dettagliati rapporti ricchissimi di calcoli, statistiche e cartine che, dopo aver illustrato la situazione nel mondo e dato conto di ciò che anni di studi hanno mostrato in proposito, si concludono entrambi con un invito più che esplicito: è indispensabile fare un salto di qualità e applicare tasse molto più onerose di quelle attuali sia a tutte le bibite che contengono zuccheri aggiunti, comprese quelle oggi non incluse nelle diverse normative, sia a ogni genere di bevanda alcolica, dalle birre ai superalcolici.

Solo così si dissuaderanno le persone e si toglierà potere alle multinazionali che, grazie ai loro ricavi miliardari, continuano a inondare il mercato con prodotti malsani. E solo così potranno diminuire le enormi spese sanitarie derivanti da entrambe le categorie di bevande, causa primaria di numerose patologie croniche.

Il rapporto sulle bevande zuccherate

Per quanto riguarda le tasse sulle bevande che contengono zuccheri, il rapporto dedicato mostra che ormai sono ben 116 i paesi che prevedono una qualche penalizzazione economica, 114 dei quali la applicano alle bibite gassate. Ma questo non basta, da diversi punti di vista. In molti paesi, infatti, nell’elenco delle bevande non sono comprese diverse tipologie di prodotti che hanno un significativo contenuto di zuccheri come i succhi di frutta al 100%, i drink a base di latte aromatizzati, i sostituti vegetali del latte, le bibite con miscele varie di tè e caffè pronti. Inoltre, la situazione sembra in un momento di stallo: anche se il 97% dei paesi prevede una soda tax, non ci sono più stati provvedimenti di questo tipo dal 2023. Inoltre, dal 2022 a oggi le bevande zuccherate sono diventate meno accessibili solo in 34 paesi, pari al 28% del totale.

Un altro limite da correggere riguarda l’entità della tassa, troppo spesso così esigua da non avere una reale influenza. Secondo i dati raccolti, la media è attorno al 2%, un valore che non fa la differenza, e solo nel 14% dei paesi la tassa applicata è aggiornata in base all’inflazione e all’andamento dei prezzi reali. E non è tutto. Il rapporto fa notare che in diversi paesi sono tassate anche le acque aromatizzate, fatto di per sé positivo, ma ciò che si dovrebbe davvero fare è incentivare in modo deciso il consumo di acqua priva di aggiunte, più che tassare le acque con zuccheri.

Dal 2022 a oggi le bevande zuccherate sono diventate meno accessibili solo in 34 paesi
Dal 2022 a oggi le bevande zuccherate sono diventate meno accessibili solo in 34 paesi

Per quanto riguarda il tipo di tassa, i più diffusi sono quello ad valorem, cioè in base al prezzo di vendita, scelto da 50 paesi, e quelli incentrati sul volume, presenti in 51 paesi.

L’inefficacia delle tassazioni

L’inefficacia della tassazione applicata, prosegue il rapporto, dipende anche dal fatto che, inizialmente, non sono state fatte valutazioni rigorose dal punto di vista scientifico. Meno di un paese su quattro ha infatti provveduto a verificare che cosa era presente nel suo mercato interno, e quanto zucchero era presente nelle bevande: una “dimenticanza” che potrebbe aver penalizzato molto l’efficacia e aver reso le tasse che si basano sulla reale concentrazione di zucchero poco diffuse, nonostante siano quelle i cui effetti sono più chiari.

E infatti è proprio questa la tipologia consigliata dagli esperti dell’OMS, perché le tasse proporzionali alla concentrazione di zuccheri stimolano i consumatori a scegliere bevande con i quantitativi più bassi e, al tempo stesso, costringono i produttori a riformulare in modo da rimanere al di sotto delle soglie oltre le quali scatta il sovraprezzo.

Un ulteriore aspetto riguarda l’IVA applicata: poiché non si tratta di beni essenziali, si legge, le aliquote non dovrebbero mai essere agevolate, come invece sono ancora in diversi paesi. Oltretutto, anche per migliorare la reputazione di provvedimenti di questo tipo presso la popolazione, bisogna agire sulla destinazione degli introiti, che solo in dieci paesi vanno alla sanità pubblica o a programmi specifici.

Vodka versata da una bottiglia in bicchierini da shot; concept: alcol
Quasi tutti i paesi hanno tasse dedicate agli alcolici

Il rapporto sugli alcolici

Per quanto riguarda gli alcolici, la situazione è un po’ diversa, come dimostra il rapporto, perché quasi tutti i paesi (167, dato aggiornato al luglio del 2024) hanno tasse dedicate e alcuni (12, in gran parte con legislazioni islamiche) ne vietano il commercio. Solo due non hanno alcun tipo di sovrapprezzo.

Ciononostante, anche in questo caso c’è ancora molto da fare, perché il prezzo di vendita, storicamente aumentato solo per raccogliere denaro, è ancora troppo basso e l’alcol è di fatto accessibile a chiunque. Al contrario, la leva della tassazione potrebbe essere molto efficace, se fosse adeguata. Al momento, l’entità delle tasse applicate è superiore rispetto a quelle delle soda, e varia da una media del 14% per le birre a una del 22,5% per i superalcolici, ma anche per gli alcolici non ci sono adeguamenti all’inflazione se non in meno di un paese su quattro tra quelli che hanno la tassa. Né ci sono stati progressi dal 2022 a oggi, quando le tasse erano comprese tra il 13,4 e il 24,8%. Tra il 2022 e il 2024 la birra è diventata meno accessibile solo nel 31% dei paesi e i superalcolici nel 22%.

Inoltre, per motivi storici e culturali che andrebbero archiviati, il vino costituisce una vistosa eccezione, soprattutto in Europa, dove 25 paesi non prevedono alcuna tassa.

Quanto alla tipologia, quella più diffusa è quella basata sul volume per birra e vino, e quella sulla gradazione per i superalcolici.

Infine, solo 28 paesi destinano le entrate delle tasse sull’alcol a programmi sanitari che vanno dalla copertura universale alla prevenzione alla promozione di stili di vita sani e dell’attività fisica.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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