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Un bambino obeso vale oro: negli States il consumo maggiore di cibo si traduce in un mercato di cibo e bevande pari a 60 miliardi di dollari

bambino obeso
Un bambino obeso si traduce in un giro di 60 miliardi di dollari per l’industria alimentare

Per l’industria alimentare, un bambino obeso è un investimento sulle vendite future. Lo scrivono sulla rivista medica The Lancet il presidente della britannica World Obesity Federation, Tim Lobstein e alcuni suoi colleghi, basandosi sui dati relativi agli Stati Uniti, dove oggi i bambini pesano in media cinque chili più di quelli di trent’anni fa. Il che significa che oggi i bambini americani consumano 200 kcal più di quelli degli anni ’70, che in un anno fanno 73.000 kcal in più.

Poiché il costo medio dell’energia alimentare è di 56 centesimi di dollari ogni 100 kcal, una maggior assunzione quotidiana di 200 kcal significa una maggior spesa di 1,12 dollari al giorno, pari a circa 400 dollari l’anno.

 

Calcolando che negli Stati Uniti i bambini in età scolare sono circa cinquanta milioni, il valore complessivo della maggior quantità di cibo che consumano rispetto ai bambini di trent’anni fa si avvicina ai venti miliardi di dollari. Un’alta percentuale di questi bambini continuerà a mangiare molto anche in età adulta e questo significa creare un mercato di cibo e bevande stimabile in oltre sessanta miliardi di dollari. The Lancet pubblica sei articoli e un commento sui vari aspetti dell’obesità e delle politiche alimentari e pubblicitarie collegate, evidenziando come le iniziative di contrasto siano lente in modo inaccettabile e come sia necessario rompere il ciclo vizioso di offerta e domanda di cibi non sani. L’industria alimentare, infatti, sfrutta le vulnerabilità biologiche, sociali, economiche e psicologiche delle persone, spingendole verso cibi non sani e con scarso valore nutrizionale. Vengono chieste iniziative di regolamentazione da parte dei governi e un maggior impegno da parte dell’industria e della società civile.

 

Beniamino Bonardi

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4 Commenti

  1. solo 60 milioni di dollari? Mi sembra poca cosa per un bacino di 50 milioni di bambini. A meno che ci sia un refuso…

    • Eleonora Viganò

      Sì, c’era un refuso nel titolo, che ora abbiamo corretto. Nell’articolo si parla correttamente di 60 miliardi.
      La ringrazio per l’osservazione.

  2. Stupendo articolo che svela il vero ragionamento dell’industria alimentare (senza scrupoli, una parte di me vuole pensare che c’è un’altra parte d’industria che si fa qualche scrupolo di coscienza). Dietro a una patologia grave come l’obesità infantile, una persona coscienziosa vede comportamenti alimentari da dover debellare e correggere con l’educazione alla corretta nutrizione e l’aiuto delle istituzioni, mentre l’industria vede solo business e profitti che aumentano. Così si spiegano anche le forti pressioni che questi ultimi esercitano agli organismi di controllo sulla sicurezza alimentare: mi torna in mente la crociata che l’Italia sta conducendo contro la decisione dell’OMS di abbassare la percentuale di zucchero presente negli alimenti. Questi comportamenti non dovrebbero essere mai permessi.
    Saluti

  3. @Mauro Ronci: vedi per l’appunto il libro recensito proprio da Il Fatto Alimentare > “Grassi, dolci, salati. Come l’industria alimentare ci ha ingannato e continua a farlo”

    Per quel che mi riguarda resto dell’idea che effettivamente ci siano aziende che guardano alla qualità del prodotto offerto; dubito però che fra queste ultime ci siano multinazionali.