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I sette consigli chiave per far mangiare bene anche i bambini schizzinosi

bambini schizzinosi verdure saluteI bambini piccoli a volte mangiano con difficoltà, suscitando la preoccupazione dei genitori. Rifiutano alcuni alimenti – per esempio in base al colore o al tipo di aroma o gusto – oppure intere categorie come le verdure o il pesce. Nei primissimi anni di vita lo sviluppo graduale della familiarità con il gesto di nutrirsi è normale e prevede passaggi come mangiare con le mani introducendo solo piccoli pezzi alla volta. Quando certe abitudini si protraggono oltre i sei anni, la situazione può sfuggire di mano e diventare stressante per i genitori e faticosa anche per i bambini, che oltretutto possono rischiare carenze nutrizionali. Per affrontare la questione occorre in primis inquadrare i motivi del comportamento di quelli che in Italia sono semplicisticamente definiti bambini schizzinosi.

Con l’intenzione di fornire ai genitori consigli utili per prevenire questo tipo di comportamento i ricercatori della University of South Australia hanno consultato alcuni dei principali database internazionali degli studi delle aziende alimentari e biomediche e, applicando rigidi criteri scientifici, ne hanno selezionati 80, da cui hanno ricavato alcune indicazioni interessanti. Come illustrato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, infatti, innanzitutto occorre fare una distinzione: esistono fattori intrinseci, perché associati alla personalità e alle inclinazioni di ciascuno, sui quali non si può fare molto. Ne esistono però anche di estrinseci, sui quali si può invece intervenire con regole semplici ed efficaci.

bambini schizzinosi, due bambine cucinano le verdure
Uno dei consigli chiave è quello di coinvolgere i bambini nella preparazione del cibo. La famigliarità e il senso di controllo possono aiutare

In generale, non serve avere un atteggiamento troppo severo o coercitivo e non bisogna cedere alla tentazione di ricompensare il bambino quando mangia l’alimento sgradito: sono comportamenti che sortiscono l’effetto opposto a quello sperato, così come accade quando il genitore è troppo preoccupato che il bambino non cresca adeguatamente o abbia carenze nutrizionali a causa della dieta. Poi bisogna creare un clima sereno e regolare attorno ai pasti, cioè far sì che, per quanto possibile, gli orari siano sempre gli stessi, non ci siano arrabbiature o litigi e la famiglia si riunisca attorno al tavolo, evitando, per esempio, di lasciare acceso il televisore, e cercando di favorire il dialogo. Infine, può aiutare coinvolgere attivamente il bambino nella scelta delle pietanze e nella loro preparazione.

Le indicazioni emerse possono essere riassunte in questi sette consigli:

  1. Dai il buon esempio: una famiglia che mangia insieme ha abitudini alimentari migliori.
  2. Programma pasti regolari: i pasti regolari riducono i livelli di stress.
  3. Coinvolgi i bambini nella preparazione del cibo: la familiarità e il senso di controllo possono aiutare.
  4. Prova a fare un pasto unico per tutti: mangiare separatamente incoraggia il comportamento schizzinoso.
  5. Spegni la Tv: concentrati sul pasto, non sugli schermi.
  6. Cerca proteggere il momento del pasto, mantenendolo sereno e senza stress: sarà un’esperienza migliore per tutti.
  7. Evita di assegnare ricompense o punizioni ai bambini schizzinosi.

© Riproduzione riservata; Foto: AdobeStock

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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4 Commenti

  1. Avatar

    Non credo che esistano bambini schizzinosi, ma esistono bambini stressati, a cui purtroppo non si dedica il tempo necessario di attenzioni, giochi e coinvolgimento affinché tutti i loro bisogni, anche quelli alimentari siano soddisfatti con calma, leggerezza e amore..
    Purtroppo sono i genitori stessi che sono i primi ad essere stressati dalla mancanza di tempo e dalle continue corse per fare e organizzare tutto. Purtroppo oggi come oggi bisogna imparare a gestire il tempo obbligando a tagliarsi il tempo necessario almeno per i propri figli. E allora mentre si è a tavola o mentre si dà da mangiare ai propri bambini, almeno in queste occasioni di riunione della famiglia, per favore si spenga tv e cellulare. Da quel momento lo spazio di almeno uno dei genitori(meglio di entrambi se possibile) deve essere unicamente e solo per loro…!!! Sono stata una bambina molto amata e felice solo grazie alla presenza dei miei genitori perché li ho visti sempre molto uniti accanto a me .

  2. Avatar

    Manca un consiglio basilare: i piatti preparati sono una realtà unica, senza opzioni, un po’ come se si aprisse l’ombrello perché sta iniziando a piovere. Una realtà in cui vigono più opzioni crea le condizioni per una scelta e quindi per un rifiuto.
    Se il pasto viene presentato come “ciò che è disponibile” non si creano le condizioni per una discussione sulle possibili scelte.
    Ottima l’idea di coinvolgere i figli nella preparazione, evitando se possibile di assumere un atteggiamento da maestrina: il cibo si prepara così, solo e semplicemente, come si tramandava da una generazione all’altra senza necessità di fare insegnamenti. In quell’epoca la realtà era magari piuttosto univoca ma non c’erano capricci perché opzioni diverse dal l’unica disponibile non distraevano.

  3. Avatar

    Piu’ ci sono” tentazioni culinarie” ,piu’ si fanno i capricci?

    Magari tutto fosse cosi’ semplice e si riducesse a cio’..

    Diciamo che questo e’ l’atteggiamento degli umani adulti.

    La realta’ e la quotidianita’ con i bimbi risulta essere molto piu’ complicata.

    • Avatar

      Hai ragione nell’esternare la tua preoccupazione, ti faccio notare comunque che non ho dato “la soluzione unica”, ho solo aggiunto un pezzo di pedagogia a ciò che era già stato detto.
      Ma il pezzo che ho aggiunto fa parte anche di ogni altro processo pedagogico e si basa su una quieta presenza autorevole, quella del genitore, che fino a una certa età dei figli può essere anche in part autoritari, atteggiamento in netto contrasto con l’andazzo generale odierno del genitore “compagno di giochi” e – peggio – pedante insegnante dei pericoli della vita che magari si esprime in terza persona. Tutte cose che mi fanno rabbrividire quando ne sono testimone.
      In ogni caso ho 64 anni e ho contribuito ad allevare un figlio fino alla sua età adulta che nella nostra famiglia è cominciata dai suoi 2 anni in avanti: è sempre stato trattato come un essere senziente adulto e dotato di intelligenza con il quale avere dialoghi anche importanti compatibili con la sua età del momento. Ma erano dialoghi, non insegnamenti e la sua libertà era espressa nel suo pensiero, non nell’opporsi a scelte secondarie per semplice capriccio, non aveva la necessità di dover imporre una scelta dettata spesso più dell’incertezza del genitore che da una precisa volontà (questo di fondo è un capriccio!)
      Racconto un aneddoto a proposito del discrimine tra scelta e capriccio: sia mia moglie che io mangiamo piccante e quando il bimbo era piccolo, 2-3 anni, cercavamo di dare sugli spaghetti la stessa salsa che preparavamo per noi, ma senza il peperoncino. Da cosa intuisse che non era la stessa non lo abbiamo mai capito, fatto sta che si impuntava e voleva anche lui quella che mangiavamo noi ed è così che ha cominciato, presto, a mangiare il peperoncino. In questo caso non lo ritengo un capriccio perché non cercava di avere un’alternativa sua in opposizione alla scelta dei genitori, ma di avere l’alternativa che usavamo noi; forse nella ricerca di uno status da adulto? chi lo sa!