Home / Pianeta / Altroconsumo: l’olio di palma è da evitare: troppi grassi saturi, si trova dappertutto ed è poco sostenibile. La pubblicità sui giornali è ingannevole

Altroconsumo: l’olio di palma è da evitare: troppi grassi saturi, si trova dappertutto ed è poco sostenibile. La pubblicità sui giornali è ingannevole

Schermata 2015-09-28 alle 12.31.40Altroconsumo pubblica sul numero di ottobre un lungo servizio sull’olio di palma analizzando le ragioni della nostra petizione. La rivista individua tre buone ragioni per ridurre il più possibile la presenza di questo ingrediente nel menù quotidiano: la grande quantità di grassi saturi presente nell’olio tropicale, l’utilizzo generalizzato in un numero esagerato di prodotti alimentari e la scarsa sostenibilità ambientale.

L’olio di palma – si legge nel testo – non ha colesterolo ma proprio come il burro contiene una quantità di grassi saturi molto elevata: i rischi per cuore e circolazione, quindi, ci sono eccome se si assume in grande quantità. E il rischio c’è, visto che l’olio di palma è praticamente dappertutto. Il problema è che questa percezione non c’è. Difficile, ad esempio, che si mangino tante cose a base di burro in una giornata: si sa che è “troppo grasso”, che “non fa bene”. Mentre può capitare di ritrovarsi a mangiare dei biscotti al mattino, un pacchetto di cracker per uno snack, dei grissini a pranzo, un pacchetto di wafer a merenda. Tutti con olio di palma. E magari, in aggiunta, un formaggio o una fetta di carne rossa durante i pasti, anch’essi ricchi di grassi saturi: ed ecco che la soglia consigliata dall’Oms (10% dell’apporto calorico quotidiano, circa 22 grammi per una dieta di 2000 kcal) si supera senza accorgersene, con facilità. Il problema, quindi, non è l’olio di palma in sè ma il suo facile accumulo nel corso della giornata, visto che si trova in gran parte dei prodotti confezionati”.

Schermata 2015-09-28 alle 12.30.39Per quanto riguarda i disastri ambientali collegati alla coltivazione del palma l’articolo dice:

“Quando siamo stati in Indonesia nel 2012, la situazione era pessima: abbiamo verificato che il 70% delle coltivazioni si trovava in aree prima occupate da foreste, che erano state distrutte e incendiate per lasciare spazio alle redditizie palme, causando così la scomparsa dell’80-100% delle specie animali che le abitavano, tra cui oranghi, elefanti e rinoceronti, già in via di estinzione: un danno enorme alla biodiversità tipica di queste aree e un contributo pesantissimo all’impennata di gas serra nell’atmosfera. Senza contare le violazioni dei diritti territoriali delle comunità indigene, con espropriazioni delle terre dei contadini e deportazioni di interi villaggi. Ancora: uso di pesticidi in modo non monitorato e rischi di contaminazioni per terreni e acque,sfruttamento degli operai – sottopagati e in condizioni di sicurezza minimi – e lavoro minorile. E queste sono minacce concrete anche per il Centro e il Sud America, dove le piantagioni di olio di palma stanno prendendo sempre più piede”.

Il terzo elemento riguarda la pubblicità che Aidepi  ( associazione di categoria che raggruppa marchi come Ferrero, Nutella, Mulino Bianco, Bauli , Motta…)  sta portando avanti da un mese con un investimento di 1 milione di euro su tutti i giornali. Altroconsumo ribadisce più volte la natura palesemente scorretta e ingannevole del messaggio. Per rendersene conto basta ricordare l’ultima frase della pubblicità : l’olio di palma rispetta l’ambiente e la salute.

 

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Termopolio-Regio-V pompei nereide cavalli marini

Il fast food al tempo dei romani: ritrovati a Pompei oltre 80 termopoli, i locali preferiti dell’Antica Roma per un pasto al volo

Si chiamavano thermopolia, ed erano gli equivalenti pompeiani dei moderni fast food, perché lì si …

5 Commenti

  1. L’olio di palma ho visto che è nella composizione del latte per neonati.
    Mi sembra di vivere un brutto sogno in cui si immettono sostanze per mitridatizzare le giovani generazioni, già a partire dall’infanzia

  2. Sull’ultimo numero di Altroconsumo c’è una feroce stroncatura dei cibi “bio”.
    A quando un Vostro articolo di commento ?

    • Roberto La Pira

      Abbiamo già riportato il nostro disappunto su Facebook per il titolo infelice difforme da quanto riportato nell’articolo e per il tono ingiustamente negativo verso il mondo bio

  3. Io ho eliminato tutto quello che compravo con olio di palma ma purtroppo c’è anche il colza e l”olio di cocco, che non sono da meno. Ma che oli ci sono sul mercato?

  4. Altroconsumo in questo caso è condivisibile anche se solo parzialmente, perché si ferma alla critica e non si dimostra capace della sintesi che ne consegue.
    L’olio di palma coltivato con metodo biologico, ma soprattutto trattato con procedimenti approvati dal metodo bio, oltre ad essere perfettamente ecologico e sostenibile, costa come tutti gli altri grassi prevalentemente saturi, e quindi non inflazionato.
    Solo quello biologico e dove possibile anche integrale, può essere tollerato dove indispensabile come il burro ed il cocco e con un uso occasionale, non farebbe danni ne alla salute, ne all’ambiente.
    Ma quelli di Altroconsumo “non credono in BIO”, ma in altri dei.