;
Home / Pianeta / Come rendere gli allevamenti di maiali meno dannosi per l’ambiente: messo a punto un nuovo sistema di trattamento delle acque reflue

Come rendere gli allevamenti di maiali meno dannosi per l’ambiente: messo a punto un nuovo sistema di trattamento delle acque reflue

L’isola di Okinawa, in Giappone, è il paradiso degli allevatori di suini, grandi protagonisti della cucina giapponese e asiatica in generale: nel 2018 c’erano 225 mila capi, che assicuravano grande ricchezza a tutta la zona. Guadagni, ma anche enormi problemi per lo smaltimenti dei rifiuti e per gli odori insopportabili prodotti da questi allevamenti, che si estendevano per aree molto estese. Per questo i ricercatori della Biological Systems Unit dell’Okinawa Institute of Science and Technology Graduate University (OIST) si sono messi al lavoro, e hanno sperimentato un nuovo metodo di trattamento delle acque reflue e della materia organica.

Come hanno poi raccontato su Bioresource Technology, i ricercatori hanno creato un sistema suddiviso in due camere: nella prima, che riproduce le vasche all’aria aperta per la decantazione dei liquidi reflui, le acque perdono l’odore, i patogeni e la materia organica. Nella seconda camera, che lavora sulle acque già trattate, i nitrati e i fosfati presenti, preziosi per l’agricoltura, vengono recuperati per essere poi reimmessi nel ciclo produttivo.

peste suina africana
Un gruppo di ricercatori in Giappone ha messo a punto un nuovo sistema di trattamento delle acque reflue degli allevamenti suini

Si tratta di un passo avanti significativo rispetto ai metodi classici, che prevedono di aspirare l’ammoniaca che si sviluppa dalle acque per poi trasformarla in nitrati, ma nessun passaggio ulteriore, e si concentra prevalentemente sul trattamento della parte solida. Un successo che è stato possibile grazie all’impiego intelligente di batteri che, nutrendosi della materia organica presente nelle acque, mentre neutralizzano gli odori (degradando gli acidi grassi che li compongono) e abbattono i patogeni, rilasciano elettroni. Questi ultimi sono convogliati nella seconda vasca con degli elettrodi, e lì sono utilizzati per le reazioni che servono a separare nitrati e fosfati. In più, i batteri presenti anche in quella vasca, avidi di elettroni, completano la conversione dei nitrati in azoto gassoso, che viene poi raccolto. 

Il sistema è stato prima sperimentato in laboratorio e poi sul campo, per un anno, grazie a finanziamenti pubblici. Nel periodo di ottimizzazione sono state analizzate nel dettaglio le specie batteriche presenti. Si è così visto come quelle che proliferano di più (e arrivano a crescere anche del 60%) sono quelle che utilizzano gli elettroni convogliati nella seconda vasca, e che grazie alla loro attività il recupero di nitrati è molto elevato. La loro azione è poi ulteriormente rafforzata se nella vasca è fatta passare una leggera corrente, che rende ancora più efficiente il trattamento.

Il procedimento è adattabile a qualunque allevamento, poco costoso e facile da tenere attivo. Inoltre rappresenta un grande progresso per tutti gli allevatori giapponesi, perché il limite dei nitrati che possono sversare nelle acque e nell’ambiente sta per diminuire drasticamente fino a un quinto di quanto oggi consentito, al fine di uniformare gli scarichi zootecnici ai livelli permessi alle altre tipologie di aziende. I nitrati possono essere pericolosi per l’uomo, perché una volta assorbiti sono trasformati in nitriti, causa di anomalie del sangue e di tumori. Qualunque processo a basso impatto ambientale e che contribuisca a diminuirne le quantità può aiutare tutti gli allevatori del Sud Est asiatico e non solo a ridurre l’impatto degli allevamenti.

© Riproduzione riservata Foto: stock.adobe.com

Il Fatto Alimentare da 11 anni pubblica notizie su: prodotti, etichette, pubblicità ingannevoli, sicurezza alimentare... e dà ai lettori l'accesso completamente gratuito a tutti i contenuti. Sul sito non accettiamo pubblicità mascherate da articoli e selezioniamo le aziende inserzioniste. Per andare avanti con questa politica di trasparenza e mantenere la nostra indipendenza sostieni il sito. Dona ora!

Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

Guarda qui

Pizza: arriva quella preparata all’istante dal primo distributore automatico installato a Roma

Come sono le pizze confezionate da una macchina? È pensabile che facciano concorrenza ai pizzaioli? …

4 Commenti

  1. Avatar

    Ottimo.

    Rimangono le quisquille:

    1- Come rendere gli allevamenti di maiali meno dannosi… per i maiali.

    2- Come evitare la prossima pandemia da zoonosi.

    3- Come evitare ll collasso globale e la 6° estinzione di massa.

    Non è difficile, ma continuiamo allegramente a saltellare verso il precipizio.

  2. Avatar

    I ricercatori continuano a sperimentare, tramite lo sperpero di soldi pubblici, delle modalità di allevamento che risultino il. più sostenibili possibile per l’ ambiente e l ‘ecosistema.
    Tuttavia credo, che sperperare denaro pubblico per questo ” investimento a perdere” per animali, salute e ambiente, e per lo più in questo preciso e grave momento storico , sia alquanto stupido ed inutile. Dovrebbero invece ricercare e sperimentare una modalità educativa e sociale per rendere “l animale umano ” meno egoista, più sensibile e intelligente, educato e rispettoso verso gli altri ospiti animali a 4 zampe di questo pianeta. Solo allora i soldi pubblici sarebbero spesi con raziocinio… proprio ciò che manca adesso.

    • Avatar

      credi valga anche per cani e gatti trattati come pelouches e riempitivi dell’inspiegabile vuoto affettivo di molte persone? O quelli anche se sono castrati, chiusi ed isolati va bene?

  3. Avatar

    Vale per tutti…
    Gli animali a 4 e 2 zampe, in quanto Esseri viventi e senzienti, non sono cose, merce da comprare, vendere o trasportare, e meno che meno peluche..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *