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I bovini ‘educati’ combattono l’inquinamento prodotto dai liquami degli allevamenti

allevamenti, mucche al pascoloAllevamenti bovini più sostenibili grazie all’intelligenza delle mucche. E con un impiego minimo di risorse. È questa la proposta fatta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di ricerca per la biologia degli animali da allevamento tedesco (Fbn). Il progetto nasce dalla volontà di ridurre le emissioni di ossidi di azoto causate dall’urina dei bovini. Nonostante quest’ultima sprigioni soprattutto ammoniaca, che da sola non determina un effetto serra, nel terreno viene metabolizzata insieme alle feci da microrganismi che la trasformano in dannosi ossidi di azoto. Da tempo si cerca quindi di mettere a punto sistemi per evitare che finisca nel terreno e la raccolgano in ambienti dedicati, dove può essere trattata ed eventualmente riutilizzata.

La soluzione prospettata su Current Biology dai ricercatori tedeschi, sperimentato su 16 bovini, è molto innovativa e punta sulla psicologia animale e sull’educazione. In sintesi, come illustrato anche in un video allegato allo studio, il metodo prevede che gli animali siano ricompensati con cibo quando urinano nello spazio dedicato e siano al contrario scoraggiati se lo fanno altrove dall’associazione con un suono per loro sgradevole emesso direttamente nelle orecchie. Questo protocollo, chiamato MooLoo training, viene applicato per un tempo definito, perché il suo scopo è educare l’animale. Alla fine del training, teoricamente, il bovino dovrebbe andare spontaneamente nella latrina e non è più motivato a urinare al di fuori di essa. Il test sul campo ha funzionato bene per 11 dei 16 animali, a conferma del fatto che ognuno ha il suo carattere e non tutti sono docili. Per le mucche ‘ribelli’, comunque, si sta ottimizzando il protocollo. Il metodo MooLoo, a differenza di altre soluzioni proposte negli ultimi anni, basate soprattutto su strumenti passivi, come la CowToilet olandese, potrebbe essere più efficace ed economico, e avere effetti permanenti.

mucche allevamento latte mungere
Occorre evitare la dispersione nel terreno di urina e letame, tra le cause principali dell’inquinamento derivato dagli allevamenti

Del costo ambientale dell’urina dei bovini si è parlato molto anche alla luce della cosiddetta crisi dell’azoto, che si sta verificando nei Paesi Bassi. Il paese è infatti detentore del primato continentale di esportazione di carni di bovini, polli e maiali, con i suoi 100 milioni di capi allevati e la sua straordinaria densità di animali per chilometro quadrato: 2.372 polli, 298 maiali, 93 bovini e 14 capre, a fronte di ‘soli’ 414 umani (dati del 2018) e sta facendo i conti con inquinamento di acque e suolo, eutrofizzazione, emissioni record. Dopo anni di multe e sanzioni dell’Unione europea per i sistematici sforamenti dei parametri ambientali, il Governo olandese, cerca ora di correre ai ripari con un piano per diminuire del 30% il numero di animali presenti. L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni associate agli allevamenti. A tale scopo, propone agli allevatori di vendere allo Stato un terzo dei loro terreni e dei diritti di emissione, in modo da facilitare la conversione senza arrivare a veri e propri espropri (comunque non esclusi, nel caso i risultati sperati non arrivino).  Questa decisione si scontra però con l’opposizione degli allevatori, non disposti a rinunciare, in assenza di alternative facilmente percorribili, a ciò che dà loro da vivere. Metodi come il MooLoo, come altre soluzioni proposte per lo stesso scopo, potrebbero quindi fornire un contributo importante, in attesa che un terzo delle terre torni a un utilizzo meno impattante.

© Riproduzione riservata, Foto: AdobeStock

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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6 Commenti

  1. Avatar

    Riporto dall’articolo:
    Il metodo prevede che gli animali siano ricompensati con cibo quando urinano nello spazio dedicato e siano al contrario scoraggiati se lo fanno altrove dall’associazione con un suono per loro sgradevole emesso direttamente nelle orecchie.
    La seconda opzione oltre che spregievole e poco rispettosa , potrebbe essere considerata un maltrattamento verso l’animale .
    Consiglierei a codesti” gentili ,intelligenti umani ” di considerare il fatto di effettuare un corso specializzato finalizzato al benessere animale ,perche’ sono loro che dovrebbero essere educati e preparati per questo fine.
    L’animale va sempre educato con dolcezza e rispetto ,qualunque esso sia..

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      MariaGiovanna Tarquinio

      L’unica soluzione intelligente da suggerire è abolire gli allevamenti intensivi e incominciare a garantire il vero benessere per gli animali l ‘ambiente e l’uomo. La nutrizione carnea non è affatto salutare. Io non mangio carne

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      Perfettamente d’accordo! Li trattiamo come macchine…esseri umani animali spregevoli!

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    Ha detto parole sante. E l’uomo che spesso deve imparare a conoscere e trattare gli animali.

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    I prati stabili sui quali pascolano le vacche immagazzinano più anidride carbonica di una superficie equivalente di bosco. In questo articolo non è stato specificato che si tratta di allevamenti intensivi da migliaia di capi senza possibilità di pascolo, le cui tonnellate di deiezioni non sono considerati una risorsa per i terreni, purtroppo, causa l’alimentazione spinta dei bovini e la loro qualità di vita.

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      L’unica soluzione è smettere di mangiare carne da allevamenti intensivi. Io sono vegana ma capisco che la mia è un’utopia. Mangiare molto meno carne e da allevamenti veramente sostenibili ed attenti al benessere animale è la soluzione. La carne costerebbe molto di più e questo spingerebbe a mangiarne meno ma più sana e sostenibile.

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