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Alimenti integrali: nel 2016 le vendite sono aumentate quasi del 23%. Più debole la crescita degli alimenti “ricchi di fibre”: +5,4%

I cibi venduti nei supermercati fisici e online sono sempre più ricchi di fibre: nel 2016, il contenuto di queste sostanze è aumentato del 3,7% rispetto all’anno precedente. E sono cresciute le vendite sia di alimenti integrali che di prodotti definiti “ricchi di fibre”. È quanto emerge dall’Osservatorio Immagino, il nuovo approccio allo studio dei fenomeni di consumo creato da GS1 Italy, associazione che riunisce 35.000 imprese di beni di consumo, e Nielsen.

Il maggior tasso di crescita registrato del 2016 è quello degli alimenti integrali, le cui vendite sono aumentate di ben il 22,8% rispetto al 2015. In questo caso è la domanda dei consumatori che contribuisce in modo significativo a trainare il mercato. Al contrario, nel mondo dei prodotti definiti in etichetta come “ricchi di fibre”, che incidono per il 3% sull’assortimento registrato da Immagino, la domanda si dimostra più debole ed è l’offerta a determinare l’aumento del 5,4% delle vendite registrato tra il 2015 e il 2016, grazie soprattutto al lancio di nuove varianti e all’ampliamento della distribuzione.

alimenti integrali
Nel 2016 le vendite degli alimenti integrali sono aumentate del 22,8% rispetto al 2015

I prodotti integrali sono più presenti nei carrelli della spesa delle fasce di consumatori più salutisti. In particolare, il 60% del giro d’affari complessivo generato dai prodotti integrali è realizzato da quattro milioni di famiglie, le stesse che sono sensibili ad altri slogan salutistici, come “ricco di fibre”, “ricco di vitamine” ma anche “biologico” e “vegano”. Invece gli alimenti ricchi di fibre hanno un pubblico più trasversale, che accomuna varie fasce della popolazione ed è solo leggermente influenzato dal reddito.

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  Beniamino Bonardi

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4 Commenti

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    Ma per “integrali” si intende con farina integrale o si intende con farina raffinata e aggiunta di crusca?

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      Per la logica razionale e per i consumatori, integrale è prodotto da chicco intero non decorticato.
      Poi macinato in farina integrale se non setacciata, oppure semintegrale se parzialmente setacciata per scartare le parti più grossolane della crusca, ma lasciando intatto tutto il resto del contenuto iniziale.
      Per l’illogica delle interpretazioni normative, stranamente si può chiamare integrale anche una farina “ricostituita” con l’aggiunta di crusca, che non sarà mai integrale ma solamente, appunto, arricchita di crusca.
      Operazione illogica, ingannevole e strumentale solo per imitare arbitrariamente un prodotto invece completo, intatto e vitale.

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      Appunto, mi chiedevo (e chiedo quindi all’autore dell’articolo, se è una informazione in suo possesso) se questo aumento di vendite è da imputarsi ai veri prodotti integrali oppure a quelli con farina raffinata e aggiunta di crusca o a entrambi.
      Per cercare di rispondere alla mia domanda sono andati a leggermi la fonte: l'”Osservatorio Immagino”.
      Putroppo nemmeno li si fa accenno a questa doppia accezione di “integrale”.
      Desumo quindi che lo studio possa inglobare entrambe le accezioni, ritengo quindi questa percentuale (o proprio la notizia in sè) non propriamente veritiera.
      L’Osservatorio Immagino declama che la gente è alla “ricerca di alimenti meno bianchi e raffinati” in favore di cibi “più genuini e completi di tutti i nutrienti che presentano in natura”.
      Peccato appunto che la maggior parte della gente non sia a conoscenza del fatto che la stragrande maggioranza degli alimenti integrali non sia affatto integrale.
      Siamo messi proprio bene…

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    Finché il marketing ci prova, etica a parte, ci può anche stare.
    Ma quando questo è consentito dalle normative in vigore, come è appunto consentito, è un inganno legale.
    Quindi le statistiche superficiali purtroppo, saranno omnicomprensive e fuorvianti per i consumatori superficiali.