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In caso di tumore al seno operato e poi trattato come necessario (con farmaci o radioterapia), esistono alimenti o principi attivi che possono aiutare a tenere lontano il rischio di una recidiva o abbassare il rischio di morte? Alla domanda, negli anni, gli esperti hanno fornito numerose risposte, spesso contraddittorie e non sempre sostenute da prove inattaccabili. Per questo gli oncologi ed epidemiologi del Kimmel Cancer Center della Johns Hopkins University di Baltimora hanno cercato di fare il punto, andando a vedere che cosa era stato pubblicato negli ultimi anni, e cercando di capire se fossero emerse indicazioni chiare.

Premettendo, però, un principio fondamentale, da tenere sempre a mente: anche se ci sono alimenti che possono abbassare gli indici di rischio, non si deve mai pensare che possano sostituire le terapie farmacologiche o di altro tipo consigliate, che comunque vanno seguite con scrupolo (e che spiegano perché i tassi di sopravvivenza siano ormai attorno al 90%, per questo tumore).

Lo studio

Nella metanalisi ha messo al vaglio 22 studi osservazionali. 11 dei quali sono incentrati sulla soia e, nello specifico, sui suoi principi attivi, gli isoflavoni, tre sulle crucifere come i broccoli, due sul tè verde. Due invece si concentrano sui lignani (molecole che si trovano soprattutto nelle noci, nei legumi, nei cereali integrali, nella frutta e nella verdura, nei semi di lino e simili), e tre sull’enterolattone, composto che si forma nell’intestino, a opera del microbiota, in seguito all’ingestione di lignani. Gli autori hanno pubblicato i risultati su Cancer Spectrum, una rivista del gruppo del Journal of the National Cancer Institute statunitense (una delle più autorevoli del mondo, in ambito oncologico.

Gli isoflavoni della soia sarebbero in grado di ridurre il rischio di recidiva di tumore al seno del 26%
Gli isoflavoni della soia sarebbero in grado di ridurre il rischio di recidiva del 26%

In base a quanto emerso negli studi, e in particolare in sei di essi, gli isoflavoni della soia sarebbero in grado di ridurre il rischio di recidiva del 26%, se assunti in dosaggi sufficienti. Questi ultimi sarebbero attorno ai 60 milligrammi al giorno, quantità che si può ottenere con due-tre porzioni di soia, ossia due-tre tazze di latte di soia, oppure 85 grammi di tofu o, ancora, circa 120 grammi di semi di soia cotti. Molto meno sicuro, invece, l’effetto sulla mortalità (-12%), che non sarebbe statisticamente significativo.

Enterolattone

Interessanti, poi, i numeri associati all’enterolattone, che sono stati oggetto, finora, di pochi studi: una sua assunzione regolare sarebbe associata a una diminuzione del rischio di morte per tumore al seno del 28%, e di rischio di morte in generale del 31%, valore che dopo la menopausa arriverebbe al 35%. Nel caso dell’enterolattone, tuttavia, non è possibile definire una quantità ideale, perché tutto dipende dal tipo di microbiota presente e dalla capacità dei microrganismi presenti di digerire i lignani.

Per quanto riguarda il tè verde, poi, il calo del rischio di recidiva emerso in due studi giapponesi sarebbe del 44%, per le donne che hanno avuto un tumore in stadio precoce, e ne consumano in media cinque tazze al giorno, o più.

Le crucifere sono state oggetto di tanti studi ma i dati non sono conclusivi
Le crucifere sono state oggetto di tanti studi ma i dati non sono conclusivi

La situazione dei lignani è più complessa, perché i numeri mostrano una diminuzione del rischio di morte per tumore, del 34%, non statisticamente significativa, e del 19% di quello di morte per qualunque causa, in entrambi i casi in donne già in menopausa. Tuttavia, se si osservano le donne non ancora in menopausa, la probabilità sembra aumentare. Ciò significa che, con ogni probabilità, l’effetto dei lignani dipende dal quadro ormonale, e dovrebbe essere studiato molto meglio di quanto non sia accaduto finora, prima di poter esprimere un giudizio fondato.

Infine, le crucifere, cioè le piante edule della famiglia dei broccoli e dei cavolfiori. Anche se sono state oggetto di tanti studi (numerosi dei quali in relazione ai tumori del polmone), nel caso del tumore della mammella non è possibile pronunciarsi, perché i dati non sono conclusivi.

Alimentazione e tumore al seno

Secondo gli autori, è quindi necessario condurre studi più mirati, perché quelli osservazionali sono spesso caratterizzati da limiti metodologici invalicabili e non permettono di arrivare a individuare dosaggi e caratteristiche adatte a dare indicazioni.

Infine, sarebbe utile verificare se ci siano o meno differenze tra un’assunzione iniziata al momento della diagnosi, o dopo le terapie, o in concomitanza con esse, e una che invece si protrae da anni, magari da tutta la vita, sempre allo scopo di consigliare adeguatamente le donne.

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Sandro
Sandro
3 Febbraio 2024 09:42

Non era mai successo di avere informazioni così importanti e dettagliate, su argomenti oserei dire di vitale importanza.
Sono molto contento del lavoro straordinario che fate.
Continuate a far conoscere a noi le insidie nascoste soprattutto nell’alimentazione.

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