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Alcol, le tasse americane non bastano a coprire i costi sociali e sanitari del consumo: è ora di ripensarle

Drinking competition at rooftop partyNegli Stati Uniti le bevande alcoliche sono soggette a due tipi di tassazioni: una federale fissa e una statale variabile. Eppure la somma delle due non compensa, se non in piccola parte, i costi associati al consumo (eccessivo ma non solo) di alcol, che devono quindi essere pagati da tutta la società, compresi coloro che non bevono, o bevono pochissimo. Questa è la conclusione di un’interessante analisi pubblicata sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs nella quale i ricercatori dell’Università di Boston hanno fatto i conti in tasca a chi beve e a chi paga le conseguenze dell’alcol anche se non consuma alcolici: una situazione che, sia pure con le specifiche differenze, si verifica in molti paesi.

Nel caso degli Stati Uniti, è stato calcolato – in base ai dati ufficiali dei Centers for disease control and prevention (CDC) di Atlanta e ai dati ufficiali delle diverse accise e tasse applicate dal 2010 a oggi – che ogni drink (senza distinzioni tra bevande a bassa e alta gradazione) comporta una spesa collettiva di 2,05 dollari (poco meno di 250 miliardi di dollari all’anno), considerandoe gli incidenti stradali, gli episodi di violenza dovuti all’ebbrezza alcolica e le malattie epatiche. Di questi, 80 centesimi sono pagati dallo stato federale e dai singoli stati che in media applicano una tassa di 21 centesimi, che non riesce a coprire le spese.

E non è tutto. Attualmente la tassazione federale è relativa al volume della bevanda e non al prezzo di vendita. Ciò significa che il valore della tassa è fisso (a meno che non venga modificata la confezione) e si svaluta progressivamente a causa dell’inflazione. Ad esempio, la tassazione di una birra (5 centesimi), di un bicchiere di vino (4 ) o di superalcolici (16) sono immutati da più di vent’anni e quindi risultano svalutata del 30-50%. 

Tutto ciò rischia di vanificare ogni sforzo, soprattutto i benefici associati alla tassa specifica che nei primi anni di applicazione erano stati molto evidenti. Tra  il 1991, anno di introduzione di molte accise, e il 2015, i consumi di alcol sono scesi del 30%. Il sistema della tassazione sull’alcol, in definitiva, andrebbe rivisto e riconsiderato, dal momento che può essere un valido strumento per disincentivare il consumo e soprattutto gli eccessi. A patto, però, che la tassazione sia adeguata.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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