Home / Etichette & Prodotti / Dagli agrumi nuovi edulcoranti e ingredienti naturali per l’industria alimentare

Dagli agrumi nuovi edulcoranti e ingredienti naturali per l’industria alimentare

Agrumi misti tagliati o affettati: limone, lime, arance e pompelmoPotrebbe essere a una svolta la ricerca di nuovi edulcoranti che possano rimpiazzare quelli in uso, che sono stati associati a diversi effetti negativi per la salute. Gli scienziati dell’Istituto per la ricerca sugli agrumi dell’Università della Florida hanno infatti terminato un progetto durato alcuni anni, grazie al quale hanno scoperto ben otto tra dolcificanti a calorie zero ed esaltatori di dolcezza, sette dei quali mai descritti prima, in 11 cultivar di agrumi tra le quali arance, pompelmi e mandarini. Se le ricerche porteranno all’ottimizzazione degli effetti dolcificanti e dei processi produttivi, questi nuovi composti potrebbero presto entrare nel mercato, cambiandolo profondamente. Essendo sostanze del tutto naturali, infatti, i consumatori dovrebbero accettarli più prontamente, mentre dal punto di vista del sapore non presentano alcun tipo di retrogusto né metallico né amaro, come accade invece con diversi edulcoranti sintetici (che spesso richiedono altre sostanze per correggere proprio questi retrogusti).

Come riferito sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, la scoperta è dovuta a un approccio di metabolomica, nel quale cioè, grazie all’analisi contemporanea di decine di molecole da parte di potenti computer, gli autori sono risaliti ad alcune delle sostanze presenti in diversi cicli metabolici, isolando poi quelle che potevano essere di interesse. Finora, una sola delle otto era già stata descritta negli agrumi, l’esperetina. Un’altra sorpresa, inoltre, è stata scoprire una fonte naturale di ossima V, molecola che era stata sintetizzata solo in laboratorio, ma non si pensava potesse essere prodotta naturalmente.

I ricercatori hanno identificato negli agrumi otto molecole dal potere edulcorante o esaltatore della dolcezza

Le informazioni raccolte con la metabolomica potrebbero poi avere anche un altro tipo di conseguenza: potrebbero portare a varietà nelle quali gli edulcoranti individuati sono espressi in misura maggiore, fatto che potrebbe essere molto utile ai produttori che pensano di commercializzare i dolcificanti oppure di proporre agrumi più dolci e palatabili.

Gli agrumi sono poi al centro anche di un altro progetto, questa volta spagnolo, finalizzato a raggiungere lo spreco zero nelle fasi di lavorazione, perché praticamente tutto ciò che queste piante contengono ha un elevato valore nutrizionale o può essere destinato a nuovi impieghi, ed è quindi irrazionale eliminare anche quelli che sono sempre stati considerati solo scarti. 

A idearlo e portarlo avanti è l’Istituto di agrochimica e tecnologia alimentare di Valencia insieme ad AINIA e a Productos Làcteros Romar. Il programma comprende, oltre agli agrumi, anche i cachi e l’anguria. L’industria alimentare, infatti, utilizza normalmente amidi, carragenine, gomme, zuccheri, fibre e gelatine in innumerevoli prodotti come gelificanti, addensanti e dolcificanti, al fine di migliorare le caratteristiche organolettiche. 

aldeide perillica arance frutta agrumi 173777151
I ricercatori spagnoli hanno studiato agrumi, cachi e angurie per trovare il modo di valorizzare gli scarti ed estrarre sostanze da usare come ingredienti alimentari

Ma i ricercatori vogliono proporre per queste applicazioni più opzioni di origine naturale naturali e per questo hanno già ottenuto pectine con processi estrattivi che presentano un buon bilancio energetico. Gli studi stanno andando avanti, con un occhio anche alle sostanze da destinare alla nutraceutica, un mercato in costante crescita e basato sull’aggiunta di molecole con qualità specifiche, molte delle quali presenti in questi frutti. 

Come riferiscono i responsabili a FoodNavigator, ottenere tali sostanze non da nuove sintesi, ma dai sottoprodotti di altri cicli costituirebbe un passo in avanti significativo per la lotta agli sprechi e per la riduzione del consumo di risorse e, probabilmente, sarebbe anche molto apprezzato dai consumatori (soprattutto dalla crescente quota di vegetariani e vegani, perché le sostanze studiate possono sostituire ingredienti di origine animale). Inoltre, molte di queste molecole sono presenti in tutti i frutti studiati che, però, hanno stagionalità diverse. Per questo, lavorare su più frutti contemporaneamente consentirebbe di avere produzioni costanti durante l’anno, e tutte incentrate sul riciclo. Anzi, sull’up-cycling.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Fotolia

Da 12 anni Ilfattoalimentare racconta cosa succede nel mondo dei supermercati, quali sono le insidie nelle etichette, pubblica le sentenze sulle pubblicità ingannevoli oltre che segnalare il lavoro delle lobby che operano contro gli interessi dei consumatori.

Il nostro è un sito indipendente senza un editore, senza conflitti di interesse e senza contributi pubblici. Questo è possibile grazie ai banner delle aziende e alle migliaia di lettori che ogni giorno ci leggono e ci permettono di sfiorare 20 milioni di visualizzazioni l'anno, senza farcire gli articoli con pubblicità invasive. Ilfattoalimentare dà l'accesso gratuito a tutti gli articoli.
Sostienici, basta un minuto clicca qui. Se vuoi puoi anche farlo con un versamento mensile.
Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

Guarda qui

Panino con carne coltivata di pollo

Carne coltivata: arriva il primo via libera della FDA a un prodotto dell’agricoltura cellulare

Con un pronunciamento che probabilmente sarà ricordato, ma che non è ancora il via libera …