Inizia a essere più chiaro l’effetto di alcune categorie di additivi sulla salute umana. In particolare quello dei conservanti, sostanze quasi ubiquitarie negli alimenti industriali: secondo l’ultima versione, del 2024, dell’Open Food Facts World, il più grande database pubblico internazionale di questo tipo, che contiene i dati di oltre 3,5 milioni di alimenti, più di 700.000 prodotti contengono almeno un conservante. I ricercatori di diverse istituzioni francesi, coordinate dall’INSERM (L’Istituto nazionale francese della salute e della ricerca medica), hanno appena pubblicato, in contemporanea, due studi, uno sul British Medical Journal e uno su Nature Communications, dai quali emerge l’esistenza di un legame piuttosto stretto tra l’assunzione di certi conservanti e un rischio di sviluppare in un caso tumori, nell’altro il diabete di tipo 2.
Il campione e la metodologia
Come quasi sempre in questi casi, gli studi sono osservazionali, e cioè condotti analizzando da una parte le abitudini di un campione consistente di popolazione e dall’altra le variazioni nell’incidenza di una certa patologia, dopo aver introdotto correzioni che potrebbero distorcere i risultati come quello sullo stile di vita, l’età o il genere. In questo caso la coorte indagata è quella di un grande studio di popolazione lanciato in Francia nel 2009, chiamato NutriNet-Santé, che ha coinvolto oltre 105.000 persone dell’età media di 42 anni all’inizio della raccolta dei dati, tutte sane e con più di 15 anni. I partecipanti hanno compilato scrupolosamente un diario con le proprie abitudini alimentari, e si sono resi disponibili per controlli medici, segnalando tutte le nuove diagnosi sopraggiunte nel frattempo fino al 2023.
I conservanti presi in considerazione, da un riscontro, nei prodotti comparsi nei diari, di 58 molecole diverse sono stati 17, cioè quelli assunti almeno dal 10% dei partecipanti.
Per comodità, sono stati suddivisi in due grandi categorie: gli antiossidanti e i non antiossidanti. I primi indicano grosso modo le sostanze contrassegnate con le sigle europee comprese tra E300 ed E399, e ritardano o prevengono il deterioramento degli alimenti riducendo o eliminando l’ossigeno presente ne packaging, mentre i secondi, indicati dalle sigle comprese tra E200 ed E299, inibiscono la crescita dei microrganismi o rallentano le reazioni che portano al deterioramento.

Conservanti e tumori
Per quanto riguarda la relazione con il rischio oncologico, oggetto dell’articolo uscito sul BMJ, nei 14 anni di osservazione ci sono stati poco più di 4.200 nuovi casi, 1.200 circa dei quali di tumori alla mammella, 400 alla prostata, 350 al colon retto e 2.150 in diverse sedi. Dei 17 conservanti presi in considerazione, 11 non hanno rivelato alcun legame con l’incidenza di queste malattie, ma i restanti sette sì. Nella maggior parte dei casi si trattava di molecole della classe dei non ossidanti che comprende, tra gli altri, il sorbato di potassio, il metabisolfito di potassio, il nitrito di sodio, il nitrato di potassio e l’acido acetico, tutti molto diffusi: a un consumo maggiore corrispondeva un rischio più elevato sia di avere un tumore in generale, sia di sviluppare alcuni tipi in particolare.
Per esempio, nel caso del sorbato di potassio si è visto un aumento del rischio generale del 14% e uno del rischio di tumore della mammella del 26%; con i solfiti un incremento del rischio generale del 12%; con il nitrito di sodio un aumento del rischio di ammalarsi di cancro alla prostata del 32%; con il nitrato di potassio si è avuto un aumento del rischio oncologico generico del 13% e uno di quello di tumore al seno del 22%; infine, con gli acetati è emerso un aumento del 15% del rischio di tumori e uno specifico di tumore della mammella del 25% e con uno di essi, l’acido acetico, un incremento del 12% del rischio oncologico generale.
Tra i conservanti antiossidanti, solo l’eritorbato di sodio e gli eritorbati totali (conservanti sintetici) sono risultati associati a un possibile incremento del rischio oncologico.
Conservanti e diabete
Lo stesso tipo di andamento si è visto – ed è uno dei primissimi studi a dimostrarlo – analizzando l’andamento del diabete di tipo 2, finora poco considerato da questo punto di vista, e molto più spesso associato all’incremento di peso dato dai cibi che contengono conservanti, o ad altre tipologie di additivi. Come riportato su Nature Communications, nel periodo di osservazione ci sono state circa 1.100 diagnosi di diabete di tipo 2. Rispetto a chi aveva consumato i quantitativi minimi di conservanti in generale, di non antiossidanti o di antiossidanti, chi ne aveva assunto di più aveva avuto, nel periodo di osservazione, un aumento del rischio di diabete pari, rispettivamente, al 47, al 49 e al 40%: un valore non trascurabile.

Nello specifico, 12 delle 17 molecole sono state risultate più strettamente collegate al diabete, e cioè: il sorbato di potassio (E202), il metabisolfito di potassio (E224), il nitrito di sodio (E250), l’acido acetico (E260), l’acetato di sodio (E262) il propionato di calcio (E282) tra i non antiossidanti, mentre tra gli antiossidanti più critici figurano l’ascorbato di sodio ( (E301), l’alfa-tocoferolo (E307), l’eritorbato di sodio (E316), l’acido citrico (E330), l’acido fosforico (E338) e gli estratti di rosmarino (E392).
Le considerazioni
I commenti relativi a entrambi i lavori sono simili. Premettendo che si tratta di uno studio osservazionale, che cioè non dimostra l’esistenza di un rapporto di causa ed effetto né tantomeno spiega i meccanismi di un’eventuale relazione, ma mostra solo l’associazione tra il consumo di quantitativi più elevati di conservanti, soprattutto non antiossidanti, e malattie quali i tumori e il diabete di tipo 2, i numeri sono comunque imponenti e affidabili.
Per tale motivo dovrebbero essere presi in considerazione dalle autorità sanitarie per rivedere le norme attuali in senso più restrittivo, quando necessario, e per avviare programmi di monitoraggio analoghi a quelli esistenti per gli acidi grassi trans e per il sale. Del resto, tra il 2004 e il 2025 l’agenzia per la sicurezza alimentare europea, l’EFSA, ha già revisionato i dati relativi a 24 gruppi di additivi, giungendo, in alcuni casi, a restrizioni e a determinare, per 16 additivi e relativi gruppi, i valori massimi giornalieri consigliati.
Ma c’è di più. Delle conclusioni dovrebbero tenere conto anche i produttori, che dovrebbero adeguarsi e riformulare i prodotti affinché contengano concentrazioni minime delle molecole più critiche.
Infine, anche i consumatori devono fare la propria parte, leggendo le etichette, scegliendo i cibi più sicuri e in generale cercando di preferire sempre alimenti freschi, che non richiedano alcun tipo di conservante.
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Giornalista scientifica



Colpiscono i dati
Certo….ormai non c’ è un alimento che non sia risultato cancerogeno.
Non capisco perché continuiamo a ingurgitare cibo.
perché anche l’aria é avvelenata!
Giuro che per quanto riguarda l’alfa tocoferolo (mica tocoferile acetato che, voglio dire, ci sta), e l’estratto di rosmarino, lo stupore è stato parecchio.
Se penso che uso la vitamina E come antiossidante nei miei burri di frutta secca fatti in casa…
Da un libro edito dalla rivista “Il Salvagente”, del 2018, trovo delle convergenze e delle novità. Che ora qui raffronto.
Ad esempio, seguendo per semplificare il confronto a chi legge, le citazioni dei vari additivi/conservanti considerati nello studio:
E 202 (sorbato di potassio o potassio sorbato) è considerato sospetto. In questo studio: “…aumento del rischio generale (di avere un tumore, ndr) del 14% e uno del rischio di tumore della mammella del 26%…”.
Per i solfiti ( da E 220 a E 228) nel libro citato nessuno si salva: si consiglia di evitarli tutti, con questa motivazione: “Particolarmente pericolosa (si riferisce all’anidride solforosa ma ne amplia i rischi a tutto il gruppo dei solfiti fino all’ E 228, ndr) per gli asmatici, è irritante per le mucose e le vie respiratorie, è anche considerata responsabile della mancata assimilazione della vit. B1. È tra gli allergeni da evidenziare in etichetta”. In questo articolo emerge per “…i solfiti un incremento del rischio generale del 12%”.
Anche per l’E 250 (sodio nitrito o nitrito di sodio) poche novità, data la pericolosità della sostanza (in Francia sono già intervenuti): il libro dice di evitarli, in quanto ” Può causare iperattività, ansia, insonnia e cancro, trasformandosi nello stomaco nelle cancerogene nitrosammine.”. In questo studio viene rilevato un ” … aumento del rischio di ammalarsi di cancro alla prostata del 32% …”.
Diversamente, per gli acetati grandi sorprese. Sì, perché nel libro del Salvagente (2018) molti sono valutati innocui e molti sospetti.
E solo pochi sono considerati da evitare. Vediamoli:
-E 284 (“Danneggia l’apparato riproduttivo maschile”)
-E 285 (stesso problema del precedente) E 310 (Provoca irritazioni cutanee e gastriche, controindicato agli asmatico.”)
-E 311 (stesso problema del precedente)
-E 312 (stesso problema del precedente)
-E 319 (stesso problema del precedente)
-E 320 (“Si teme abbia effetticancerogeni e mutageni”)
-E 321 (“Alcuni studi hanno rilevato l’insorgenza di tumori nelle cavie”)
-E 338 (“Hanno effetti negativi sul metabolismo del calcio e le conseguenti patologie”)
-E 339 (stesso problema del precedente).
MA, e qui sta una delle novità, E 260 (acido acetico) é considerato sicuro. Mentre nell’articolo della dottoressa Codignola è scritto: ” …con gli acetati è emerso un aumento del 15% del rischio di tumori e uno specifico di tumore della mammella del 25% e con uno di essi, l’acido acetico, un incremento del 12% del rischio oncologico generale.”.
Proseguiamo in questo lungo e noioso aggiornamento. L’ E 316 (eritorbato di sodio) era valutato sospetto mentre da questo studio (solo osservazionale, ma con un campione grandissimo!) emerge che ” … l’eritorbato di sodio e gli eritorbati totali (conservanti sintetici) sono risultati associati a un possibile incremento del rischio oncologico.”. Mancandomi le sigle corrispondenti degli altri eritorbati considerati dallo studio non riesco a confrontare.
Veniamo ora alle criticità per il diabete. Purtroppo alcuni di questi conservanti sono molto utilizzati.
L’E 202 e l’E 224 erano considerati sospetti nel libro de “Il Salvagente”(per l’E 224 vedi sopra le motivazioni) mentre l’E 250 da evitare ( v. sopra) E 282 (propionato di calcio, sospetto) E 338 (da evitare perché “Hanno effetti negativi sul metabolismo del calcio e le conseguenti patologie”).
Ma tra quelli considerati sicuri nel 2018 troviamo:
-E 262 (acetati di sodio)
-E 301 (ascorbato di sodio; del quale nel libro si scrive che ostacola ” … la formazione delle nitrosammine e per questo vengono aggiunti – si riferisce anche a E 300 e E303, n.d.r. – dall’industria in abbinamento ai nitrati e ai nitriti. Evitarli o almeno ridurli nella nostra dieta tuttavia è sempre raccomandato.”)
-E 307 (alfa tocoferolo)
-E 330 (acido citrico)
-E 392 (estratti di rosmarino).
Come si nota vi sono quindi molte new entry nell’elenco delle sostanze critiche. Infatti, in questo studio si evidenzia che “Nello specifico, 12 delle 17 molecole sono state risultate più strettamente collegate al diabete, e cioè: il sorbato di potassio (E202), il metabisolfito di potassio (E224), il nitrito di sodio (E250), l’acido acetico (E260), l’acetato di sodio (E262) il propionato di calcio (E282) tra i non antiossidanti, mentre tra gli antiossidanti più critici figurano l’ascorbato di sodio ( (E301), l’alfa-tocoferolo (E307), l’eritorbato di sodio (E316), l’acido citrico (E330), l’acido fosforico (E338) e gli estratti di rosmarino (E392).
Certo, chi si aspettava questi risultati sull’alfa tocoferolo? O sull’acido citrico? O sugli estratti rosmarino?
Il “terreno è mobile”, e … va bene così. Facciamo prevalere nella nostra pratica quotidiana il principio di precauzione per auto-tutelare noi e i nostri cari. Evitiamo i cibi processati ed ultra processati, leggiamo le etichette e prepariamoci piatti semplici e salutari.
non ci resta che affidarsi all’intelligenza artificiale!
Ma infatti, sono stupito dall’acido citrico.
Vuol dire che il succo di limone lavorato in qualche maniera diventa cancerogeno?
Sarebbe da approfondire, almeno per capire meglio, perché sinceramente mi sembra strano…
È quello che colpisce me. Viene ad essere che se la medesima sostanza è ottenuta per sintesi diventa pericolosa. Quindi se io mi faccio il mio bravo burro di nocciole Piemontesi con le nocciole di Lu portate dal mio amico come souvenir e, per preservarle più a lungo visto che non ci faccio scorpacciate, ci aggiungo qualche goccia di tocoferolo (quindi non è che stiamo parlando esattamente del burro di arachidi Skippy) sto mangiando un cibo ultra processato che contiene una sostanza pericolosa… la medesima contenuta nell’olio d’oliva che compro da mia cugina e che viene prodotto anche per la famiglia.
Articolo chiaro, esaustivo, molto ben documentato e di facile comprensione.
Grazie Agnese di questo tuo contributo di cui non parlano i grandi media, giornali, TV e radio. Perché da una parte gli interessi economici e dall’altra la politica delle proprietà, governo e privati, trascurano il fenomeno dandolo come ‘normale’ che è permesso per legge basta stare nei limiti. L’accumulo di questi conservati presentissimi nei prodotti alimentari industriali ma non solo inquinano il ns organismo e poi saltato fuori cancri e malattie varie. Da non dimenticare gli altri inquinanti ambientali: dall’aria alle plastiche ai prodotti chimici nelle cose trattate da noi nel quotidiano. Detto ciò siamo investito come persone umane sia nel fisico e poi di conseguenza anche nella ns mente di sostanze negative e deleterie: siamo intossicati, inquinati spesso dalla testa ai piedi. Il ns organismo lavora per aiutarci a difenderci ma le quantità e il tempo sono così in gran mole da non riuscirci bene e così accumuliamo tanti inquinanti da farci infiammare e poi ammalare.
Bisogna continuamente adoperarsi per disinquinarci, disintossicarsi depurarci. Ecco la prevenzione. E dopo questo come altri articoli che denunciano questa tossicità interna ed esterna bisognerebbe procedere a dare ai cittadini/consumatori i consigli di prevenzione ema anche di depurazione periodica e costante vista la numerosa e onnipresente di veleni che introitiamo e veniamo a contatto quotidianamente. Difenderci come prevenzione, prevenzione come difesa!
Ho sempre molte perplessità quando si parla di studi osservazionali… Comunque le riviste in cui sono pubblicati questi studi sono molto serie e condivido quanto scritto “…dovrebbero essere presi in considerazione dalle autorità sanitarie per rivedere le norme attuali …”
nel paragrafo Conservanti e tumori al quinto rigo si parla di ossidanti.ma forse è un errore perchè significherebbe l’opposto
Io leggo “non ossidanti”
Aggiungo alle perplessità di Vale per l’estratto di rosmarino le mie per l’acido acetico, sono golosa di insalate condite con aceto fatto in casa, ciò non toglie che, secondo le mie modestissime conoscenze di chimica, contiene comunque acido acetico, dovrò mangiare insalata scondita per prevenier il diabete?
Lo studio osservazionale è comunque un buon inizio, anche se sul piano statistico non è del tutto significativo: mancano infatti controlli, per esempio con vegani o vegetariani ( conservanti e antiossidanti si usano di solito in prodotti derivati da carni processate come gli insaccati), di uno studio randomizzato in doppio cieco e un confronto con l’incidenza generale dei tumori considerati; non è chiaro nemmeno se è stata operata una distinzione per età, genere ed etnie. Tuttavia costituisce un ottimo preliminare, prodromico di urgenti approfondimenti. Purtroppo la qualità della produzione industriale come al solito annega nel mare della quantità ed il prét a porter nell’alimentazione in un mondo frettoloso, ansioso e obbligatoriamente performante fa il resto. L’economia del profitto, tanti maledetti e subito, non ha tempo per la qualità e la salute. I produttori dovrebbero essere i primi a finanziare gli studi.
potrebbe cominciare a sorgere il dubbio, data la sorpresa nel leggere taluni di questi risultati, che estrapolando alcune sostanze, ritenute naturali e, quindi, innocue, isolandole dal contesto a cui appartengono, per impiegarle nel confezionamento di prodotti industriali processati, perderebbero una sorta di equilibrio nella propria azione, una volta all’interno del nostro organismo. altrimenti, come spiegare i loro presunti effetti negativi sulla nostra salute?
Pe gli estratti di rosmarino la sua ipotesi potrebbe avere un fondamento, ma per tanti altri no perché forse di naturale non hanno niente se non l'”isolamento” (intendo la scoperta) in origine della molecola che viene poi riprodotta sinteticamente
Quindi si spiegherebbe anche l’acido citrico… Mmm
Una cosa che nessuno studio può dimostrare è qual’è il limite di accumulo dei suddetti prodotti nel corpo umano: il limite di ogni singolo veleno é stabilito ma io mangio la pasta australiana con pesticidi, la braciola di maiale con ormoni e antibiotici, l’insalatina irrorata di diserbante, l’acqua plastificata e un bicchiere di vino con solfiti, tutto l’insieme diventa nel corpo una bomba a orologeria!
Non credo molto in questo studio perchè 105.000 persone = 105.000 stili di vita diversi, lavori diversi, ambienti e altrettante esposizioni a sostanze poternzialmente cancerogene.
La correlazione statistica mi viene difficile anche se un calcolatore riuscirebbe a farla sicuramente, ma è l’uomo che decide il programma e decide quali sono i dati anomali.
E’ chiaro che tutte le molecole sono potenzialmente cancerogene (forse anche il sale ), ma non basta, non tutti sviluppano un tumore a seguito dell’ingestione.
Peraltro l’acido eriotrobico è l’isomero della vitamina C ed in teoria non dovrebbe avere effetti.
Anche l’acido acetico, presente in tutti gli aceti mi lascia perplesso.
Si parla di aumento del rischio, di valori attorno al 10/15% ( 22 per la mammella, ma li ci andrerbbero aggiunte le evidenze di pillole concezionali, e andamenti ormonali) ma bosognerebbe sapere quale è il rischio primario.
Il tumore alla prostata è del 20% dei maschi, ma nei 105’000 ci saranno anche donne, poniamo per semplicità al 50% quindi 10% del totale andando a 11-11,5 secondo lo studio, parlando sempre di probabilità e non di certezze.
Sarebbe bene fare test su piccoli gruppi omogenei, la dispersione dei dati statistici su campioni così vasti è tale da rendere meno valido il risultato lascindo ampio margine alla discrezionalità della valutazione.
In ultimo: Quanto incide la casualità dovuta all’errorre di replicazione cellulare ?
Dubito sia stata valutata pensando che sia influenzata solo dalle molecole e non dl caso.
Cristian Tomasetti e Bert Vogelstein, Variation in cancer risk among tissues can be
explained by the number of stem cell divisions, in Science, 347(6217), 2015, pp. 78-81.
Sarà difficile arrivare ad una certezza matematica di causa-effetto tra un additivo ed una malattia.
I produttori industriali continueranno a farsi scudo con le probabilità statistiche (e con le infinite variabili che influenzano gli studi) del verificarsi di effetti negativi per i consumatori.
Tutte queste sostanze chimiche, inventate e, purtroppo, di futura invenzione, (perché ogni chimico anela ad un Premio Nobel) sono estranee al nostro organismo.
Aiuterebbero anche leggi più stringenti ma sembra che la salute dei consumatori non interessi proprio alla “grande” “Unione Europea”!
Resta solo il buon senso del consumatore che dovrebbe essere più attento ad evitare qualsiasi sostanza “aliena” leggendo più attentamente le etichette dei prodotti: so che è una cosa snervante anche perché di genuino è rimasto poco, ma il tempo si recupera la salute compromessa no.