Filtri per depuratore d'acqua sottolavello; concept: Pfas

Altroconsumo ha analizzato l’acqua prima e dopo il trattamento in 12 abitazioni italiane. I filtri migliorano gusto e parametri chimici, ma non sempre sono necessari

Rubinetti hi-tech che erogano acqua fresca e frizzante, impianti a osmosi inversa installati sotto il lavello, filtri compositi che promettono di eliminare cloro e contaminanti. Il mercato dei depuratori domestici vale migliaia di euro per singolo impianto e fa leva su un messaggio implicito: l’acqua del rubinetto non è abbastanza sicura o buona.

Per capire quanto queste promesse siano fondate, Altroconsumo ha realizzato un’inchiesta sul campo, analizzando direttamente l’acqua nelle case dei consumatori. Non test in laboratorio su apparecchi nuovi, ma verifiche su impianti già installati e in uso quotidiano.

L’indagine sui filtri

L’indagine è stata possibile grazie a oltre 300 volontari iscritti alla piattaforma partecipativa Qualify. Tra questi, Altroconsumo ha selezionato 12 abitazioni, distribuite in 10 comuni italiani (tra cui Roma, Milano, Firenze e Modena), scelte per rappresentare le principali marche in commercio e le due tecnologie più diffuse, quella a osmosi inversa e i filtri compositi a carboni attivi.

In ogni casa l’associazione ha prelevato due campioni: acqua del rubinetto non filtrata e acqua dopo il trattamento dell’impianto domestico. I campioni sono stati sottoposti a 67 analisi di laboratorio, tra microbiologia, metalli pesanti, nitrati, cloro e sottoprodotti della disinfezione, solventi, durezza, fino a 30 PFAS.

Filtri per acqua sottolavello
Altroconsumo ha analizzato l’acqua di 12 abitazioni dotate di sistemi di filtraggio

L’obiettivo era chiaro: verificare se i filtri migliorano davvero la qualità microbiologica, se riducono contaminanti chimici, se alterano la composizione minerale e se possono favorire la proliferazione batterica.

I risultati

Il quadro che emerge dal lavoro di Altroconsumo è articolato. Nel complesso, le prestazioni sono buone e nella maggior parte dei casi l’acqua trattata mantiene standard adeguati. Tuttavia, non mancano criticità.

In due impianti era presente di Pseudomonas aeruginosa, un batterio potenzialmente pericoloso per soggetti fragili come anziani, neonati e immunodepressi. In presenza di questo microrganismo l’acqua non dovrebbe essere bevuta né utilizzata per lavare alimenti crudi. Secondo l’associazione, la contaminazione può essere legata a manutenzione non rigorosa o lunghi periodi di inattività. Il filtro infatti non è un dispositivo “automaticamente sicuro” e senza manutenzione corretta può trasformarsi da soluzione a problema.

Metalli, nitrati, cloro: quando il filtro serve davvero?

Per quanto riguarda i metalli pesanti (arsenico, piombo, nichel, cromo), sono stati rilevati solo in pochi casi e sempre ben al di sotto dei limiti di legge già nell’acqua dell’acquedotto. In queste condizioni, il filtro offre un vantaggio marginale. Diverso il discorso per i nitrati: solo gli impianti a osmosi inversa si sono dimostrati realmente efficaci nella rimozione. I filtri a carboni attivi li riducono, ma non li eliminano.

I filtri compositi si sono invece dimostrati molto efficaci nel ridurre cloriti, clorati e trialometani, migliorando il gusto e l’odore dell’acqua, che è spesso la motivazione principale all’acquisto. Sul fronte PFAS, nessuna delle 30 sostanze analizzate è stata rilevata nei campioni. Ma non erano presenti neppure nell’acqua di partenza, quindi non è stato possibile valutare la reale capacità di rimozione.

Quanto al calcare, Altroconsumo ricorda che non rappresenta un rischio per la salute. Alcuni impianti, soprattutto a osmosi inversa, riducono drasticamente calcio e magnesio, producendo un’acqua molto povera di sali minerali: un effetto che non è necessariamente desiderabile per l’acqua da bere.

acqua del rubinetto lavandino bere idratazione
Alcuni impianti, soprattutto a osmosi inversa, riducono drasticamente calcio e magnesio, producendo un’acqua molto povera di sali minerali

Marchi e prezzi: quanto si spende

Il prezzo medio degli impianti testati è circa di 2.300 euro, ma a forchetta oscilla da 450 fino a oltre 4.000 euro.

  • Grohe Blue Home (da 1000 a 2400 €). Sistema integrato che eroga acqua filtrata, refrigerata e gassata. Nei tre casi analizzati ha mostrato buone prestazioni microbiologiche e un’efficace riduzione dei composti del cloro, con elevata soddisfazione dei proprietari. Non rimuove però i nitrati e incide poco su durezza e metalli.
  • Culligan (1.400 € per filtro composito; 2.400–2.900 € per osmosi inversa). Gli impianti a osmosi inversa Aqua Cleer Slim e Slim+ si sono dimostrati efficaci nella riduzione di nitrati e cromo. Restano sistemi orientati alla funzione più che al comfort: niente acqua fredda o frizzante.
  • Acqualife (2.600 – 3.050 €). Impianti a osmosi inversa, con modelli che offrono anche refrigerazione e gasatura. Buona capacità di riduzione di metalli e nitrati (nel modello Gold Slim SZ).
  • Betterlife (4.300 €). Sistema “frigogasatore” con manutenzione inclusa. Nessun problema microbiologico nel test e buona riduzione di nitrati e metalli. Resta uno degli impianti più costosi: il beneficio reale dipende molto dalla qualità dell’acqua di partenza.
  • IWM Osmotic Smart Concept pH Plus (circa 4.000 €). Buona riduzione di nitrati e cloro, ma forte demineralizzazione e produzione solo a temperatura ambiente.
  • Waterdrop G3 P800 (512 € in promozione). Impianto a osmosi inversa acquistato online e installato autonomamente. Prezzo molto più contenuto, buona riduzione di nitrati e piombo, ma anche qui forte abbattimento dei sali minerali.
  • Seagull IV (455 €). Filtro composito semplice, senza elettricità, efficace soprattutto contro il cloro e i sottoprodotti della disinfezione. Non interviene su nitrati e durezza.

Vale la pena installare un depuratore?

L’inchiesta sul campo di Altroconsumo suggerisce una conclusione meno allarmistica di quanto spesso propone il marketing: nella maggior parte dei casi l’acqua dell’acquedotto è già conforme ai limiti di legge. Il filtro può essere utile: se si vuole migliorare il gusto (riduzione del cloro), se si hanno problemi specifici come nitrati elevati o vecchie tubazioni, o se si desidera la comodità di acqua fredda e gassata. Ma non è automaticamente necessario. E senza manutenzione adeguata può comportare rischi.

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