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Accredia risponde agli attacchi di Report sul biologico. L’anno scorso 75 sanzioni a enti certificatori. Nel settore bio 11 interventi in cinque anni

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Report ha messo in luce alcune criticità e conflitti di interessi intorno al biologico

Ieri sera il programma Report su Rai3 ha trasmesso un servizio sul mondo del biologico, evidenziando alcune criticità. L’attenzione è stata rivolta anche ai laboratori che supervisionano e certificano la bontà dei prodotti biologici, con almeno un controllo l’anno in ogni azienda. Il servizio di Report ha messo in luce alcune lacune e, in alcuni casi, ha ipotizzato anche l’esistenza di una sorta di conflitto di interesse per alcune realtà.

Accredia(*) in un comunicato chiarisce il suo ruolo istituzionale ed evidenzia che nel 2015, i 500 ispettori hanno verificato 1629 organismi di certificazione e laboratori di prova. In pratica che ogni organismo o laboratorio riceve ogni anno una media di 8 giorni di verifica. Da questo lavoro sono scaturite 75 sanzioni di sospensione e revoca dell’incarico. Per quanto riguarda il mondo bio e quello dei prodotti di qualità gli interventi negli ultimi cinque anni sono stati 11.

Compito di Accredia è sottoporre gli organismi di certificazione e i laboratori che chiedono l’accreditamento a rigorosi controlli per il rispetto degli standard internazionali, monitorando nel tempo le prestazioni e indagando in maniera approfondita, anche attraverso l’uso di visure camerali, i rapporti tra laboratori e i soggetti certificati.

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Accredia precisa di aver effettuato 75 sanzioni a organismi di certificazione e laboratori

Focalizzando l’attenzione sul servizio di Report, come abbiamo scritto anche noi, va detto che Accredia, insieme a Federbio, ha inaugurato Data Bio, il 1° database in Europa per la tracciabilità delle produzioni bio, a disposizione di consumatori e imprese. Questa banca dati è un’opportunità ulteriore per contrastare le frodi e già conta 56.000 operatori iscritti.

(*) Note:

Accredia ha 67 soci, che rappresentano tutte le parti interessate alle attività di accreditamento e certificazione, tra cui 9 Ministeri (Sviluppo Economico, Ambiente, Difesa, Infrastrutture e Trasporti, Interno, Istruzione, Lavoro, Politiche Agricole, Salute), 7 Pubbliche Amministrazioni nazionali, i 2 Enti di normazione nazionali, UNI e CEI, 13 organizzazioni imprenditoriali e del lavoro, tutte le principali associazioni di consumatori e di servizi di consulenza e imprese fornitrici di servizi di pubblica utilità come Ferrovie dello Stato ed Enel. L’Ente è membro dei network comunitari e internazionali di accreditamento ed è firmatario dei relativi Accordi di mutuo riconoscimento, in virtù dei quali le prove di laboratorio e le certificazioni degli organismi accreditati da Accredia sono riconosciute e accettate in Europa e nel mondo.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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16 Commenti

  1. Che infinita tristezza, siamo alle solite…demolire con grande enfasi, ma in maniera SUBDOLA, mai con dati certi e ripetibili, tanto il popolo forcaiolo, evasore, furbetto e rancoroso non aspetta altro e plaude allo scalpo dell’infame politico, amministratore, soggetto pubblico, imprenditore, organizzatore. Poi al limite piccolo, oscuro trafiletto “non era vero niente”, ma in tanto nella pausa pubblicitaria, quanti bei soldoni dai pannolini-automobili-telefonini che giustficano il megastipendio della STAR TV con incassi 20 volte superiori ai più fortunati agricoltori.
    Poi dai politici, fin troppo facile, si passa alle banche, ai finanzieri, ancora facilissimo e poi con una bella piroetta si getta fango anche ad intere filiere che hanno buttato sangue per farsi conoscere ed essere credibili e quindi sopravvivere. Che siano filiere del bio, dei cereali, del vino , meritorie imprese fornitrici del migliore agroalimentare riconosciuto nel mondo creatrici di lavoro e salvaguardia territoriale soprattutto collinare e marginale (utilissima purtroppo anche ai forcaioli vocianti) …machisseneimporta , tanto fra 100 000 persone perbene, perbenissimo ti pare che non ce ne sia qualcuna scorretta?

    • Mi spiace Fabrizio, lavoro da 30 anni nel settore e tutte queste persone perbene oppure se vogliamo usare un termine più appropriato, tutta questa “etica”non la riscontro affatto, non parliamo poi dei politici e della finanza..
      Questo non vuol dire che son tutti ladri e disonesti, anzi proprio per questo sarebbe necessario fare pulizia.

  2. I controlli dei Certificatori Bio sono TUTTI ridicoli, una vera Presa in giro.
    Il Produttore BIO viene avvisato una settimana prima dal Controllore Certificatore, quindi si prepara e fa sparire tutto quello che non va bene …..e ovviamente gli fa trovare una situazione idilliaca fiabesca.
    Questo accade perché il Controllato sceglie e paga Profumatamente il proprio certificatore……e se quest ultimo gli fa uno “Sgarbo” per eccesso di severità , l’ agricolture si rivolgerà ad altro Ente Certificatore…..
    Alla fine il controllato controlla il Controllore
    Il Vizio è Enorme e fanno tutti finta di non vederlo……ma dove vogliamo andare ?
    Siamo sempre i soliti Italiani…..

    • Benissimo,
      allora buttiamo a mare decenni di impegno, fatica e rinascita del territorio soprattutto marginale e collinare per pochi disonesti. Intere filiere produttive delll’agroalimentare di altissima qualità riconosciute nel mondo sbertucciate e svilite dal solito sospetto generico e forcaiolo senza prove. Un clima di diffusa sfiducia e allarmismo prezzolatamente creato da categorie che campano sfruttando angosce e insicurezze ancestrali.

      Mettiamo un bel teschio con tibie incrociate sul cibo e nell’attesa del collasso generale viviamo webetamente felici .

      Un Paese rancoroso che divora i suoi figli più belli e sani, un’immensa tristezza.
      Senza speranza
      (e buon appettito!)

    • A parte che sono previsti pure i controlli a sorpresa dove l’avviso non c’è.
      Detto questo se non si è operato secondo quanto previsto dal metodo bio non è che basta far “sparire” qualcosa per far rientrare tutto nella norma… ma questo lo può sapere solo chi effettivamenta sa come vengono svolti i controlli, quindi evidentemente, non lei, sig. Emiliano.
      Quanto al controllore/controllato, far passare il fatto che questo “conflitto di interessi” sia solo italiano è scorretto da parte sua. Come omettere che anche gli enti sono soggetti a loro volta a controlli e che in caso di riscontro di una gestione non corretta delle ispezioni sono soggetti a sospensione (e non è teoria, vada a verificare. E vale sia per gli enti di controllo bio che per quelli relativi agli altri standard).
      Tutto questo non certo per difendere i delinquenti, che ci sono nel bio così come nel convenzionale, ma quella parte di operatori che lavorano onestamente.

    • Stefano Ferrari

      I controlli a sorpresa li vorrei vedere. Io conosco da 20 anni diversi agricoltori certificati nella mia zona (Sarzana SP) e hanno sempre ricevuto visite telefonate. Sicuramente dipende dall’ente certificatore però da anche il diritto di pensare che la certificazione biologica sia semplicemente un business per una serie di persone che svolgono un lavoro burocratico che di concreto serve a poco o a nulla.

      A cosa serve redigere correttamente i registri (mi vengono in mente anche i protocolli HACCP) se poi di ispezioni a sorpresa ce ne sono poche o sono solo per “pochi”? Serve a mantenere una legione di burocrati che sono un costo per le imprese italiane.

      Naturalmente sono avvantaggiate quelle imprese che sono brave a ungere. Come diceva poco tempo fa Davigo. Diverse leggi italiane sembrano fatte per le imprese disoneste.

  3. Il regolamento europeo prevede che:
    – “l’organismo di controllo effettua almeno una volta all’anno un’ispezione fisica presso tutti gli
    operatori”
    – “ulteriori visite di controllo a campione sul 10 % almeno degli operatori sotto contratto a seconda della categoria di rischio”
    -“il risultato dell’analisi dei rischi costituisca la base per determinare l’intensità delle ispezioni annuali e delle visite annunciate o senza preavviso”.
    – “almeno il 10 % di tutte le ispezioni e visite effettuate … sia effettuato senza preavviso”;

    Il che significa che un’azienda classificata a basso rischio sulla base di parametri predefiniti (per esempio: azienda solo agricola, di piccole dimensioni, che effettua solo produzioni biologiche, che è in sistema di controllo da anni e che in questo periodo non ha mai presentato alcuna non conformità) riceverà di sicuro un’ispezione annunciata e forse un’altra, che potrà essere annunciata o non annunciata.
    Presumo che i diversi agricoltori del sarzanese di sua conoscenza siano classificati (sulla base del regolamento tecnico di ACCREDIA assentito dal ministero delle Politiche agricole, cogente per tutti gli organismi di controllo autorizzati) siano classificabili nella categoria a basso rischio.
    Non avrebbe molto senso svolgere visite aggiuntive (annunciate o non annunciate) in aziende che, storicamente e per struttura, non presentano rischi significativi di non conformità, è più opportuno orientare le ispezioni aggiuntive (annunnciate o “a sorpresa”) nei confronti di imprese che potrebbero più probabilmente presentare criticità.
    Il criterio di valutazione del rischio è positivo: anzichè intervenire su tutti gli operatori con la stessa intensità è opportuno concentrare un’attenzione addizionale su quelli che, per loro responsabiità o meno, sono a maggior rischo di deviazione dallo standard definito.
    Per fare un’analogia: non avrebbe senso gravare tutti i contribuenti della stessa intensità di verifiche, dato che un pensionato o un lavoratore dipendente presentano minor rischio d’evasione di altri contribuenti. Ispezioni “a sorpresa” della Guardia di Finanza su mia suocera 96enne e debitamente pensionata sembrano poco proporzionate e sottraggono risorse a verifiche che potrebbero rivelarsi più utili nei confronti di altri contribuenti…

    • Quello che prevede il regolamento è ben diverso da quello che accade in realtà, infatti esistono anche le Leggi ….ma non è che perché esistono tutti le rispettano e quindi non ci sono reati
      Dopo chi vuol come Lei credere alle favole è libero di farlo, ma la realtà che tutti sospettavamo è stata ben illustrata da Report

  4. io continuo a farmi sempre la stessa domanda: “perchè deve esistere differenza tra biologico e non biologico!!??” se produrre frutta,verdure e cereali con l’utilizzo di pesticidi è dannoso per la salute perchè permettere che vengano usati allora? dove sta la nostra sicurezza alimentare?

    • Perchè, stando agli studi scientifici non è pericoloso l’utilizzo dei pesticidi in sè ma l’assunzione di alimenti che contengono residui di pesticidi oltre una certa soglia. Per il biologico questa soglia è più bassa rispetto al convenzionale.

    • però per chi ne mangia tanto praticamente il carico è alto! io la lavo…ma non credo basti!..e intanto comprare tutto biologico è impossibile arrivarci con lo stipendio!

  5. Al signor Emiliano:

    nel post cercavo di spiegare al signor Ferrari il meccanismo in base al quale viene stabilita l’intensità del controllo, non solo nel comparto biologico, ma in tutti i comparti; l’articolazione delle attività di controllo non può esser lasciata allo spontaneismo, ma deve rientrare in un quadro proceduralizzato (norma ISO/IEC 31010, Risk Management – Risk Assessment Techniques e altre, on-line dovrebbe trovarne copia gratuitamente) che discplina in modo uniforme la questione a livello internazionale.

    Sulla base della mia, ahimè, ultratrentennale esperienza professionale nel settore alimentare, in particolare nei comparti regolamentati, confermo di ritenere logica la valutazione delle probabilità di accadimento dei rischi e delle decisioni sugli approcci più appropriati da usare per trattarli.

    Non si tratta di favole, ma dei fondamentali per chi opera nell’alimentare.
    Mi rendo comunque perfettamente conto di non aver autorità sufficiente a far cambiare idea a chi si è fatta una convinzione diversa ignorando questi e altri fondamentali, per cui non me la prendo affatto.
    Cordialità vivissime.

  6. Sig. Emiliano vedo che utilizza il plurale maiestatis, spero non le dispiaccia se mi limito a darle del lei.
    Per rispondere al suo esempio con la sua stessa logica, non è dal fatto che qualcuno commetta reati che si può desumere che tutti li commettano.

    • Lei è molto comico….e la lascio divertire con il suo plurale maiestatis….evidentemente si diverte con poco, sono contento per Lei e quindi lo rimetto cosi si divertira’ per qualche altra settimana 😉
      Peccato che io non abbia detto che Tutte le Aziende Biologiche sono truffaldine come Lei afferma a vuoto…con sue deduzioni.
      Esistono e io ne conosco , operatori piccoli e seri che fanno onore alla categoria, ma sono pochissimi e non raggiungono la grande distribuzione, credo infatti che la salvezza per chi crede come me al Bio sia scoprirli andarli a trovare e dopo aver verificato la loro serietà affidarcisi completamente.
      Per gli operatori che lavorano con la grande distribuzione invece , l’operatore Onesto e serio forse potrebbe essere l’uno per cento sul totale, ma dubito anche dell’esistenza di quell’uno, dato che le quantità grandi ed enormi mal si sposano con il Biologico vero e reale.
      Credo che i veri unici produttori Bio onesti rimasti siano i sognatori un po’ discendenti dei figli dei fiori che in diversi casi ho avuto la fortuna di conoscere , persone che antepongono la loro onestà e moralità prima del profitto, al contrario di coloro che invece speculano con le quantità enormi truffaldine in accordo con la grande distribuzione.
      Conosco poi da anni un perito agrario che va proprio a fare le verifiche presso i produttori per conto degli enti certificatori, anni fa molto prima di questo servizio mi ha confermato che la prassi è proprio avvertire una settimana prima i controllati della verifica con l indicazione del giorno esatto o di altro giorno da quest ultimi preferito e quindi concordato.
      Questa è la realtà purtroppo, poi le storielline teoriche su quello che prevedono i regolamenti le conosciamo tutti, peccato che quello che conta è la realtà…..e non la teoria.
      Comunque chi vuol credere alle favole è libero di farlo……

  7. Emiliano, sono contento di regalarle un sorriso.
    Peccato che io non abbia mai sostenuto che lei abbia detto che tutte le aziende biologiche sono truffaldine, nè ho mai pensato di sostenerlo io stesso anzi, ho proprio scritto il contrario (lo noterà se avrà la pazienza di rileggere e comprendere). Quindi è lei che deduce male, pazienza, ma cosa non si fa per un sorriso! Lei ha sostenuto invece (riporto virgolettato) “I controlli dei Certificatori Bio sono TUTTI ridicoli, una vera Presa in giro.” E a questa affermazione ho risposto. E ribadisco, se anche fosse vero (e vero non è) che non esistono i controlli a sorpresa (è verissimo che i controlli sono concordati, ma come il molto più autorevole di me dott. Pinton ha cercato di spiegarle esistono sia i controlli concordati che quelli a sorpresa), dire che il controllato “si prepara e fa sparire tutto quello che non va bene” è la conferma del fatto che lei parla per sentito dire e non sa assolutamente come viene svolta e su cosa verte una visita ispettiva. Ho poi risposto ad un altro suo intervento in cui lei sostiene che non è perchè esiste un Regolamente che tutti lo rispettano ed è vero, innegabile. Ma dire che non tutti lo rispettano è ben diverso da dire che nessuno lo rispetta, come sostiene lei appunto con la teoria che “I controlli dei Certificatori Bio sono TUTTI ridicoli, una vera Presa in giro.”

  8. Costante Pinelli

    Il BIO ha oggi un grande appeal mediatico sui consumatori impressionato dalla valanga di messaggi salutistici, spesso anche contradditori, che i media e gli ormai innumerevoli dietologi gli scaricano addosso. Il più delle volte c’è grande ignoranza ,ovviamente per lo più non colpevole, fra i consumatori , sulle varie opzioni di conduzione agricola : perciò il consumatore tende a pensare che il BIO ( niente di estraneo rispetto alla natura, il che non è proprio vero in assoluto) possa essere l’opzione che più potrebbe garantirlo. Ma a quale costo, anche pensando che in tutto il costoso sistema di gestione, controlli e certificazioni comprese, possa dare le più ampie garanzie (cosa che vediamo non sia sempre vero e che probabilmente non paghi il costo/beneficio). In agricoltura si sono fatti grandi progressi, anche di conoscenze scientifico-gestionali , e che garantiscono pure risparmi economici rispetto a diversi anni fa quando pesticidi e concimi venivano utilizzati anche in modo sconsiderato senza controllo, ma soprattutto da agricoltori allora poco istruiti anche nella gestione sanitaria ed economica della loro azienda.
    Non sarebbe ora di fare una seria riflessione sull’adozione generalizzata di una gestione mirata e ormai sicura dei “coadiuvanti agricoli”, con necessità di minori spese di controllo , con minori “buchi” di incertezza, maggiori rese e minori costi per i consumatori, a fronte di una ottima qualità dei prodotti e pari sicurezza?
    Gli enti di certificazione e di accreditamento sono perfettamente organizzati per mantenere un livello di controllo adeguato, ma il lavoro sarebbe molto più snello e meno costoso.
    Mi sono occupato per decenni, fin dagli anni 70 di gestione operativa della qualità alimentare , promuovendola insieme ad altri operatori , sia nella pratica aziendale che nel campo delle norme legali, volontarie e di certificazione, e il mio parere rimane quello qui sopra esposto: una onesta e sicura lotta mirata.