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Dalla battaglia contro il mais transgenico al sostegno per le nuove tecniche genomiche: il libro I semi proibiti di Giulia Corsini ripercorre trent’anni di controversie sulle biotecnologie agricole in Italia.

Per decenni gli organismi geneticamente modificati (OGM) sono stati considerati una minaccia per l’agricoltura italiana, l’ambiente e la salute. Organizzazioni agricole, associazioni ambientaliste e forze politiche di schieramenti diversi ne hanno osteggiato la coltivazione. Oggi, invece, le tecniche di evoluzione assistita (TEA) sono accolte con entusiasmo dalle istituzioni e da una parte importante del mondo agricolo, che le presenta come strumenti per affrontare i cambiamenti climatici, ridurre l’impiego di agrofarmaci e difendere le produzioni italiane.

Com’è possibile un cambiamento così radicale? La risposta non sta soltanto nelle differenze scientifiche tra le tecnologie, ma anche nell’evoluzione degli interessi economici e degli equilibri politici. È una storia che attraversa I semi proibiti. L’odissea degli OGM e delle TEA in Italia, tra campi, laboratori e tribunali (UTET, 2026), il libro con cui Giulia Corsini ricostruisce oltre trent’anni di controversie sulle biotecnologie agricole.

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La lunga guerra italiana contro gli OGM

Il protagonista del volume è Giorgio Fidenato, l’agricoltore friulano diventato famoso per aver seminato mais geneticamente modificato nonostante i divieti italiani. La sua battaglia per coltivare il MON810, una varietà transgenica resistente ad alcuni insetti dannosi, si è trasformata in un lungo contenzioso giudiziario, arrivato fino alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Attraverso questa vicenda, Corsini ripercorre le decisioni politiche, le mobilitazioni degli oppositori e le difficoltà della ricerca pubblica italiana. Ne emerge un Paese nel quale gli OGM sono diventati il simbolo dello scontro tra innovazione scientifica e difesa dell’agricoltura tradizionale.

Coldiretti e la difesa del modello agricolo italiano

Un ruolo centrale nell’opposizione agli OGM è stato svolto da Coldiretti, a difesa di un modello agricolo fondato sulle denominazioni d’origine, sulle varietà locali e sul legame tra alimenti e territorio. In questa prospettiva, le colture transgeniche sono state associate a un’agricoltura industriale standardizzata e al potere delle grandi aziende sementiere. Una contrapposizione efficace sul piano comunicativo, ma non necessariamente fondata sulle caratteristiche scientifiche degli OGM.

Gli OGM, infatti, non costituiscono una categoria agronomicamente omogenea. Il mais MON810 produce una proteina derivata dal batterio Bacillus thuringiensis, che lo protegge da determinati insetti e può ridurre i trattamenti insetticidi. Diverso è il caso delle varietà tolleranti agli erbicidi, il cui impiego può favorire, in determinate condizioni, la selezione di infestanti resistenti. Benefici e rischi devono quindi essere valutati considerando le caratteristiche delle singole varietà, le pratiche agricole e il contesto di coltivazione, anziché esprimere un giudizio generalizzato sull’intera tecnologia.

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Dopo decenni di opposizione agli OGM, nel 2020 Coldiretti si schiera a favore delle TEA

La svolta delle TEA

Il cambiamento diventa evidente nel 2020, quando Coldiretti sottoscrive un’intesa con la Società italiana di genetica agraria (SIGA), aprendo alla ricerca sulle nuove tecniche genomiche, in Italia chiamate tecniche di evoluzione assistita. Tra queste figurano la mutagenesi mirata, che consente di modificare specifiche sequenze del DNA, e la cisgenesi, che permette di introdurre materiale genetico proveniente dalla stessa specie o da specie sessualmente compatibili.

Ma cambiano anche le parole utilizzate per descrivere le biotecnologie. Se gli OGM erano associati a manipolazione genetica, multinazionali e minacce alla biodiversità, le TEA sono presentate come strumenti per proteggere le varietà italiane, renderle resistenti alle malattie e ridurre il consumo di acqua e agrofarmaci. Un cambiamento che riguarda tanto le tecnologie quanto il modo di raccontarle.

Nel 2023 l’Italia autorizza la sperimentazione in campo di piante ottenute con determinate nuove tecniche genomiche, con il sostegno trasversale del Parlamento. La sperimentazione interessa colture come riso, vite e pomodoro, mentre il CREA porta avanti programmi di ricerca per sviluppare nuove varietà. Nel giugno 2026 l’Unione europea, poi, ha adottato il regolamento 2026/1388 sulle piante ottenute con determinate nuove tecniche genomiche, che si applicherà dal 17 luglio 2028.

Abbiamo davvero superato la paura degli OGM?

Per decenni il dibattito italiano ha contrapposto favorevoli e contrari agli OGM, trattando spesso applicazioni differenti come se fossero un’unica cosa. Oggi il rischio è quello opposto: considerare le TEA una soluzione positiva per definizione, senza valutarne i risultati concreti. Le nuove tecniche genomiche offrono opportunità importanti, ma non garantiscono automaticamente colture più sostenibili. I loro effetti dipendono dalle caratteristiche sviluppate e dalle pratiche agricole con cui sono utilizzate.

La storia raccontata in I semi proibiti mostra quanto il destino delle biotecnologie agricole dipenda anche da fattori politici ed economici. Resta quindi una domanda: l’Italia ha davvero superato la diffidenza verso l’innovazione genetica o ha semplicemente trovato nuove biotecnologie da accettare, purché siano nettamente separate dagli OGM del passato?

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock

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