Integratori alimentari in capsule e compresse. Messa a fuoco selettiva, DOF ridotta; concept: dieta, dimagranti

Nel nuovo libro Make Me Well il medico britannico Xand van Tulleken indaga su vitamine, collagene, prodotti per la menopausa per capire quanto le promesse commerciali degli integratori sono sostenute dalle prove.

In Italia gli integratori vanno alla grande: il mercato ha ormai superato i 5 miliardi di euro l’anno e sugli scaffali di farmacie, parafarmacie e supermercati l’offerta continua ad aumentare. In precedenza abbiamo analizzato quali integratori sono sostenuti da prove scientifiche convincenti e quali molto meno. Ma resta una domanda: come si convince una persona sana di avere bisogno ogni giorno di vitamine, minerali, collagene o altri prodotti per stare ancora meglio?

È uno degli interrogativi al centro di Make Me Well: A Quest to Understand the Confusing World of Wellness (Penguin Books), il nuovo libro del medico e divulgatore britannico Xand van Tulleken, fratello gemello di Chris Van Tulleken, autore di Cibi ultra processati. Il suo bersaglio non sono gli integratori in quanto tali. Van Tulleken riconosce che in presenza di una carenza o di condizioni precise possono essere necessari e, in alcuni casi, molto utili. Il problema nasce quando una sostanza indispensabile all’organismo viene trasformata in un prodotto da proporre indiscriminatamente anche alle persone sane.

Make Me Well Xand Van Tulleken Penguin 2026

Se fa bene, prenderne di più farà ancora meglio?

Il meccanismo è intuitivo. Se una carenza di vitamina D può avere conseguenze negative, viene spontaneo pensare che prenderne di più possa renderci ancora più sani. Se il magnesio è indispensabile ai muscoli e al sistema nervoso, una dose aggiuntiva dovrebbe migliorare energia, sonno o prestazioni.

Ma è proprio questo passaggio che Van Tulleken contesta: correggere una carenza non equivale a ottenere un beneficio assumendo dosi supplementari quando l’organismo dispone già di quantità sufficienti. “Di più” non significa necessariamente “meglio”.

Vendere la paura di non fare abbastanza

È probabilmente la parte più interessante del libro. Van Tulleken ha incontrato ricercatori, produttori, responsabili marketing, investitori e rappresentanti del settore wellness. Una delle conclusioni è che il mercato riesce molto bene a insinuare un dubbio: sto facendo abbastanza per la mia salute? Dormo abbastanza? Assumo abbastanza vitamine? Dovrei controllare il microbiota? Mi serve qualcosa per la memoria, per lo stress, per l’energia o per invecchiare meglio?

Una volta creato il bisogno, arriva il prodotto. Il medico sottolinea inoltre quanto siano importanti per le aziende la forza del marchio, la fedeltà dei consumatori e la capacità di cavalcare velocemente le nuove tendenze. Nel giro di pochi anni parole come ‘microbiota’, ‘collagene’, ‘stress’, ‘longevità’ o ‘menopausa’ possono trasformarsi in nuove categorie commerciali.

Integratori di collagene in polvere e in capsule su cucchiaini dorati con sfondo rosa
Il prezzo di un integratore di collagene può essere di decine di volte superiore al valore della materia prima

Collagene: la materia prima costa poco, la promessa vale molto

Uno degli esempi scelti da Van Tulleken è il collagene, oggi proposto sotto forma di polveri, compresse, bustine e caramelle gommose per migliorare pelle, capelli e articolazioni. Nel libro e nelle interviste, Van Tulleken sottolinea anche l’enorme differenza tra il valore della materia prima e quello del prodotto confezionato e commercializzato. Il prezzo finale può essere decine di volte superiore. È un esempio efficace per capire quanto, nel wellness, il consumatore non acquisti soltanto una sostanza, ma una promessa.

Sul piano scientifico la questione è più complessa. Come abbiamo già raccontato, alcune ricerche sul collagene riportano risultati favorevoli, ma questi diventano molto meno convincenti quando si considerano la qualità degli studi e soprattutto chi li ha finanziati. Una recente revisione ha infatti evidenziato che il beneficio tende a scomparire negli studi non sponsorizzati dall’industria.

Menopausa, tanti sintomi e altrettanti prodotti

Van Tulleken dedica attenzione anche al crescente mercato dei prodotti destinati alla menopausa. In Italia questa categoria non ha ancora la stessa visibilità di altri integratori, ma l’offerta è sempre più articolata. Accanto ai prodotti tradizionali compaiono vere e proprie linee con formulazioni differenti per vampate, gonfiore, controllo del peso, sonno ed energia.

È un esempio particolarmente interessante del processo descritto nel libro: una fase fisiologica della vita, accompagnata da disturbi reali, viene scomposta in una serie di bisogni ai quali corrispondono altrettanti prodotti. Questo non significa che ogni integratore per la menopausa sia inutile. Significa però che occorre distinguere tra sostanze con un’efficacia documentata e combinazioni di vitamine, minerali ed estratti vegetali sostenute soprattutto dal marketing. E “naturale” non significa automaticamente innocuo: anche estratti vegetali possono avere effetti indesiderati o interagire con i farmaci.

Donna con un bicchiere d'acqua in una mano e una compressa nell'altra mentre sta per assumere un farmaco o un integratore; concept: integratori alimentari, menopausa
Il mercato degli integratori e dei prodotti dedicati alla menopausa è in forte crescita

L’industria degli integratori risponde

Il libro ha provocato una reazione immediata da parte dell’industria britannica degli integratori. L’Health and Food Supplements Information Service (HSIS) contesta soprattutto il rischio di far passare il messaggio che vitamine e minerali siano inutili. Ricorda che l’alimentazione deve essere la fonte principale dei nutrienti, ma sottolinea che esistono gruppi della popolazione nei quali l’apporto può essere insufficiente. L’esempio più evidente nel Regno Unito è la vitamina D, per la quale le autorità sanitarie raccomandano una supplementazione durante i mesi con poca esposizione solare.

È un’obiezione fondata e, in realtà, non così lontana dalla posizione di Van Tulleken: un conto è correggere una carenza o rispondere a un’esigenza specifica, un altro è proporre integratori alle persone sane con la promessa di maggiore energia, benessere o longevità. Va però ricordato che HSIS non è un organismo sanitario pubblico: è finanziato da PAGB, l’associazione britannica che rappresenta anche produttori di integratori e prodotti per l’autocura.

Ed è proprio questo uno dei messaggi centrali di Make Me Well: quando si valuta un prodotto wellness è utile chiedersi non solo cosa dice lo studio, ma anche chi lo ha finanziato e chi trae vantaggio dalla vendita del prodotto. Alla fine Van Tulleken propone implicitamente una domanda molto semplice da fare prima di acquistare una confezione di integratori: ne ho davvero bisogno e quali prove dimostrano che mi sarà utile? In un mercato italiano che vale oltre cinque miliardi di euro l’anno non è una domanda da poco.

© Riproduzione riservata Foto: Penguin Books, Depositphotos

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