Dopo tre vittorie in tribunale, Il Fatto Alimentare affronta l’appello di San Benedetto e una richiesta da 1,5 milioni di euro. Per sostenere le spese legali parte una raccolta fondi.
Tre vittorie in tribunale contro San Benedetto non sono bastate. Dopo quattro anni di battaglie giudiziarie, il colosso dell’acqua minerale ha deciso di portare Il Fatto Alimentare di fronte alla Corte d’Appello di Venezia, confermando la richiesta di risarcimento monstre di 1,5 milioni di euro (ne avevamo parlato in questo articolo).
Per capire la sproporzione basta un dato: la nostra è una piccola realtà editoriale indipendente con un bilancio di circa 150 mila euro tra donazioni e pubblicità, mentre il gruppo San Benedetto supera il miliardo di euro di giro d’affari. Affrontare spese legali colossali per difenderci da un risarcimento che da solo equivale a dieci anni della nostra attività rischia di soffocarci, a prescindere dall’esito delle sentenze.
Per questo motivo abbiamo deciso di non arrenderci e di lanciare una raccolta fondi su GoFundMe: per coprire i costi della nostra difesa e continuare a informare i consumatori in totale libertà.
I fatti
Tutto comincia quattro anni fa, quando pubblichiamo un articolo critico sullo spot pubblicitario dell’acqua San Benedetto con protagonista Elisabetta Canalis. Una pubblicità sulla quale l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) aveva sollevato criticità perché poteva indurre a pensare che l’acqua potesse “sostituire” la colazione. L’azienda, dopo l’intervento dello IAP, modifica lo spot. ma contesta il nostro articolo e decide di rivolgersi ai giudici, dando inizio a un contenzioso che va avanti ancora.

Tre sconfitte in tribunale
Finora San Benedetto ha ottenuto tre decisioni sfavorevoli contro di noi: due nei procedimenti d’urgenza e una nella causa di primo grado davanti al Tribunale di Venezia. Nella sentenza la giudice Lisa Micochero ha messo nero su bianco che i nostri articoli rientrano nel legittimo diritto di critica giornalistica, definendoli una «lettura logica, ragionata e motivata dello spot».
In parallelo, l’azienda ha intentato una causa sulla stessa vicenda contro la pagina Instagram Aestetica Sovietica, che come noi aveva riportato la notizia, ottenendo dal tribunale altre due decisioni sfavorevoli.
Nonostante ciò, San Benedetto ha presentato ricorso davanti alla Corte d’Appello di Venezia e continua a chiedere un risarcimento di 1,5 milioni di euro oltre alla rimozione dei nostri articoli e alla pubblicazione dell’eventuale condanna su cinque quotidiani nazionali. L’ultima udienza è fissata il prossimo 23 settembre 2026.
Una richiesta da 1,5 milioni di euro e il problema delle cause bavaglio
Per una piccola testata come la nostra, continuare a difendersi in un contenzioso di queste dimensioni comporta una pressione economica molto pesante. Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso le cosiddette SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), spesso indicate come “cause bavaglio”. Si tratta di azioni giudiziarie che, per la sproporzione delle richieste economiche e i costi necessari a difendersi, possono esercitare una forte pressione su giornalisti.

Non spetta a noi stabilire se il contenzioso possa essere qualificato giuridicamente come una SLAPP o come una lite temeraria. C’è però un dato concreto: per una testata che fattura circa 150 mila euro l’anno, affrontare per quattro anni una causa in cui vengono richiesti 1,5 milioni significa sostenere costi difficilmente sopportabili.
In Italia difendersi in processi di questo tipo comporta parcelle legali per decine di migliaia di euro. E anche quando si vince, il rimborso delle spese deciso dal giudice può non coprire integralmente i costi sostenuti per la difesa.
Un caso di rilevanza internazionale
La vicenda e la sproporzione economica tra le parti non sono passate inosservate. La notizia della vittoria in primo grado In gennaio è stata ripresa da 15 testate giornalistiche italiane e di un ampio articolo sul quotidiano britannico The Times.
Come useremo i fondi raccolti
Per questo motivo abbiamo avviato una raccolta fondi su GoFundMe. Il denaro sarà destinato in via prioritaria a coprire i costi legali e le parcelle degli avvocati per il nuovo processo d’appello a Venezia.
Se riusciremo a raccogliere fondi superiori alle spese necessarie oppure se l’appello dovesse concludersi con un adeguato rimborso da parte di San Benedetto, l’eventuale eccedenza sarà utilizzata per coprire le spese legali già sostenute nel corso di questa vicenda e, successivamente, per sostenere l’attività editoriale de Il Fatto Alimentare.
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© Riproduzione riservata Foto: ChatGPT, San Benedetto, Depositphotos

Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24
