Cucchiaini contenenti pillole, compresse, capsule di integratori o farmaci

Il mercato degli integratori continua a crescere. Quando sono davvero utili e quando diventano una scorciatoia costosa alimentata dal marketing?

Secondo la FAO, nel mondo produciamo alimenti sufficienti per sfamare dieci miliardi di persone, dando a ciascuna circa 3mila chilocalorie giornaliere che, dopo gli sprechi, diventano circa 2.200 chilocalorie: una quantità sufficiente per un buon livello di vita. Il problema oggi non è quindi produrre di più, ma produrre meglio, perché stiamo mettendo sul mercato una sovrabbondanza di cereali e zuccheri, insieme a poca frutta e verdura, con una distribuzione molto diseguale nelle diverse aree del mondo. Dunque, qual è la qualità nutrizionale degli alimenti che stiamo producendo?

Negli ultimi sessant’anni, negli alimenti di origine vegetale, in particolare frutta e verdura, si registra un preoccupante calo della qualità nutrizionale, per una minore presenza di minerali essenziali e di composti nutraceutici. A livello globale si stima che più di due miliardi di persone soffrano di malnutrizione per insufficienza di micronutrienti, in particolare iodio, ferro, folati, vitamina A e zinco. Questa malnutrizione è causa o concausa di morti premature, morbilità e ritardi nella crescita fisica e mentale dei bambini. Negli adulti si ritiene possa provocare oltre dieci milioni di decessi e togliere 220 milioni di anni di vita.

Questa forma di malnutrizione tende ad aumentare anche per il deterioramento del delicato equilibrio della vita del suolo, per la diminuzione della densità nutrizionale degli alimenti vegetali e per diete povere di nutrienti. Sempre più spesso si osservano persone sovralimentate e obese, ma al tempo stesso sottonutrite o malnutrite.

Perché cala la qualità nutrizionale degli ortaggi

Il calo della qualità degli alimenti di origine vegetale ha diverse origini. Particolare importanza ha un’agricoltura nella quale prevale la coltivazione di varietà ad alto rendimento agronomico, adatte alle trasformazioni industriali e di aspetto e gusto gradevoli per il consumatore, senza considerare a sufficienza il loro contenuto nutrizionale. Altrettanto importante è l’utilizzo dei concimi, non sempre valutato anche per l’apporto di minerali. In un futuro già iniziato si incomincia inoltre a considerare il rischio che l’aumento dell’anidride carbonica atmosferica possa contribuire a ridurre la qualità nutrizionale di frutta, verdura e altre coltivazioni alimentari.

bio verdura fibre coltivare agricoltura campi Bio organic vegetables on farmer market, farm fresh vegetable box on wooden background, vegetarian food concept
Negli ultimi sessant’anni, in frutta e verdura si registra un preoccupante calo della qualità nutrizionale

Non è infine da trascurare che, fin dai tempi antichi, vegetali con un alto contenuto di nutrienti, come miglio, frutta e ortaggi tradizionali, erano alla base della nostra alimentazione. Negli ultimi decenni l’area dedicata a queste colture è costantemente diminuita e, dopo la rivoluzione verde, molte specie tradizionali sono state sostituite da varietà ad alto rendimento agronomico, come patate, pomodoro, mais, grano e riso, ma spesso con minore densità nutrizionale e minori contenuti di micronutrienti e composti nutraceutici.

Alcune ricerche indicano che frutti importanti ad alto rendimento, come mele, arance, mango, guava e banana, e verdure come pomodori e patate, negli ultimi 50-70 anni hanno perso la loro densità nutrizionale fino al 25-50% o anche più. Non ci si deve quindi meravigliare se alcune indagini segnalano nei vegetali attualmente coltivati un calo di importanti micronutrienti: eccetto il fosforo, rispetto agli ultimi 80 anni, dal 1940 al 2019, sarebbero diminuiti sodio (-52%), ferro (-50%), rame (-49%) e magnesio (-10%). Per questo oggi è più difficile ottenere dal cibo la stessa concentrazione di nutrienti che si aveva prima della rivoluzione verde e si ricorre sempre più spesso all’integrazione minerale dell’alimentazione.

La nascita degli integratori

Gli integratori alimentari nascono alla fine del XIX secolo per sopravvivere: il succo di agrumi per combattere lo scorbuto dei marinai da carenza di vitamina C, o l’olio di fegato di merluzzo, contenente vitamina D, contro il rachitismo dei bambini nelle città industriali senza sole. Dagli anni Cinquanta del XX secolo a oggi gli integratori sono divenuti necessari e indicati per concrete necessità e precise indicazioni: carenze nutrizionali, diete sbilanciate, alimentazioni vegane o con elevate quantità di alimenti industriali, anche ultra processati.

Grande è però oggi la confusione nell’uso degli integratori alimentari. Non sempre vengono assunti per chiare e ben definite necessità mediche, ma spesso entrano in un aumento di consumi generato e sostenuto da un marketing commerciale che fa riferimento, in modi diversi, alla paura di ammalarsi o di non stare bene. Per questo motivo gli integratori sono divenuti anche uno status symbol in un sistema sociale sempre più caotico, nel quale l’integratore segue il cibo e si trasforma da opzionale a necessario, da cura a desiderio.

Un primo piano cattura un momento in cui una giovane donna con i capelli ricci sta per ingerire una piccola pillola, evidenziando l'importanza della salute e dell'aderenza quotidiana ai farmaci, ritagliato pastiglia pillola farmaci medicine integratori pills acqua
Gli integratori alimentari sono molto diffusi, ma spesso sono assunti senza una vera necessità

Un mercato in continua espansione

Un mercato che oggi in Italia ha un valore di circa 5 miliardi di euro, cresce ogni anno intorno al 5% e interessa, secondo le stime riportate, circa il 35% della popolazione. La spesa annuale media può arrivare a circa 300 euro per chi assume multivitaminici, proteine o amminoacidi, sali minerali e altri prodotti, singolarmente ma più spesso in associazione. Non più contro accertate carenze, ma contro carenze soltanto supposte, come abitudine giornaliera, pensando che prevenire sia sempre meglio che curare o come ipotetico e indefinito mezzo antinvecchiamento.

Su questo punto Il Fatto Alimentare ha più volte richiamato l’attenzione. Il successo degli integratori non dipende soltanto da reali bisogni nutrizionali, ma anche da una comunicazione molto aggressiva, che propone benefici spesso generici e difficili da verificare. Negli ultimi anni non sono mancati interventi dell’Antitrust e dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria contro messaggi considerati ingannevoli o eccessivi, in particolare per prodotti dimagranti, per capelli, per la pelle, per il colesterolo o per il benessere generale. La promessa, esplicita o implicita, è quasi sempre la stessa: una compressa, una bustina o un flaconcino per sentirsi meglio, più forti, più giovani, più protetti.

Quando ha senso assumere integratori

La ricerca scientifica dimostra invece che gli integratori alimentari sono necessari in ben precise situazioni mediche e funzionano se vi è una precisa e accertata carenza, un’età o uno scopo preciso: vitamina D3 e ferro se carenti, acido folico in gravidanza, creatina per chi svolge determinate attività sportive. Per altri impieghi più generici gli effetti mancano, sono deboli o contraddittori.

In ogni caso bisogna usare preparazioni studiate e create in modo scientifico, come illustra il caso del ferro. Non è sufficiente che in una preparazione vi sia ferro: è necessario che esso sia assorbito dall’organismo, e questo avviene in relazione alla sua forma chimica. Il ferro eme della carne è assorbito in misura stimata tra il 15 e il 35%, quello non-eme di legumi e vegetali tra il 2 e il 20%; il bisglicinato può arrivare al 20-30%, solfato e fumarato al 10-15%, il gluconato al 5-10% e il carbonile al 2-5%. La composizione, la dose e l’assorbimento contano quanto la presenza della sostanza dichiarata in etichetta.

Gli integratori, quindi, non sono né inutili per definizione né miracolosi. Possono essere preziosi quando rispondono a una reale necessità, meglio se valutata con un medico, un farmacista o un dietista. Diventano invece discutibili quando servono a compensare una dieta povera, uno stile di vita squilibrato o una paura alimentata dalla pubblicità. Il cibo resta il primo strumento di salute; l’integratore, come dice il nome, dovrebbe soltanto integrare, non sostituire una buona alimentazione

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock, Depositphotos

5 1 vota
Vota
Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Feedbacks
Vedi tutti i commenti
0
Ci piacerebbe sapere che ne pensi, lascia un commento.x