Famiglia che si gode il pasto intorno al tavolo di casa insieme pranzo cena

Crisi climatica e carrello della spesa sempre più caro: una metanalisi rivela i comportamenti errati che pesano sulle tasche delle famiglie e svela come invertire la rotta.

Mentre il costo del carrello della spesa aumenta a causa di guerre e crisi climatiche, le famiglie europee lo spreco alimentare continua e riguarda enormi quantità di cibo, spesso per motivi banali, per errori che sarebbe facile correggere. E anche nel resto del mondo la situazione è simile: secondo le ultime stime disponibili, nel 2022 sono stati buttati via un miliardo e 52 milioni di tonnellate di cibo complessivamente tra famiglie, servizi di ristorazione e vendita al dettaglio: è giunto il momento di intervenire almeno sulle cause principali. Lo sostiene una grande metanalisi pubblicata su Waste Management dai ricercatori dell’Università di Southampton, in Gran Bretagna, nella quale sono stati analizzati i risultati di decine di studi effettuati negli ultimi anni nei paesi dell’Unione Europea e nel Regno Unito, tutti esclusivamente dedicati allo spreco domestico, senza considerare quello proveniente dalla lavorazione e dalla distribuzione del cibo.

Secondo le proiezioni dei ricercatori, basate sui dati storici analizzati, lo spreco domestico complessivo stimato per l’Europa raggiunge i 69 milioni di tonnellate di cibo all’anno.

La metanalisi

In totale sono stati presi in considerazione 77 studi, 16 dei quali condotti in Italia (23 nel Regno Unito, sei in Olanda) pubblicati tra il 2007 e il 2025, e il risultato si può riassumere in un numero: ogni componente delle famiglie europee ogni anno spreca 70 chili di cibo.

Da un punto di vista generale, i paesi più ricchi buttano meno cibo di quelli più poveri. Emergono poi tre aspetti condivisi da tutti i paesi europei: lo spreco alimentare non incide se non marginalmente sul prodotto interno lordo e la relazione risente sia di fattori culturali che del turismo; all’interno del continente si registra una grande variabilità, per quanto riguarda lo spreco, da paese a paese; esistono fattori che influenzano lo spreco dipendenti dal contesto.

Per quanto riguarda le cause specifiche, le principali risiedono in comportamenti errati che nascono da una conoscenza insufficiente o non corretta del significato delle diciture sulle scadenze, e del relativo timore di danni alla salute. Elementi, questi, che spingono molti a buttare via cibo senza un reale motivo, solo per precauzione. Moltissime persone hanno le idee confuse sulle differenze tra una vera data di scadenza e una che indica una data entro la quale sarebbe meglio consumare il prodotto: per ridurre gli sprechi, commentano gli autori, basterebbe introdurre regole omogenee e soprattutto diciture più chiare.

close up of fast food snacks and drink on table alimenti ultra.trasformati
Lo spreco nei fast food raggiunge livelli elevati

Spreco alimentare e conservazione

Anche le tecniche di conservazione sono importanti: cucinare grandi quantità da dividere e conservare per poi consumare seguendo la regola: prima quello più vecchio, può aiutare non poco a non trovarsi in eccesso di cibo e a dover buttare via ciò che avanza. Inoltre, è dimostrato che il cibo congelato è meno soggetto a sprechi, e anche su questo si potrebbe fare un lavoro di sensibilizzazione.

Ci sono inoltre motivi prettamente culturali, che stanno spingendo anche gli europei a preferire pasti pronti, comodi, veloci da preparare e soprattutto convenienti. Questi ultimi, tuttavia, molto spesso sono venduti in confezioni multiple o di grande volume, offerte con promozioni accattivanti come i tre per due. I nuclei familiari, dal canto loro, sono sempre più piccoli, e il denaro risparmiato acquistando confezioni convenienti viene quasi sempre sprecato a causa del cibo in eccesso buttato. Secondo la Commissione Europea, ogni anno ogni famiglia potrebbe risparmiare non meno di 400 euro, se riducesse lo spreco alimentare. Da questo punto di vista, controllare che cosa c’è in frigo prima di fare la spesa e pianificare tramite un elenco apposito può fare una grande differenza, sottolinea Ian Williams, uno degli autori, su The Conversation .

Cosa fare

Emergono quindi tre linee guida fondamentali da applicare nelle norme e nelle politiche antispreco.  Standardizzare le diciture e lanciare una campagna di informazione pubblica: quando le persone capiscono buttano via molto meno. Incoraggiare confezioni più piccole e richiudibili; promuovere il congelamento, spiegandone le caratteristiche. Incentivare i supermercati a vendere anche la merce in prossimità della scadenza o quella non perfetta, con etichette che ne evidenzino la convenienza. Finanziare corsi di cucina comunitari e di gestione del frigorifero; promuovere l’impiego di strumenti digitali per il controllo delle scadenze. Investire nella raccolta differenziata dei rifiuti alimentari e nel trattamento di quelli organici, per evitare che finiscano in discarica.

Lo spreco nei fast food

Negli stessi giorni End Food Waste Australia ha pubblicato una guida intitolata: Quick Service Restaurant Sector Action Plan nella quale ha posto al centro dell’attenzione i fast food e i ristoranti che forniscono pasti veloci come i take away, e ha individuato una fonte di spreco poco scontata: gli errori negli ordini e le porzioni eccessive. Il settore della ristorazione in quel paese genera 1,2 milioni di tonnellate di sprechi alimentari all’anno, 324.000 delle quali provengono dalla cosiddetta ospitalità, cioè dal servizio offerto. Di queste ultime, il 40% deriva principalmente dagli scarti di preparazione in cucina e dagli avanzi lasciati nei piatti dai clienti a causa di porzioni eccessive (soprattutto panini, patatine fritte e verdure).

Basterebbe fare più formazione, sostengono gli autori, ricordando che anche se il 70% del personale afferma di riceverne, solo il 20% prosegue nel tempo questo tipo di attività ed è quindi stimolato a prestare attenzione e allo spreco. Anche in questo caso provvedimenti semplici potrebbero fare una grande differenza. Tra le cause dello spreco si trovano le attrezzature non ottimali, frigoriferi e congelatori compresi, così come le regole troppo rigide delle autorità sanitarie. Riorganizzare i flussi di lavoro e la formazione nelle catene fast food in modo da includere misure antispreco  potrebbe portare grandi vantaggi. Inoltre si potrebbero premiare gli staff che riducono lo spreco e includere parametri specifici nella valutazione dei manager. Molto si può fare, al supermercato come nei fast food o a casa, senza perdere (e quindi sprecare) tempo.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos, Fotolia

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