Secondo l’Autorità garante non ci sono elementi sufficienti per avviare un procedimento sul progetto “Sogna e credici fino alle stelle”di Barilla. I medici di Torino avevano contestato l’uso di colori, arredi e simboli riconducibili al biscotto.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) ha deciso di non aprire un’istruttoria nei confronti di Barilla sul progetto scolastico “Sogna e credici fino alle stelle”, l’iniziativa di Pan di Stelle finita nei mesi scorsi al centro delle polemiche per presunta pubblicità indiretta ai bambini dentro le scuole primarie. La decisione è contenuta in una comunicazione inviata ai legali di Barilla dopo l’adunanza del 28 aprile 2026. Nel documento l’Autorità scrive che “allo stato, anche sulla base delle informazioni trasmesse, non sussistono al riguardo elementi sufficienti per un approfondimento istruttorio”. In pratica, secondo l’AGCM, non ci sono elementi tali da giustificare l’avvio di un procedimento formale per pubblicità ingannevole o pratica commerciale scorretta.
L’esposto dei medici di Torino
La vicenda era nata dopo l’esposto presentato dall’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino contro il progetto promosso da Pan di Stelle nelle scuole elementari.L’iniziativa prevedeva la realizzazione di “Aule dei sogni”, ambienti scolastici arredati con colori, forme e decorazioni che richiamavano l’estetica del marchio Pan di Stelle: tonalità marroni, stelline bianche, arredi a forma di biscotto e grafiche immediatamente riconducibili al brand.

Secondo i medici torinesi, pur in assenza di loghi o confezioni di prodotto, il progetto configurava una forma di marketing indiretto rivolto ai bambini all’interno di un luogo che dovrebbe restare libero da pressioni commerciali. Nell’esposto venivano richiamati anche i rischi legati al consumo abituale di alimenti ricchi di zuccheri, con riferimenti a obesità infantile, sovrappeso e carie dentali. L’Ordine parlava esplicitamente di possibili tecniche di “neuromarketing”, sostenendo che l’associazione positiva tra il marchio e l’esperienza scolastica potesse influenzare le preferenze dei bambini.
La difesa di Barilla
Barilla aveva sempre respinto le accuse, sostenendo che il progetto realizzato in cinque scuole avesse finalità esclusivamente educative e motivazionali precisato che nelle aule non comparivano loghi commerciali, non erano presenti prodotti o confezioni e che il progetto era stato sviluppato con partner accreditati dal Ministero dell’Istruzione. Secondo l’azienda l’iniziativa mirava a stimolare creatività, inclusione attraverso laboratori e percorsi didattici.
Un precedente che farà discutere
La decisione dell’Antitrust rischia però di riaprire il dibattito sui limiti delle sponsorizzazioni private nelle scuole pubbliche, soprattutto quando riguardano marchi alimentari molto noti. Il punto centrale della contestazione non era la presenza di pubblicità tradizionale, ma l’uso di ambientazioni, colori e simboli capaci di evocare immediatamente un brand commerciale anche in assenza del logo.
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giornalista redazione Il Fatto Alimentare


