La Società Europea di Cardiologia collega l’elevato consumo di ultra processati a un aumento del rischio cardiovascolare e invita medici e istituzioni a rafforzare informazione e prevenzione.
I cardiologi europei scendono in campo contro gli alimenti ultra processati. E lo fanno con un documento pubblicato sullo European Heart Journal, che riassume i principali dati raccolti negli ultimi dieci anni. L’obiettivo è sensibilizzare anzitutto i medici, affinché trasmettano ai pazienti informazioni corrette, ma anche legislatori, educatori e tutti coloro che si occupano di informazione nutrizionale. Anche l’Europa, come altre aree del mondo, è ormai terra di conquista per i grandi produttori di ultra processati, e per questo i cittadini europei, il cui consumo di cibi industriali sta crescendo, devono essere più consapevoli.
Il Consensus Statement
L’articolo, firmato da diversi ricercatori e cardiologi italiani tra i quali Luigina Guasti dell’Università dell’Insubria di Varese e Licia Iacoviello della LUM University di Casamassima. Il documento parte dalla definizione NOVA di ultra processati, per fornire un primo dato sulle percentuali di questi alimenti nell’apporto calorico quotidiano degli europei. Le cifre variano molto, perché si va dal 61% dei Paesi Bassi al 28% della Spagna, dal 54% del Regno Unito al 18% dell’Italia. Il continente, da questo punto di vista, non è omogeneo. I dati mostrano un chiaro gradiente nord-sud: più ci si avvicina al Mediterraneo, più resistono le tradizioni alimentari e l’abitudine a cucinare in casa, fattori associati a un minor consumo di ultra processati.
C’è un esempio che arriva dalla Francia che illustra bene con che cosa si debbano confrontare gli europei: come si distribuiscono i prodotti ultra processati tra i diversi livelli del Nutri-Score, il sistema di etichettatura nutrizionale che classifica gli alimenti dalla A verde scuro alla E rossa in base al loro profilo nutrizionale.
Stando ai dati ottenuti da oltre 120mila prodotti ultra processati venduti nel Paese, il verde più scuro, cui corrisponde la A, rappresenta il 5,3% del totale, quello più chiaro (B) il 7,2%. Il giallo (C) arriva già al 24,3%, l’arancio (D) al 29,3% e il rosso (E) è il colore nel quale ricade la percentuale più alta, superiore a un terzo di tutti i prodotti: 33,9%. Nel complesso, l’87% degli alimenti ultra processati analizzati ricade nelle categorie C, D ed E del Nutri-Score, dato che smonta la tesi sostenuta da molti detrattori del Nutri-Score, secondo cui favorirebbe gli ultra processati.
I danni degli ultra processati alla salute del cuore
I cardiologi sottolineano che i dati disponibili, pur derivando quasi sempre da studi osservazionali, coinvolgono ormai centinaia di migliaia di persone e mostrano che chi consuma più ultra processati ha un aumento del rischio di sviluppare una patologia cardiovascolare superiore del 19% rispetto a chi ne mangia di meno. Il rischio di fibrillazione atriale è superiore del 13% e quello di morte per una patologia cardiovascolare può aumentare fino al 65%.
Questo è l’effetto indiretto dell’aumento di peso, del rischio di obesità, diabete di tipo 2, patologie renali croniche, ipertensione e depositi di placche aterosclerotiche associato all’assunzione di significative e regolari quantità di ultra processati.

Le possibili cause comprendono l’eccesso di zuccheri, sale e grassi saturi, ma anche gli effetti degli additivi – ancora in gran parte poco conosciuti – e le modifiche indotte dai processi industriali. A parità di valore nutrizionale, il grado di lavorazione fa una grande differenza. Tutto ciò può favorire infiammazione cronica, alterazione del microbiota intestinale, anomalie metaboliche e dipendenza dal cibo.
Cosa fare
La seconda parte del lavoro contiene una serie di consigli e direttive sui modi più efficaci per aumentare la consapevolezza del pubblico, che si possono riassumere in base a queste direttive:
- agire per migliorare la comprensione della natura degli ultra processati con interventi sulle etichette, sulle linee guida e sulle normative che regolano la filiera alimentare;
- monitorare la presenza di ultra processati nell’alimentazione delle persone più a rischio cardiovascolare e fornire – in un linguaggio chiaro e comprensibile a chiunque – consigli mirati per diminuirla, tenendo conto anche della sostenibilità dei cibi;
- sensibilizzare i pazienti affinché si rendano conto del fatto che molti alimenti promossi in vario modo come sani in realtà non lo sono affatto, in quanto ultra processati.
In concreto, i medici dovrebbero insistere su alcuni gesti semplici ma di grande rilevanza, come evitare di mangiare di notte, sostituire le bevande zuccherate con l’acqua, aumentare la quantità di fibre, leggere sempre le etichette di ciò che si acquista, preferire gli yogurt naturali a quelli aromatizzati, cucinare il più possibile a casa, masticare lentamente. Inoltre dovrebbero mostrare fotografie di prodotti ultra processati non immediatamente percepibili come tali, per far capire di che cosa si parla, e includere sempre nelle visite una parte dedicata all’alimentazione, sia per comprendere le abitudini del paziente, sia per fornire i giusti consigli.

Verso dove andare
Infine, il lavoro mette a fuoco le grandi carenze della ricerca per come è stata portata avanti fino a oggi, indicando gli ambiti nei quali è più urgente intervenire. Innanzitutto bisogna intensificare gli sforzi per andare oltre gli studi osservazionali e progettare trial controllati che forniscano risposte chiare sulle relazioni di causa ed effetto. Poi è necessario trovare metodi che non prevedano che siano i partecipanti a dire che cosa mangiano, perché questo espone a bias piuttosto seri, quasi sempre involontari. Inoltre sarebbe molto utile giungere a definizioni univoche di ‘alimento ultra processato’ o di ciò che è lavorato industrialmente, per evitare di disperdere energie e avere risultati sempre confrontabili tra i diversi studi.
Da ultimo, è indispensabile intensificare l’impegno affinché i risultati, quando forti dal punto di vista scientifico e statistico, siano recepiti presto e correttamente dalle indicazioni ufficiali. Il documento dei cardiologi europei costituisce una road map per avvicinarsi a questi obbiettivi e, contemporaneamente, migliorare la prevenzione cardiovascolare di tutti.
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Giornalista scientifica



