Lo zucchero di canna è percepito come più sano, ma è sempre saccarosio, come quello bianco.
“Avete bustine con zucchero di canna?” È una richiesta sempre più frequente al bar, spesso legata alla convinzione che sia una scelta più sana rispetto alla classica bustina bianca. Ma è davvero così? La risposta è no. Come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, nessuno studio scientifico ha mai dimostrato che lo zucchero di canna apporti benefici maggiori rispetto a quello bianco. Il motivo è semplice: la molecola è la stessa, il saccarosio, e quindi anche l’impatto metabolico non cambia.
La differenza sta altrove. Lo zucchero bianco contiene saccarosio praticamente puro, mentre quello di canna non completamente raffinato conserva una piccola quota di melassa (circa 1-5%), che gli conferisce il colore più scuro e un aroma leggermente diverso. È proprio questa componente a veicolare l’idea di un prodotto più ‘naturale’.

Zucchero grezzo? Non sempre
Ma attenzione: non tutto lo zucchero di canna è davvero grezzo. In molti casi si tratta di zucchero raffinato di canna a cui viene aggiunta melassa per conferire il colore ambrato. Il saccarosio, infatti, può essere estratto sia dalla barbabietola sia dalla canna: la molecola finale è identica e anche il colore, una volta raffinata, è bianco. Cambiano solo le impurità presenti prima della raffinazione: quelle della barbabietola non sono gradevoli e vengono eliminate del tutto; quelle della canna, invece, possono essere lasciate in piccola parte per ragioni di gusto.
E i sali minerali? È vero che nello zucchero di canna sono presenti tracce di vitamine e minerali, ma in quantità così basse da essere nutrizionalmente irrilevanti, anche perché lo zucchero andrebbe consumato in piccole dosi. Alla fine, la differenza più evidente è il prezzo. Lo zucchero di canna di colore ambrato, ottenuto con aggiunta di melassa al supermercato può costare anche il triplo rispetto a quello bianco.
Nei supermercati e nei bar si trova per lo più proprio questo tipo di zucchero: raffinato e ‘ricolorato’. Si presenta con cristalli asciutti, regolari e di colore marrone chiaro uniforme. In etichetta compare semplicemente la dicitura ‘zucchero di canna’, senza la parola ‘integrale’.
Quando è davvero integrale?
Diverso è il caso dello zucchero di canna integrale, meno raffinato e più ricco di melassa. Si riconosce per il colore scuro non uniforme, la consistenza umida e l’aroma più intenso e in etichetta compare la parola ‘integrale’. Tuttavia ha un potere dolcificante inferiore, e per ottenere lo stesso sapore si rischia di usarne di più. Anche il prezzo è più elevato: se è biologico può quintuplicare rispetto allo zucchero bianco.

La scelta salutare, quindi, non è tra zucchero bianco, di canna o integrale, ma tra usarne tanto o poco. Il resto, più che salute, è soprattutto percezione. In altre parole, il colore può ingannare: non tutto ciò che è marrone è davvero meno raffinato.
Il meccanismo è simile a quello del pane: quello davvero integrale si ottiene da farina integrale, mentre quello più scuro industriale è spesso farina bianca con crusca aggiunta. L’aspetto è simile, ma il processo è diverso. In sintesi, la maggior parte delle bustine ‘marroni’ che troviamo al bar non è zucchero integrale, ma una versione lavorata pensata per rispondere alle aspettative dei consumatori. Anche al bar, quindi, la scelta tra bustina bianca e marrone è spesso più una questione di immagine che di sostanza.
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giornalista redazione Il Fatto Alimentare



Il binomio zucchero.bianco/melassa evidenzia un paradosso della lavorazione industriale e dei comportamenti umani indotti.
Il prodotto principale non è positivo ma evidentemente piace, mentre il prodotto secondario che ha molte proprietà positive viene trattato quasi da impurità sgradita e serve maggioritariamente per varie produzioni industriali.
Che se ne debba utilizzare poco vale per entrambe, ma la onesta presenza della melassa anche con pochi punti percentuali aggiunge valore.
Poi la speculazione fa anche in questo campo il suo sporco lavoro.