Una donna in sovrappeso o con obesità seduta sul letto prende una pastiglia di farmaco o integratore con un bicchiere d'acqua; concept: farmaci antiobesità

Via libera negli Usa a orforglipron, nuova pillola anti-obesità simile all’Ozempic: efficace ma approvata con procedura accelerata che solleva dubbi.

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha dato il via libera a orforglipron, il farmaco di Lilly agonista dei recettori di GLP-1 (dotato quindi di un meccanismo d’azione simile, anche se non identico, a quello del semaglutide o ozempic e degli altri della categoria), da assumere per bocca e non per via iniettiva. La decisione è arrivata in tempi particolarmente rapidi grazie a un nuovo iter di approvazione, per ora in fase di sperimentazione, chiamato National Priority Voucher (CNPV), che accorcia notevolmente i tempi per i farmaci con un particolare profilo di necessità, riducendole a 50 giorni (una velocità che in parte preoccupa, per l’impossibilità di effettuare valutazioni approfondite). Con le procedure normali, l’agenzia avrebbe avuto tempo fino al gennaio 2027 per esprimersi.

L’orforglipron

Il farmaco potrà quindi essere prescritto alle persone obese che hanno almeno una condizione patologica associata come il diabete di tipo 2 o una malattia cardiaca o renale, in aggiunta a una dieta controllata e all’esercizio fisico. Proposto in compresse, Foundayo (questo il nome commerciale) può essere assunto in dosi crescenti da un minimo di 0,8 milligrammi (mg) al giorno fino a un massimo, per chi lo tollera, di 17,2 mg, ma solo dopo almeno un mese di dosaggi crescenti. Gli effetti collaterali sono quelli già noti con i farmaci iniettabili, e cioè soprattutto nausea, vomito, diarrea e altri disturbi gastrointestinali e altri tutti indicati nel foglietto, che contiene anche un avviso in evidenza relativo all’aumento del rischio di tumori tiroidei.

Orforglipron Fundayo Lilly

Oltre al fatto di non dover ricorrere a iniezioni, il farmaco presenta un ulteriore vantaggio: a differenza della semaglutide in pillole non c’è bisogno di evitare di bere e mangiare per 30 minuti dopo l’assunzione, perché non è una sostanza peptidica. È una piccola molecola che viene assorbita ed entra in circolo rapidamente.

Il costo iniziale, che risente della situazione generale del settore alle prese con la scadenza dei brevetti, è di 149 dollari al mese per il dosaggio più basso per chi non ha un’assicurazione o rientra nel programma pubblico Medicare e ha il diabete, mentre per chi ha un’assicurazione sarà di 25 dollari al mese. In ogni caso non potrà superare i 350 dollari mensili (meno della metà, quindi, delle prime formulazioni dell’Ozempic, oggi anch’esso sceso molto di prezzo), con possibilità di sconti ulteriori in caso di specifici schemi.

Gli studi ATTAIN

Come ha ricordato Lilly nel suo comunicato, l’approvazione è giunta dopo la pubblicazione degli studi del programma chiamato ATTAIN, con le parti 1 e 2, che hanno coinvolto un totale di 4.500 persone in diversi Paesi, e che prevedevano l’assunzione di una tra sei dosi di orforglipron per 72 settimane. 

Nel loro insieme, i trial hanno mostrato che chi segue la terapia con il dosaggio massimo ottiene una perdita di peso del 12,4%, contro lo 0,9% del gruppo trattato con placebo, e che anche chi non termina lo schema previsto cala dell’11,1%, contro il 2,3% del placebo. Risultano inoltre ridotti il girovita, importante indicatore di rischio cardiovascolare, e alcuni parametri specifici come i trigliceridi e la pressione del sangue.

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I trial clinici hanno mostrato una perdita fino al 12,4% del peso corporeo dopo 72 settimane di trattamento con il dosaggio massimo di orforglipron

L’effetto, però, è inferiore a quello che si può ottenere con il concorrente diretto, approvato dalla FDA nello scorso dicembre, e cioè la formulazione orale del semaglutide della Novo Nordisk, associata a un calo ponderale compreso tra il 16 e il 17%.

Una pillola per il mantenimento

Il già ampio panorama dei farmaci antiobesità si arricchisce quindi di un nuovo membro, capostipite di una nuova classe (ne sono in sperimentazione diversi altri) di molecole chimicamente diverse dall’Ozempic. Secondo diverse analisi e commenti tra le quali quelle riportate su Time, l’orforglipron potrebbe trovare una sua specifica collocazione nella terapia di mantenimento dopo una prima fase di iniezioni. Essendo molto più facile da assumere, potrebbe convincere quella metà circa di pazienti che abbandonano il trattamento con Ozempic entro il primo anno a continuare.

Lo scenario potrebbe diventare sempre più articolato, con terapie diverse, ciascuna delle quali con un suo ruolo specifico. Per esempio, il retatrutide, sempre di Lilly, che agisce su tre bersagli ed è quindi molto efficace, ma anche pesante dal punto di vista degli effetti collaterali, potrebbe diventare il riferimento per i grandi obesi, e così gli altri farmaci, ciascuno dei quali ha proprie specificità. Secondo le stime, solo negli Stati Uniti le persone obese sono già cento milioni, mentre nel mondo si arriva a un miliardo. 

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Lilly, AdobeStock

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