Gruppo di amici brinda con calici di vino rosso

La campagna del Ministero dell’Agricoltura per promuovere il vino italiano solleva un dubbio: è opportuno che lo Stato faccia pubblicità a una bevanda alcolica?

Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) guidato da Francesco Lollobrigida ha deciso di lanciare una campagna istituzionale per promuovere il vino italiano. Lo slogan dello spot è evocativo: “Vivere il vino, vivere la vita, responsabilmente”. Detta così sembra la pubblicità di un consorzio o di una fiera di settore. In realtà è una campagna pagata con risorse pubbliche e promossa da un Ministero della Repubblica. Secondo i dati del monitoraggio SISMA dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia circa 36 milioni di persone consumano bevande alcoliche; oltre 8 milioni bevono in modo considerato a rischio per la salute; più di 700 mila minori dichiarano di consumare alcol. Tra i giovani è diffuso soprattutto il binge drinking, cioè il consumo di grandi quantità di alcol in poco tempo.

Ed è qui che nasce il problema. Perché il vino non è solo cultura, tradizione e territorio. È anche una bevanda alcolica che contiene etanolo, una sostanza classificata cancerogena per gli esseri umani dalle autorità sanitarie internazionali. La domanda quindi è inevitabile: è davvero opportuno che lo Stato faccia pubblicità a un prodotto alcolico?

Il Ministero che fa pubblicità al vino

Il punto non è demonizzare il vino o negarne il valore culturale. Il problema è che contiene alcol etilico, una sostanza classificata come cancerogena per gli esseri umani (gruppo 1) dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la stessa categoria che comprende tabacco e amianto. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato l’associazione tra consumo di alcol e aumento del rischio di diversi tumori, tra cui: tumori della bocca e della gola, dell’esofago, del fegato, del colon-retto, della mammella

Per questo motivo, sempre più istituzioni sanitarie internazionali sottolineano che non esiste una soglia di consumo completamente priva di rischio. Vedere un ministero che promuove una bevanda alcolica con una campagna pubblicitaria lascia quantomeno perplessi. 

Il paradosso

La scelta appare ancora più discutibile se si considera che lo stesso Stato investe risorse per ridurre l’abuso di alcol tra i giovani, prevenire gli incidenti stradali legati all’alcol, promuovere stili di vita sani. Da una parte si cerca di limitare i danni dell’alcol, dall’altra un Ministero invita a “vivere il vino, vivere la vita”. È vero che lo slogan richiama il consumo responsabile, ma resta il dubbio su quale debba essere il ruolo della comunicazione istituzionale. La questione non riguarda il vino in sé, ma il ruolo dello Stato. Le campagne istituzionali sono normalmente destinate a informare i cittadini su temi di interesse pubblico: salute, sicurezza, prevenzione. In questo caso, invece, risorse pubbliche vengono utilizzate per promuovere il consumo di un prodotto commerciale, per di più una bevanda alcolica.

Bicchiere con lambrusco, vino frizzante rosso, su un tavolo davanti a una bottiglia
Le campagne istituzionali dovrebbero essere destinate a informare i cittadini su temi di interesse pubblico come salute, sicurezza, prevenzione, non su prodotti commerciali

Le campagne che non si fanno

Il Ministero dell’Agricoltura realizza pochissime campagne informative rivolte ai cittadini. Eppure i temi su cui sarebbe utile investire non mancano: promozione della dieta mediterranea, aumento del consumo di frutta e verdura, riduzione dello spreco alimentare, educazione alimentare nelle scuole, maggiore consapevolezza sulle etichette.

Argomenti che riguardano direttamente la salute pubblica e le scelte quotidiane dei consumatori. Invece si sceglie di promuovere il vino, un prodotto che non ha certo bisogno dell’aiuto dello Stato per essere pubblicizzato, considerando il forte sostegno già garantito da consorzi, fiere di settore e campagne promozionali private.

Le linee guida CREA e il grande silenzio sull’alcol

La questione diventa ancora più interessante se si guardano le Linee guida per una sana alimentazione elaborate dal CREA e pubblicate alla fine del 2019, l’ente pubblico che fa riferimento proprio al Ministero dell’Agricoltura. Nel documento si parla di consumo moderato di bevande alcoliche, ma non viene messo in primo piano il fatto che l’alcol è classificato come cancerogeno certo. Un’impostazione che molti esperti considerano ormai superata alla luce delle evidenze scientifiche degli ultimi anni. In questo scenario, la scelta di lanciare una campagna istituzionale sul vino appare ancora più discutibile.

Uomo con bottiglia di vino in mano, seduto a un tavolino con altri bicchieri di alcolici; concept: alcolismo, alcol, dipendenze
Mentre la comunità scientifica insiste sui rischi dell’alcol, il dibattito politico continua a essere influenzato dal peso economico della filiera vitivinicola

In Europa lo scontro sulle etichette del vino

Negli ultimi anni il tema dei rischi legati all’alcol è diventato oggetto di un acceso confronto anche a livello europeo. Nel 2023 l’Irlanda ha deciso di introdurre etichette sanitarie sulle bevande alcoliche che avvertono i consumatori del legame tra alcol e tumori, una misura simile a quella già utilizzata per il tabacco. La proposta ha scatenato una forte opposizione da parte dell’industria del vino e di diversi Paesi produttori, tra cui l’Italia, che hanno criticato l’iniziativa sostenendo che penalizzerebbe un prodotto simbolo della tradizione mediterranea. Il risultato è che, mentre la comunità scientifica insiste sulla necessità di informare meglio i cittadini sui rischi dell’alcol, il dibattito politico europeo continua a essere fortemente influenzato dal peso economico della filiera vitivinicola. In questo contesto, la scelta del ministro Lollobrigida di promuovere il vino con una campagna istituzionale appare ancora più discutibile.

Il vino fa parte della tradizione italiana. Ma quando a promuoverlo è direttamente un Ministero, la domanda resta inevitabile: lo Stato deve fare informazione ai cittadini o pubblicità a un prodotto alcolico? 

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Fotolia

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