Bambina sorridente tiene davanti agli occhi spiedino di marshmallow e caramelle; concept: dolci, zucchero, ultra processati

Un nuovo studio canadese rivela il legame tra la dieta industriale in età prescolare e l’aumento di disturbi comportamentali come aggressività e paure.

Gli alimenti ultra processati sono ormai dilaganti anche nell’alimentazione dei più piccoli. Già in età prescolare, in diversi paesi rappresentano metà delle calorie giornaliere o anche più. Ma che conseguenze hanno i cibi industriali sullo sviluppo cognitivo e comportamentale dei bambini, se ne hanno qualcuna? Per rispondere a questa domanda, i ricercatori dell’Università di Toronto, in Canada, paese nel quale la percentuale di ultra processati nell’infanzia è appunto attorno al 50%, hanno analizzato i dati dei bambini reclutati nel Child Cohort Study, uno studio di popolazione nel quale tra il 2009 e il 2012 sono state arruolate donne incinte. I loro figli sono stati quindi seguiti da diversi punti di vista dalla gravidanza fino all’adolescenza.

I controlli a tre e cinque anni

Come illustrato su JAMA Network Open, i ricercatori hanno controllato l’alimentazione ai tre anni, in particolare sottoponendo ai genitori un questionario su 112 tipi di alimenti classificati in base alle categorie NOVA (e quindi alla definizione più condivisa di ultra processati o meno). Due anni dopo, quando i bambini avevano cinque anni, li hanno sottoposti a un test tra i più comuni per valutare il benessere psicofisico in quell’età, chiamato Child Behaviour Checklist, che assegna un punteggio da zero a cento, nel quale a un punteggio più elevato corrisponde una situazione peggiore.

Già a tre anni, gli ultra processati rappresentavano il 45% delle calorie giornaliere, mentre quelli minimamente processati erano di poco inferiori al 40%, quelli cucinati in casa inferiori al 5% e quelli processati attorno al 15%. Tra gli ultra processati, i più rappresentati erano i dessert (12,5%), i cereali e il pane (11,9%), i prodotti a base di proteine animali (es. crocchette di pollo o wurstel)(7,9%) e i pasti o i cibi pronti da scaldare o da mangiare (6,1%).

Cute children with soft drinks ultra processati
Gli ultra processati peggiori sono risultati essere le bibite con zuccheri o con dolcificanti

Le valutazioni del punteggio a cinque anni hanno fatto emergere gli effetti negativi della presenza degli ultra processati, perché i valori chiamati di internalizzazione, relativi per esempio all’ansia e alle paure, quelli chiamati di esternalizzazione come quelli specifici dell’aggressività e dell’iperattività e quelli generali erano pari, rispettivamente, a 44,6, 39,6 e 41,2: tutti punteggi considerati elevati, per l’età. Inoltre, ogni dieci punti percentuali in più di ultra processati il punteggio peggiorava.

Su tutti, gli ultra processati peggiori sono risultati essere le bibite con zuccheri o con dolcificanti e i pasti pronti come la pizza o i maccheroni surgelati.

Ultra processati e stime

Volendo fare un passo in avanti, gli autori hanno poi stimato che cosa sarebbe successo se fosse diminuita la percentuale di ultra processati nella dieta dei bambini del 10%, e hanno ottenuto miglioramenti significativi in tutti e tre i parametri. Ciò significa che modifiche anche lievi della dieta quotidiana possono avere impatti rilevanti sul benessere emotivo e sullo sviluppo intellettivo dei più piccoli.

Come fanno notare gli autori, non sono necessari grandi sforzi: basta dare ai bambini acqua al posto di bevande dolci, frutta al posto di merendine e così via. Si tratta di accorgimenti che possono essere messi in pratica da chiunque, anche se – ammettono – non tutti i genitori ne sono consapevoli e non tutti hanno la possibilità di resistere alle continue tentazioni del cibo pronto, irresistibile, pubblicizzato e super economico offerto di continuo.

Per questo sarebbe necessario informare le famiglie con interventi educazionali specifici, tenendo anche conto dei risultati degli studi come quello appena pubblicato.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.

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