Urogermin prostata Pool Pharma

Disturbi urinari diffusissimi e mezzo milione di italiani con un tumore alla prostata. Eppure la pubblicità promette soluzioni semplici

Quando un adulto che fatica a urinare vede la pubblicità di UroGermin Prostata tira un sospiro di sollievo. In primo piano l’immagine mostra la famosa statua del Manneken Pis diBruzelles che fa pipì affiancata dalla dicitura “FUNZIONA e si vede!”. Sotto le scritte in una nota si legge che  “Contribuisce alla funzionalità della prostata e delle vie urinarie”. Il messaggio è semplice: hai un problema? C’è una soluzione. Così funziona il marketing degli integratori: rassicurare, semplificare, promettere normalità. La realtà però non è proprio così.

Il sintomo non è uno scherzo

Molti uomini dopo i 50 anni cominciano ad avere il bisogno frequente di andare in bagno, mostrano difficoltà a iniziare la minzione o rilevano un getto debole a causa di ipertrofia prostatica benigna. Le linee guida urologiche (SIU – Società Italiana di Urologia – e AIOM per quanto riguarda l’oncologia) indicano che la comparsa di sintomi urinari nuovi o persistenti richiede una valutazione clinica dall’urologo che può includere esplorazione rettale e la ricerca del Psa nel sangue per escludere il  carcinoma prostatico che nelle fasi iniziali si rivela spesso asintomatico. Per questo i primi disturbi urinari non devono essere liquidati con leggerezza. E qui nasce il problema.

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“Funziona e si vede”: la promessa implicita

Formalmente la pubblicità di UroGermin Prostata è prudente. Usa il verbo “contribuisce”. Non parla di cura. Non cita malattie. Ma lo slogan e l’immagine della statua dominano su tutto. Le parole a caratteri cubitali “Funziona e si vede” non sono un messaggio neutro. È una promessa di risultato. È l’idea che il problema si risolve. È la scorciatoia. Il meccanismo psicologico è elementare: ho un sintomo, vedo una soluzione semplice. provo l’integratore e rimando il medico. Per molti non succederà nulla di grave. Per qualcuno, il tempo perso potrebbe contare.

Integratori: un settore senza controllo

Gli integratori alimentari non sono farmaci. Non devono dimostrare efficacia clinica prima di essere immessi sul mercato. E, soprattutto, la pubblicità  è libera e non è sottoposta a un controllo da parte del Ministero della Salute. In altre parole: la pubblicità circola e molto raramente viene sottoposta a censure o procedimenti sanzionatori.  Nel frattempo, il messaggio arriva al consumatore.

Il grande studio Select su vitamina E e selenio ha mostrato che: il selenio non protegge e la vitamina E può addirittura aumentare il rischio. La Serenoa repens, ingrediente spesso usato per la sintomatologia urinaria e presente nell’integratore UroGermin Prostata ha mostrato nei trial risultati modesti e comunque non migliora il modo significativo il flusso urinario, comunque non paragonabili ai farmaci specifici per l’ipertrofia prostatica. Ma nella comunicazione pubblicitaria tutto questo scompare. Rimane solo il messaggio: “Funziona”.

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Lo slogan “Funziona e si vede” intercetta una platea vastissima di uomini che convivono con sintomi urinari

Quando la rassicurazione diventa minimizzazione

Il punto non è demonizzare gli integratori. Il punto è la responsabilità comunicativa quando si parla di sintomi che possono avere anche un significato oncologico. Usare ironia e promessa di risultato evidente su un disturbo urinario maschile significa normalizzare un segnale che dovrebbe attivare prudenza. Per questo abbiamo presentato un esposto allo Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, chiedendo di valutare se una comunicazione di questo tipo – pur formalmente corretta – possa risultare idonea a banalizzare un problema clinico. Perché in sanità la differenza tra rassicurare e minimizzare è sottile. E a volte si misura in mesi di diagnosi.

In Italia il tumore alla prostata è il più frequente tra gli uomini. Secondo i dati AIOM-AIRTUM, ogni anno si registrano circa 40.000 nuove diagnosi, e oltre 500.000 uomini vivono oggi con una diagnosi di carcinoma prostatico. La sopravvivenza a cinque anni supera il 90%, anche grazie alla diagnosi precoce. Ma ancora più diffusi sono i disturbi benigni: l’ipertrofia prostatica interessa circa il 50% degli uomini sopra i 50 anni, percentuale che supera il 70% dopo i 60 e arriva oltre l’80% negli over 70.

Stiamo parlando di milioni di italiani potenzialmente coinvolti. Non di una nicchia. Una pubblicità che promette che “funziona e si vede” non intercetta un pubblico marginale, ma una platea vastissima di uomini che convivono con sintomi urinari e cercano risposte. Proprio per questo la comunicazione su questi temi dovrebbe essere particolarmente prudente: quando la platea è così ampia, anche l’effetto di banalizzazione può diventare sistemico.

© Riproduzione riservata Foto: Il Fatto Alimentare

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