Friggitrice ad aria vs. frittura classica: chi vince nella battaglia per la qualità dell’aria
Le friggitrici ad aria, la cui diffusione è in continuo aumento, emettono meno sostanze inquinanti nell’aria di casa rispetto ad altri metodi di cottura quali la frittura classica. È però necessario tenerle il più possibile pulite, perché anche solo i residui che restano intrappolati laddove non si riesce ad arrivare con la pulizia possono far nuovamente aumentare l’emissione di sostanze volatili nocive.
Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Università di Birmingham, in Gran Bretagna, che da tempo si occupano di quantificare le sostanze organiche volatili o VOCs e altri contaminanti generati dalla cottura domestica (sia dai fornelli a gas che dagli alimenti), e che nel 2024 avevano già analizzato le emissioni generate dalla friggitrice ad aria durante la cottura di carne magra come quella di pollo.
Sempre meglio la friggitrice ad aria
Ora hanno voluto studiare 12 alimenti diversi, freschi e surgelati, a basso o alto contenuto di grassi, per capire in quale misura gli inquinanti emessi dipendessero dalla quantità di grassi presenti negli alimenti stessi. Tra i cibi testati vi erano: anelli di cipolla surgelati, patatine surgelate (comprese quelle a faccina), pollo fritto surgelato, broccoli e cavolfiori surgelati, petti di pollo freschi, zucchine a fette, pannocchie, funghi, salsicce vegetali, salsicce di maiale e pancetta (affumicata e non).
Per avere un’idea precisa delle sostanze emesse nella realtà, li hanno cotti tutti ponendo una normale friggitrice commerciale, da 1,7 litri, in una camera progettata allo scopo, che cattura i fumi e li analizza. In questo caso, si è posta l’attenzione sui VOCs e sul particolato ultrafine.

Come riferito su ES&T Air, in generale la frittura ad aria ha prodotto molti meno VOCs e ultraparticolato rispetto a quella classica, nello specifico alle fritture profonde, a immersione, e a quelle di superficie. Tuttavia, il tipo di cibo ha influito sulla quantità di emissioni: i peggiori, da questo punto di vista, sono risultati essere gli anelli di cipolla surgelati (probabilmente a causa della panatura porosa e della presenza di olio prefritto) e la pancetta, affumicata e non, (perché il grasso, qui in strati sottili, viene istantaneamente cotto). Anche la friggitrice ad aria, quindi, emette, ma i quantitativi sono nettamente inferiori rispetto a ciò che accade con le padelle e simili. Se si confrontano i valori ottenuti con essa o quelli che si rilevano con la frittura profonda, si vede che in quest’ultimo caso le quantità di VOCs e particolato sono da dieci a cento volte superiori.
L’importanza della pulizia
Volendo approfondire, i ricercatori hanno poi misurato le emissioni della friggitrice con il vassoio vuoto, e hanno rilevato ugualmente la presenza sia di VOCs che di particolato. Dopo 70 utilizzi, i VOCs erano aumentati del 23% e il particolato ultrafine era raddoppiato rispetto alla prima prova, effettuata quando la friggitrice non era mai stata utilizzata. Ciò significa che, nonostante gli sforzi per pulire al meglio, durante la cottura restano sempre dei residui, che si annidano negli angoli più nascosti e inaccessibili e che poi, con la nuova accensione, si volatilizzano. Si tratta di concentrazioni molto basse, inferiori a quelle di qualunque metodo di cottura classico e ben al di sotto dei limiti indicati dai regolamenti edilizi delle autorità sanitarie (in questo caso britanniche) come sicuri.
Tuttavia, secondo gli autori, si potrebbe fare molto di più per eliminare qualunque residuo, perché la sporcizia in parte contrasta i benefici di questa cottura sulle emissioni, ma spesso è inevitabile: ci sono angoli dove è impossibile arrivare. Pertanto, basterebbe progettare le friggitrici in modo che siano interamente pulibili. Nel frattempo, è importante cercare di rimuovere tutta la sporcizia e i residui cui si ha accesso.
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Giornalista scientifica


