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Dieci motivi per dire “no” al TTIP, il trattato commerciale tra UE e USA per il libero scambio senza ostacoli tariffari e non solo. A rischio salute pubblica, sicurezza alimentare e ambientale

TTIP
Ecco perché dire “no” al TTIP

Dal luglio 2013, sono in corso i negoziati per arrivare a un Trattato commerciale di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti (Transatlantic Trade and Investment Partnership – TTIP) con l’obiettivo di aumentare il commercio e gli investimenti tra Ue e Usa, eliminando gli ostacoli tariffari e non tariffari. La preoccupazione diffusa è che l’eliminazione di questi ultimi possa mettere in pericolo il livello di tutela dell’Ue in materia di salute pubblica, sicurezza alimentare, informazione dei consumatori, salute animale e ambiente. Infatti, esistono differenze, anche profonde, tra i sistemi di regolamentazione dell’Unione europea e degli Stati Uniti derivati da culture giuridiche e politiche diverse.

 

Secondo la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo, per conseguire una maggiore compatibilità normativa senza danneggiare gli standard europei, presenti e futuri, in materia di salute e ambiente, il TTIP dovrebbe contenere una chiara distinzione tra i settori in cui gli obiettivi e i livelli di tutela europei e statunitensi sono simili, e quelli in cui sono divergenti. Nei settori in cui sono simili, sarebbe possibile adottare approcci comuni o un riconoscimento reciproco; nei settori in cui i livelli di tutela sono chiaramente divergenti, la cooperazione tra Usa e Ue dovrebbe focalizzarsi sullo scambio di informazioni o su un’armonizzazione verso l’alto.

 

TTIPMa i negoziatori non stanno seguendo questa strada. Il settore agroalimentare è compreso nel capitolo delle materie fitosanitarie, per le quali non si prevede una regolamentazione specifica, mediata tra le due parti. Si intende procedere con il riconoscimento automatico dell’equivalenza, che permetterebbe di accettare le regolamentazioni di entrambe le parti, senza giungere a una sintesi o a una riscrittura congiunta delle regole. Le controversie che ne potrebbero derivare in seguito, sarebbero affidate a collegi arbitrali privati, la cui previsione è oggetto di molte preoccupazioni.

 

Questi sono dieci punti caldi sul tavolo delle trattative sul TTIP.

1) Principio di precauzione – Per autorizzare un prodotto, in Europa è richiesta un’evidente assenza di rischio, mentre negli Usa è sufficiente l’assenza dell’evidenza di un rischio. Da noi, l’identificazione di incertezze scientifiche serie giustifica l’adozione di misure basate sul principio di precauzione, che consente di scegliere l’opzione più protettiva per il consumatore. Negli Usa, il prodotto viene autorizzato, salvo poi adottare misure restrittive, se si evidenziano rischi.

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A rischio i controlli e la sicurezza alimentare. In USA le regole sono diverse e meno stringenti

2) Controlli – L’Unione europea ha adottato la strategia “dai campi alla tavola”, cioè un controllo integrato di filiera, che va dalla produzione primaria, compresi i mangimi e i fertilizzanti, fino alla vendita al dettaglio. I controlli statunitensi, invece, sono più concentrati nella parte intermedia, cioè sulla grande produzione alimentare.

3) Pesticidi – Negli Stati Uniti, sono autorizzati 82 pesticidi vietati nell’Unione europea. Senza una regolamentazione specifica e adottando il meccanismo di equivalenza automatica, con il TTIP i produttori di questi pesticidi potrebbero chiedere di poterli commercializzare anche in Europa.

4) Ogm – A parole, non dovrebbero far parte del TTIP ma le reazioni dei negoziatori statunitensi alla nuova proposta di regolamento della Commissione Ue sulla possibilità dei singoli Stati di vietare gli ogm in mangimi e alimenti, autorizzati a livello europeo, così come già avviene per le coltivazioni, dimostra il contrario.

OGM
In teoria non dovrebbero esserci variazioni sulla possibilità dei singoli Stati di decidere sugli OGM

Negli Stati Uniti, gli ogm vengono considerati equivalenti agli alimenti e alle sementi convenzionali. La Food and Drug Administration (FDA) li ha riconosciuti come generalmente sicuri e quindi non esiste un quadro giuridico con regole specifiche. Negli Usa, gli ogm non devono essere preventivamente autorizzati, e i produttori sono responsabili della sicurezza. Inoltre, non esiste un piano di monitoraggio sui possibili effetti nel lungo termine e ogni procedura di consultazione risulta volontaria. Gli Usa contestano la normativa europea che, oltre ai possibili divieti nazionali, consente alla Commissione Ue di non autorizzare gli ogm, anche se hanno ottenuto parere favorevole da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Secondo gli Usa, una volta che un ogm ha avuto parere scientifico favorevole, la sua autorizzazione alla commercializzazione dev’essere automatica.

Anche sul fronte dell’informazione e della trasparenza nei confronti dei consumatori le diversità tra Ue e Usa sono sostanziali. Da noi è obbligatoria l’etichettatura dei prodotti alimentari che li contengono in quantità superiore allo 0,9% rispetto al peso totale, negli Stati Uniti l’etichettatura è volontaria e pochissimi riportano la dicitura sulla confezione.

Secondo uno studio realizzato dalla Direzione generale delle politiche interne del Parlamento europeo, “nei negoziati relativi al TTIP, una facilitazione nell’approvazione e nel commercio degli ogm è un’importante richiesta dei coltivatori e delle imprese statunitensi. Essi sono sostenuti dalle autorità Usa, che lamentano la lentezza e le poche autorizzazioni alla vendita e al commercio di organismi geneticamente modificati nell’Unione europea.  Il governo degli Stati Uniti vorrebbe anche una soglia di tolleranza più alta per le tracce di ingredienti geneticamente modificati nel cibo e nei mangimi. Il governo Usa, inoltre, ritiene che l’etichettatura obbligatoria degli ogm discrimini ingiustamente questi prodotti”.

carne ormoni bistecche
Ormoni: sono vietati in Europa, ma permessi in USA

5) Ormoni – L’Unione europea vieta l’utilizzo di ormoni per la crescita degli animali, mentre gli Usa lo consentono, anche se non ne è dimostrata la sicurezza. Nel 2012, l’Unione europea aveva risolto un contenzioso durato 24 anni con Usa e Canada, cioè da quando, nel 1988, l’Ue aveva vietato la commercializzazione di carni di animali trattati con gli ormoni della crescita. L’accordo prevedeva che Usa e Canada potessero esportare nell’Ue 48.200 tonnellate di carni bovine da animali hormone-free, nel rispetto della legislazione comunitaria.

6 ) Antibiotici – Negli Usa, a differenza che nell’Ue, che l’ha vietato dal 2006, è ancora consentito l’utilizzo di antibiotici nei mangimi dei polli , come trattamento di massa preventivo e non come terapia per gli animali malati, oltre che per favorirne la crescita, con gravi ricadute sull’antibiotico resistenza negli esseri umani e negli stessi animali. Si stima che il 70% di tutti gli antibiotici distribuiti negli Stati Uniti sia usato negli allevamenti; solo il 10% è usato per curare animali malati, mentre il restante 20% è impiegato nell’uomo. Il TTIP, chiedendo l’equivalenza e non l’identità dei criteri produttivi e degli standard igienici e di sicurezza, aprirebbe la strada all’esportazione nell’Ue della carne di animali statunitensi trattati con antibiotici, di cui non saranno rilevabili le tracce.

carne  macello  polli 1791317607) Cloro – Richiedendo l’equivalenza e non l’identità degli standard igienici, il TTIP consentirebbe anche l’esportazione dagli Usa nell’Ue della carne dei polli, le cui carcasse sono state lavate con acqua di cloro, cioè con candeggina diluita, pratica che in Europa è vietata. Nell’Ue, infatti, è consentito solo il lavaggio con acqua potabile. In Italia non è praticato neppure questo e, dopo la macellazione, i polli vengono subito trasferiti in celle frigorifere, per abbassare rapidamente la temperatura e ridurre al minimo qualsiasi tipo di sviluppo microbico. Il sistema è più oneroso ma preserva meglio la qualità del prodotto.

8) Clonazione – Negli Stati Uniti è consentita la commercializzazione di carne e latte di animali discendenti da cloni e questa caratteristica non deve essere indicata in etichetta. L’Unione europea non ha ancora regolamentato la materia. Un eventuale divieto da parte europea, una volta approvato il TTIP, potrebbe essere considerato come una barriera non tariffaria al libero commercio e quindi contestato. Secondo un’indagine del 2010 di Eurobarometro, il 67% dei consumatori europei esprime forti riserve sulla clonazione animale nella catena alimentare, il 57% non ne vede benefici e il 70% pensa che non debba essere incoraggiata.

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Gli Stati Uniti non riconoscono i marchi che contraddistinguono le eccellenze agroalimentari europee come l’Igp (Indicazione geografica protetta) e la Dop (Denominazione di origine protetta).

9) Igp e Dop – Gli Stati Uniti non riconoscono i marchi che contraddistinguono le eccellenze agroalimentari europee come l’Igp (Indicazione geografica protetta) e  la Dop (Denominazione di origine protetta). L’Italia, con 271 Igp e Dop, è il paese europeo con il maggior numero di marchi. Parallelamente al mancato riconoscimento delle certificazioni europee, negli Stati Uniti ha preso largamente piede il fenomeno industriale dell’Italian sounding, cioè di prodotti che richiamano un prodotto italiano, a volte storpiando il nome. Come riassume un documento del Ministero dello sviluppo economico, che pubblica anche diverse foto esemplificative, “l’Italian sounding è quel fenomeno di contraffazione imitativa che negli Stati Uniti colpisce i prodotti italiani del comparto agro-alimentare, anche se protetti da indicazioni geografiche o denominazioni di origine. Tecnicamente è una pratica che non lede alcun diritto di proprietà intellettuale negli Usa ma che induce il consumatore, attraverso l’utilizzo di parole, colori, immagini e riferimenti geografici, ad associare erroneamente il prodotto locale a quello italiano. L’imitazione evocativa dei prodotti italiani è causa di un consistente danno economico alle aziende del settore che operano negli Usa (…) laddove tre prodotti alimentari italiani su quattro all’estero non sarebbero autentici”.

 

Dall’altra parte dell’Atlantico, i soli formaggi statunitensi con nomi generici di origine europea – come Asiago, Fontina, Gorgonzola o Feta – rappresentano un giro d’affari annuo di 21 miliardi di dollari. I produttori americani giudicano inaccettabile il tentativo europeo di restringerne la commercializzazione nell’ambito del TTIP, giudicandola una misura protezionista e una barriera non tariffaria. La prospettiva di accordo nel TTIP è quella di un mutuo riconoscimento di alcuni prodotti: da una parte, i prodotti statunitensi dovrebbero indicare in etichetta l’origine del prodotto, senza alludere alle indicazioni geografiche europee corrispondenti, dall’altra l’Europa dovrebbe consentire l’esportazione nell’Ue di questi prodotti, sinora vietati. Questa soluzione aprirebbe un maggior mercato negli Usa per le Igp e le Dop europee, grazie all’abbattimento delle barriere tariffarie. Il contraccolpo negativo si potrebbe avere sul mercato europeo, dove i consumatori troverebbero per la prima volta prosciutti, formaggi e salumi con lo stesso nome di quelli italiani, ad esempio, ma a minor prezzo.

 

Stop-TTIP-campagna
Il sistema di arbitrato sovranazionale è uno dei punti più controversi

10) ISDS – Questo è uno dei punti più controversi della trattativa sul TTIP, perché si prevede la creazione di un sistema di arbitrato sovranazionale (ISDS), che, bypassando i sistemi giudiziari nazionali, sarebbe incaricato di risolvere le controversie tra aziende straniere e governi accusati di non rispettare le clausole del trattato. Il timore diffuso è che in questo modo si cerchi di far prevalere gli interessi economici e commerciali su quelli di tutela della sicurezza e della salute, in particolare nel settore agroalimentare. Secondo la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo, “tale meccanismo può in sostanza mettere a repentaglio i diritti sovrani dell’Ue, dei suoi Stati membri e delle autorità regionali e locali, di adottare regolamenti in materia di salute pubblica, sicurezza alimentare e ambiente”. Infatti, “dovrebbe spettare ai giudici dell’Ue e/o degli Stati membri, che offrono un’efficace tutela giuridica fondata sulla legittimità democratica, risolvere tutti i casi attesi di controversie in modo competente, efficiente ed economicamente conveniente”.

 

  Beniamino Bonardi

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11 Commenti

  1. Il principio di precauzione è una boiata tutta politica e burocratica: non mescolatela con la scienza, perché con la scienza non ha niente a che fare. La scienza quantifica i rischi dove è possibile, mentre il principio di precauzione no: serve solo ai politici per pretendere di avere argomenti quando non ce l’hanno.

    In punti da 2 a 8 sono ragionevoli per motivare l’obiezione, nel senso che lasciando perdere le singole questioni di merito (io non sono contro gli OGM, mentre altre cose mi rendono perplesso), non è tollerabile che un trattato gestito da burocrati imponga o annulli regole che dovrebbero spettare agli stati (come se già non avessimo un deficit democratico all’interno dell’Europa).

    Il punto 9 pare effettivamente un suicidio per la nostra industria alimentare. Il punto 10 è intollerabile e consacrerebbe il definitivo smantellamento dell’autorità delle entità statali, anche qui peraltro un fenomeno già avviato all’interno dell’Unione Europa. E lo dice uno che imposterebbe ogni linea politica sul “meno stato, meglio è”, ma certamente ci sono competenze che devono rimanere allo stato e non possono essere delegate ai privati.

    • Roberto La Pira

      Il principio di precauzione una boiata? A volte è usato male e in modo strumentale ma altre volte è un principio fondamentale

    • l’italian sounding veramente ha preso piede OVUNQUE, compreso nei nostri discount dove il “latte d’alpeggio bio” viene prodotto in Austria.
      L’arbitrato sovranazionale va contro ogni logica della comunità europea quindi non si capisce perchè dovrebbe venire ratificato, ma ancora più grave non c’è traccia documentata che si stia trattando su questo argomento. Almeno che io sappia.

  2. Senza considerazioni quantitative, cioè senza una valutazione del rapporto rischio/beneficio, è sempre una boiata.
    Se c’è il rapporto rischio/beneficio, semplicemente, non si chiama più principio di precauzione, ma… rapporto rischio/beneficio.

    Tanto per fare un esempio: quanto in Inghilterra inventarono i primi prototipi di treni, ci fu chi invocò il principio di precauzione, anche se all’epoca non si chiamava esplicitamente così. Esprimendo la propria contrarietà alla nuova invenzione, dicevano: il rumore delle locomotive nelle campagne farà perdere il latte alle mucche; le scintille fuoriuscite dalla caldaia provocheranno incendi incontrollabili; la velocità delle carrozze impedirà ai passeggeri di respirare. Qualitativamente sono tre cose che stanno pure in piedi. Non stanno in piedi quantitativamente.

    Così come qualitativamente uno può pure pensare che i telefonini facciano male alla salute: se però avessimo aspettato la “prova” della totale assenza di rischio, ancora oggi staremmo senza telefonini. Se poi la prova uscirà, considerando che non c’è stata nessuna ecatombe nel frattempo, si prenderanno provvedimenti correttivi.

    PS Se uno volesse poi andare sui massimi sistemi, la “prova” della totale assenza di rischio semplicemente non può esistere dal punto di vista epistemologico. Possono solo esistere le prove di rischio (o di danno effettivo). Per cui l’approccio americano “se non ci sono problemi evidenti, luce verde – magari con il freno tirato – , e poi si monitora sul campo” a me pare il più ragionevole (ovvio, poi bisogna vedere come è implementato, quanto è libero il monitoraggio sul campo – cioè che non sia condizionato da interessi – eccetera).

    • Roberto La Pira

      La sua posizione è interessante ma non certo condivisibile. Oggi in un mercato globale il principio di precauzione è ancora più necessario proprio perchè sulla base del suo criterio le aziende utilizzerebbero decine di additivi e altri ingredienti oltre che sostanze dopanti negli allevamenti in attesa di un giudizio che arriverebbe dopo 10 anni.

    • Non ho detto che qualsiasi additivo vada aggiunto senza farsi problemi, in totale deregulation. È chiaro che tutto va testato opportunamente, cosa che d’altronde mi risulta facciano anche negli Stati Uniti. Così come i telefonini sono stati testati preventivamente in ambiti controllati. Solo che non si può pretendere di avere _il_ test definitivo prima di dare il via libera.

  3. gabriele squaiella

    Hola. Credo non siano comparabili le due tesi sulla precauzione, treni-telefonini/cibo.
    Conosco la storia dei treni inglesi. Era sollevata sono per una questione economica.
    E che i telefonini non facciano proprio male non è vero. Dipende da quanto e come
    si usano. Sicuramente fanno più male le antenne. Vado spesso negli stati uniti e
    occupandomi di alimentazione e salute posso garantire che gli alimenti in commercio
    in quel paese non sono alimenti adatti all’essere umano. E senza troppe indagini
    per chi ne sa un po’ non ha difficoltà a vedere che l’obesità negli usa è diversa
    da qualsiasi altro paese e ho vissuto in tre continenti. Sicuramente ci sono delle disfunzioni
    endocrine, probabilmente ai troppi ormoni che vengono usati negli allevamenti.
    Comunque un dato non si può contestare. Che da sempre Monsanto e soci investono
    milioni di dollari per non far etichettare gli OGM. Non ultimo il referendum in california.
    Prima del referendum il 65% della popolazione era a favore dell’etichettatura.
    In 40 giorni di campagna pubblicitari (35 milioni dollari) le lobby no etichettatura
    hanno vinto. La grande perdita per l’italia è di valore sopratutto culturale
    aggiunto all’economico. Gli stati uniti non hanno nessuna cultura del cibo e delle
    coltivazioni, in parte anche altri paesi europei. E infine. A ogni persona a cui si chiede
    qual’è il bene più importante il 98% risponde la salute. Ed è vero. Senza salute non
    si vive. La precauzione è d’obbligo, non un opzione.

    • Fabrizio Giudici

      “Era sollevata sono per una questione economica.”

      Ecco: non facciamo gli ingenui che pensano che ci sono cose che vengono sollevate solo per problemi etici. TUTTO viene sollevato anche per una questione economica. Ci sono molti che perderanno qualcosa se il TTIP venisse approvato. Quasiasi decisione politica si prende c’è chi ci guadagna e chi ci perde.

      “E che i telefonini non facciano proprio male non è vero. Dipende da quanto e come si usano.”

      Non esistono al mondo cose che non facciano male se si usano male. Anche il cibo, qualsiasi tipo di cibo, pure il più sano, fa male se non viene inquadrato in una dieta equilibrata. Ogni cosa porta vantaggi e svantaggi e il mio punto è che vanno bilanciati quantitativamente per capire cosa fare. Evidentemente anche i treni portano degli svantaggi (p.es. le ferrovie in quanto opere ingegneristiche di grandi dimensioni hanno un certo impatto ambientale).

      Che gli americani siano obesi e obesi in modo diverso è noto, ma è pure noto che non sanno mangiare, nel senso che gli manca la cultura (lei stesso menziona la cultura più sotto). Magari è anche colpa di certi cibi che mangiano e non dovrebbero essere approvati – e per carità sono d’accordo sul fatto che gli americani usano troppi ormoni che non vorrei vedere sul mio mercato, specialmente se non sono opportunamente etichettati – ma penso che l’ignoranza su quali sono le diete equilibrate sia la causa principale.

      Che i produttori di OGM non vogliano le etichette è vero ed è una cosa molto negativa. Non vedo però cosa c’entri con il testing e la precauzione. Qui parliamo di diritto del consumatore all’informazione su cosa mangia. Per questo, non mi piace il TTIP se aumenterà (dico aumentare, perché anche qui in Europa le cose non sono totalmente trasparenti) questa mancanza di informazione sulla mia mensa.

      “La precauzione è d’obbligo, non un opzione.”

      E questa è di nuovo una frase senza senso: qualitativa, ma senza supporto quantitativo. A dimostrazione che il concetto di “precauzione”, espresso come è stato usato in questo contesto, nasce tarato.

  4. gabriele squaiella

    Hola, visto che la maggior parte delle risorse nel primo mondo vengono spesi per la sanità (in italia dal 70/80% vedere bilanci regionali) ripeto che la precauzione alimentare è d’obbligo non per ideologia ma per semplice
    buon senso. Prevenire (che vale per precauzione) è meglio che curare.(Ippocrate-460 a.c.)

  5. Fabrizio Giudici

    Ci mancherebbe. Ma lei non sta portando nessun contributo alla discussione perché continua ad invocare la parola “precauzione” in modo autoreferenziale, come se il vocabolo avesse un effetto taumaturgico; ma senza l’approccio quantitativo, è una parola che non vuol dire niente, o, meglio, serve a giustificare decisioni arbitrarie.

    Ci sono altre prospettive da tenere presente: per esempio, se per “precauzioni” inutili, perché non motivate, si spendono più soldi del necessario per nutrire la gente, si ha di nuovo uno spreco di risorse che andrà a scapito di altre cose, come la sanità.

  6. Assolutamente contrario al TTIP.

    Una delle poche cose valide che abbiamo in Italia è la qualità del cibo, nonostante stia penetrando anche da noi il cibo spazzatura ed il cibo industriale. Io lo chiamo “diluito” ovvero talmente pieno di additivi alimentari che gli ingredienti principali, quelli che dovrebbero essere di qualità, sono spesso scadenti e secondari in quantità se non addirittura sostituiti dagli esaltatori di sapidità o dagli aromi artificiali. Un cibo simile apre le porte molte malattie, non a caso negli USA, dove in quella roba ci sguazzano, c’è una percentuale allucinante di obesi e malati.

    Dunque si tengano la loro merce e non vengano ad imporre agli altri non solo di commerciare secondo le LORO regole ma pure di non rispettare i nostri standard.
    Spero che una volta tanto l’Italia e l’Europa mostrino le palle rispondendo picche a questa gente qui, che se hanno tutta sta voglia di spedire qua i loro polli per racimolare qualche spicciolo significa che stanno proprio alla canna del gas.

    Se passa il TTIP considererò seriamente l’autarchia.