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Sale rosa: no grazie. Costa fino a 30 volte più del comune sale da cucina e non contiene iodio, fondamentale per l’organismo

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Poco importa se i grani sono bianchi, azzurri o rosa , fondamentale è che contengano iodio

Da qualche anno molti supermercati propongono sugli scaffali a prezzi stratosferici (da 7 a 30 volte di più rispetto al sale marino) confezioni di sale rosa himalayano in grani sia fini che grossi. Nonostante il nome, il prodotto giunge dal Pakistan e viene confezionato a (circa) trecento chilometri dalla famosa catena montuosa. Qui sono custodite abbondanti riserve del minerale e si trovano anche numerose miniere. Secondo alcune stime, nel solo Punjab si producono seicentomila tonnellate di sale “rosa” l’anno – nome attribuito a livello commerciale – divenuto un prodotto di consumo anche per gli italiani. Alla base della curiosa scelta ci sono le presunte proprietà salutari, talvolta confermate dalla comunità scientifica. «Si tratta di un sale non raffinato e privo di contaminazioni ambientali – afferma Elvira Tarsitano, docente di biologia del corso di laurea in medicina veterinaria dell’Università di Bari – ricco di zinco, rame e ferro, è completamente assimilabile dall’intestino ed è l’unico che contiene tutti gli oligoelementi di cui abbiamo bisogno».

Tutto ciò non deve creare illusioni perché i vantaggi pratici sono limitati. Lo evidenzia bene Simona Giampaoli, dirigente di ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile de “Il Progetto cuore” che raffredda i facili entusiasmi. «È difficile far capire al consumatore che il sale è sale: poco importa se i grani sono bianchi, azzurri o rosa o se il costo sia molto diverso. Tutti i sali del commercio contengono  quasi esclusivamente cloruro di sodio, l’unica eccezione riguarda il sale di potassio consigliato nei regimi alimentari a basso tenore di sodio». In questo caso il cloruro di potassio è usato al posto del cloruro di sodio e talvolta sono presenti altre sostanze, al fine di migliorare il gusto.

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Le proprietà nutrizionali del sale rosa non sono speciali

Le proprietà nutrizionali dell’ingrediente non sono dunque speciali. In rete si trovano molti articoli che elogiano il sale rosa, trascurando l’unico elemento cruciale per la salute dell’uomo: lo iodio, che nel sale himalayano è presente in misura davvero minima. Si tratta di  un micronutriente fondamentale per la funzionalità degli ormoni tiroidei, che a loro volta svolgono un ruolo centrale nello sviluppo del sistema nervoso e nel mantenimento dell’equilibrio metabolico. Un adeguato apporto nutrizionale di iodio è importante a tutte le età, ma soprattutto durante la gravidanza e l’infanzia. Purtroppo  l’apporto nella dieta degli italiani è al di sotto della sufficienza. «Carenze di iodio in queste fasi possono aumentare il rischio di aborto e portare a deficit cognitivi e intellettivi nei bambini», precisa Antonella Olivieri, responsabile dell’Osservatorio Nazionale della Iodoprofilassi in Italia-Osnami dell’Istituto Superiore di Sanità. Per queste ragioni  l’Italia ha approvato una legge (legge 55/2005) che ha introdotto un programma nazionale di iodoprofilassi, attraverso la vendita obbligatoria di sale iodato in tutti i punti vendita e la possibilità di utilizzo nella ristorazione collettiva e nell’industria alimentare. «Il sale arricchito con iodio è un alimento e non un farmaco, aggiunge iodio alla dieta, ne integra la carenza e può essere utilizzato da tutti», chiosa Olivieri. Consumare cinque grammi di sale iodato al giorno – la quantità di sale raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per un adulto – equivale ad introdurre lo iodio presente in una porzione di pesce di mare.

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La quantità di ferro nel sale rosa è risibile rispetto al fabbisogno dell’organismo

Molti articoli presenti in rete e sui giornali sul sale rosa firmati da medici e biologi sottolineano la presenza nel sale rosa di altri elementi, oltre a sodio, cloro e magnesio: come il rame, lo zinco, il cadmio, il nichel, il piombo e il manganese. Nei testi spesso si evidenziano i benefici dovuti alla presenza del ferro, totalmente assente dal sale bianco, per cui la Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu) raccomanda un apporto pari a dieci milligrammi al giorno che diventano 18  per le donne in età fertile e 27 in gravidanza. Il ferro è un elemento necessario per il trasporto dell’ossigeno nel sangue, visto che lo si ritrova soprattutto all’interno delle molecole di emoglobina, ma la quantità presenti nel sale rosa oscilla tra 0,30 e 50 milligrammi per chilo, in relazione alle miniere di provenienza. Provando a sostituire i 5-6 grammi di sale bianco della dose giornaliera, con il sale rosa la quantità di ferro sarebbe compresa tra 0,001 e 0,25 milligrammi. Si tratta di una quantità irrisoria rispetto al fabbisogno giornaliero, tanto che il ferro necessario all’organismo proviene da altre fonti alimentari: come la carne (soprattutto le interiora), le uova, i legumi (anche se quello presente negli alimenti di origine vegetale è meno biodisponibile, ma questi alimenti li consumiamo in maggiore quantità), i frutti di mare (vongole e ostriche), le verdure a foglie larghe (radicchio, broccoli e spinaci) e la frutta secca (nocciole, pistacchi, arachidi tostati). È vero che il sale rosa – poiché non raffinato – ha un contenuto di ferro (variabile) superiore a quello tradizionale, ma non è questa una differenza apprezzabile tale da determinare la qualità della dieta.

Con il sale si consiglia di non eccedere fin dai primi anni di vita, viste le possibili conseguenze sulla salute (ipertensione, malattie cardiovascolari, calcolosi renale, gastrite e tumore allo stomaco, osteoporosi). La sfida della misurazione non è facile da giocare. L’apporto quotidiano è dato dal sale aggiunto (misurabile) e da quello (maggioritario) che ingeriamo attraverso gli alimenti pronti. Andare oltre i limiti, di conseguenza, non è poi così difficile. Una cosa è certa, però: il sale rosa, come gli analoghi disponibili sul mercato, non rappresenta l’elisir di lunga vita.

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  Fabio Di Todaro

Fabio Di Todaro
Giornalista free lance. Twitter: @fabioditodaro

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12 Commenti

  1. Bellissimo articolo, ma non vi è alcun cenno all’impatto ambientale che comporta la sua estrazione in cui ho parlato in articolo dedicato sul mio blog che mi permetto di segnalare: http://www.salutarmente.it/2016/01/sale-rosa-dell-himalaya-proprieta-benefici-svantaggi.html

  2. Sono d’accordo che il sale rosa non possa essere considerato un elisir di lunga vita, ma, per esperienza personale, ha una capacità di insaporire decisamente più elevata rispetto al sale comune raffinato, in virtù di questa capacità è possibile diminuire la quantità di sale utilizzato senza rinunciare al gusto. Inoltre vorrei aggiungere che anche il sale comune raffinato è povero di iodio (proprio perché raffinato), tant’è che molte ditte propongono sali arricchiti di iodio successivamente; sarebbe consigliabile utilizzare, come faccio io, una miscela di sale rosa e sale marino integrale. Ovviamente l’acqua della pasta non andrebbe salata, ma, se necessario, solo il condimento.

    • Il contenuto di iodio del sale marino integrale e del sale rosa è trascurabile rispetto al fabbisogno giornaliero!
      Non è vero che il sale marino comune perde lo iodio perché viene raffinato, ma dove lo ha letto?
      Il sale è arricchito di iodio perché si presta ad una profilassi per contribuire al fabbisogno per l’intera popolazione. Gli alimenti naturalmente più ricchi sono i pesci ed i crostacei, il latte, le uova, la carne, si trova in misura minore anche nei vegetali. (fonte ISS)

  3. Domanda: considerando i tanti “sali” in commercio con aggiunta di iodio noi consumatori come dovremo orientarci nella scelta?
    Oppure sarebbe preferibile comprare il sale iodato venduto nelle farnon macie sempre che il prodotto farmaceutico sia meno affidabile di quello esposto sugli scaffali dei supermercati.
    Grazie di un eventuale e chiara risposta

  4. Mah, non so se davvero c’è gente che lo compra per presunte proprietà organolettiche particolari, io personalmente ne ho un boccettino in casa perchè è molto meno salato del sale normale, è più delicato e per il pesce (lo uso solo per quello) è perfetto.

  5. Anna Villarini, famosa nutrizionista, in un suo libro ritiene sia più utile utilizzare il sale integrale rispetto al sale iodato mentre le istituzioni spingono il consumatore a comprare sale iodato.

    Detto questo, secondo voi la Villarini si sbaglia e quindi è meglio il sale iodato a quello integrale, oppure è più facile promuovere il sale iodato perché costa meno di quello integrale ed è più facile da trovare in commercio?

    • Il Fatto Alimentare
      Il Fatto Alimentare

      Il sale alimentare è composto da cloruro di sodio. Può venire ricavato dall’acqua di mare – si tratta di sale integrale, ricco di altri elementi: come il rame, lo zinco e il bromo – oppure estratto dalle miniere derivanti dalla lenta evaporazione di antichi bacini marini (salgemma). Dal sale “grezzo”, dopo un procedimento di raffinazione che elimina la maggior parte degli altri sali presenti (di iodio, rame e altri), si ottiene il “sale raffinato” contenente solo cloruro di sodio. Il sale iodato è semplicemente sale comune al quale viene aggiunto iodio sotto forma di ioduro e (o) iodato. Il sale di iodio viene spruzzato sul sale da cucina, mentre procede sul nastro trasportatore verso il confezionamento.

      Le fonti di sodio nell’alimentazione si distinguono in “discrezionali” (il sodio contenuto nel sale aggiunto ai cibi in cucina o a tavola, circa il 36 per cento del consumo abituale) e “non discrezionali” (il sodio contenuto naturalmente negli alimenti o aggiunto nelle trasformazioni artigianali, semi-industriali o industriali: pari al 54 per cento del consumo abituale). Il sale aggiunto nelle trasformazioni artigianali o industriali comprende non solo gli alimenti “salati” (formaggi, insaccati, salumi) ma anche altri prodotti (biscotti, cereali, dolci). E meno dell’11 per cento dell’industria alimentare, stando agli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità relativi al 2011, utilizza sale iodato.

      C’è poi un altro discorso da fare. Lo iodio non deriva soltanto dal sale. Gli alimenti più ricchi di iodio sono i pesci di mare e i crostacei. Anche le uova, il latte e le carni ne contengono quantità importanti. Concentrazioni inferiori ed estremamente variabili in base alla ricchezza di iodio nel terreno, si ritrovano nei vegetali e nella frutta. In alcuni Paesi i terreni e i mangimi sono arricchiti di iodio e questa scelta permette di produrre alimenti con un quantitativo di iodio più elevato. Perciò, mi chiedo: non è meglio assumere una porzione di pesce più volte a settimana (che protegge anche da tante patologie cronico-degenerative) senza l’aggiunta di sale (né quello bianco iodato né quello integrale) e consumare più latte scremato? Consumeremmo la stessa quantità di iodio e minore quantità di sale.

      Testo raccolto da Fabio Di Todaro, Risposta di Simona Giampaoli

  6. Aggiungo per completezza d’informazione che lo iodio contenuto nel sale iodato sarebbe preferibile assumerlo a crudo (ad esempio in un’insalata) in quanto questo elemento è volatile e ad esempio nell’acqua di bollitura della pasta in buona parte evapora.
    Il sale iodato che si trova nei supermercati è utilissimo a tutti a tutte le età tranne che per alcune malattie tiroidee dove può essere ininfluente o leggermente contrindicato (a questo proposito sentire il parere del proprio endocrinologo).

  7. io aggiungere ulteriormente ………. non tanto quello che CONTIENE ma quello che NON CONTIENE
    rispetto al sale tradizionale …..
    premesso che personalmente noto , a parità di quantità, una maggiore sensazione sapida rispetto al sale che ho usato per decenni….. pare che questo sale non contenga certi agglomeranti che invece vengono utilizzati nelle produzioni di sale tradizionale …
    C’è chi dice che queste “aggiunte” non sono dannose alla salute ….. se posso scegliere …preferirei del sale che non ne contiene ….e se ne trova anche di sale prodotto in italia .. non solo il sale rosa!

  8. leggo tante disquisizioni e domande sul sale alimentare, iodato, rosa, raffinato, integrale… ma la risposta migliore l’ha già data il F.A., dicendo che il consiglio è di non superare la quantità di 5 grammi di assunzione giornaliera, oltre i quali si può andare incontro a seri problemi di salute. lo iodio, poi, si trova in determinati alimenti che è bene consumare regolarmente. cari consumatori, imparate ad apprezzare i reali sapori dei cibi ed a non “coprirli” e “falsarli” con quello del sale!

  9. Come tutti i sali “minerali” da antichi depositi marini, a parte tracce nutrizionalmente poco rilevanti di altri elementi più (Fe ..)o meno (Cd-Pb) salutari , non contengono idrocarburi ed altre impurità presenti nel sale marino. L’ideale è il consumo di sale ricristallizato integrato possibilmente con adeguata dose di iodio.