Home / Sicurezza Alimentare / Indovina chi viene a cena? Il programma di Rai3 attacca il salmone di allevamento. La replica di Eurofishmarket

Indovina chi viene a cena? Il programma di Rai3 attacca il salmone di allevamento. La replica di Eurofishmarket

salmone
La puntata di “Indovina che viene a cena” di Rai3 ha dedicato una puntata al pesce, in particolare il salmone

Già il trailer della puntata del programma Indovina chi viene a cena andato in onda su Rai3 il 27 marzo anticipava contenuti poco rassicuranti sul salmone. Purtroppo poi nel corso dell’episodio è stata superata ogni soglia di allarmismo senza il supporto di concrete basi scientifiche. Il servizio della Rai ha sostanzialmente fatto un collage di tutto il peggio che si può vedere sull’argomento salmoni di allevamento, provando a distruggere, in soli 20 minuti, migliaia di analisi e ricerche prodotte da enti istituzionali e autorità di controllo ufficiali norvegesi e italiane.

Dalle immagini sembra che le aziende del settore siano tutte poco serie e poco attendibili per quanto riguarda la gestione del piano di autocontrollo e del prodotto finito. Facciamo fatica a comprendere tanto accanimento contro uno dei prodotti ittici più controllati al mondo, allevato per la gran parte da uno dei Paesi all’avanguardia sull’acquacoltura, sulla normativa del settore, sul benessere dei prodotti ittici e sulla ricerca.

Stiamo parlando della Norvegia che ogni anno, a differenza di altri Paesi produttori di pesce di allevamento, investe grosse cifre nel settore e ha un Ministero della pesca (non esiste in Europa un’altra realtà simile). Il Paese scandinavo vanta anche una serie di enti di controllo e di ricerca istituzionale che producono e pubblicano migliaia di dati (il Nifes- Istituto nazionale per la nutrizione e la ricerca ittica, l’autorità norvegese per la sicurezza alimentare, l’Ices-Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare, l’Imr- Istituto per la ricerca marina, ecc), eppure nel servizio si è parlato solo dei milioni di euro di fatturato che sviluppa il settore e non dei grossi investimenti nella ricerca.

Il programma accusa il settore dell’acquacoltura norvegese, descritto come “senza controllo”

Se il salmone allevato è “pericoloso”, quale specie ittica di allevamento possiamo mangiare? Se le più recenti indagini di mercato, i pareri di enti ed esperti del settore dicono che il pesce di allevamento rappresenta il futuro per approvvigionamento, sostenibilità, sicurezza, freschezza a quale acquacoltura bisogna fare riferimento? E di chi deve fidarsi il consumatore in questo far west, dove la televisione pubblica disorienta denunciando una “confusione europea”? Indovina chi viene a cena, con un abile lavoro di montaggio, focalizza l’attenzione su una presunta inaffidabilità dei servizi di riferimento e di controllo ufficiale a tutti i livelli, e sostiene che la Commissione europea acconsentirebbe al commercio di salmone potenzialmente pericoloso.

Le accuse sono anche rivolte al Governo norvegese che “nasconderebbe” ricerche esclusive e “permetterebbe” una produzione fuori ogni standard sul benessere animale e sulla sicurezza igienico-sanitaria. Secondo il programma anche il nostro servizio sanitario nazionale e le altre autorità competenti (Nas, Capitanerie di porto, Istituto repressioni e frodi, ecc) ne escono con le ossa rotte, non evidenziando la commercializzazione e il consumo di un prodotto rischioso per il consumatore. E che dire delle grandi catene di supermercati dove viene commercializzato oltre il 70% del salmone? E dei ristoratori italiani? Tutti truffatori o incompetenti?

Da anni Eurofishmarket sensibilizza i protagonisti della filiera a rispondere e non restare muti come pesci dopo servizi di questo tipo. Certo, non è semplice ribattere a un programma andato in onda in prima serata sulla terza rete, ma è anche vero che è doveroso segnalare e indicare alla Rai che occorre maggiore attenzione ai contenuti dei programmi verificando le fonti e la loro autorevolezza. Con tutto il bisogno che hanno le persone di essere più informate per fare una spesa consapevole questo tipo di servizi disorientano e fanno perdere la fiducia nel sistema. Stando a questo programma in particolare non si può mangiare pesce di allevamento, soprattutto salmone, ma neppure pesce delle nostre acque dolci e pesce selvaggio locale poiché il Mediterraneo “è uno dei mari più inquinati”.

Anche il pesce selvatico del Mediterraneo viene presentato come “inquinato”

I protagonisti del programma erano ecologisti, rappresentanti di associazioni ambientaliste e ricercatori di enti di ricerca (per lo più incaricati di progetti di ricerca a breve termine). Rispettando il ruolo e la professionalità di queste figure, va comunque detto che non sono stati intervistati professionisti competenti sulle tematiche trattate, soprattutto in merito alle questioni igienico sanitarie. Per persone competenti si intendono quei tecnici che hanno alle spalle un curriculum, un percorso formativo, pubblicazioni, ricerca ed esperienza sulla materia.

Ad esempio, l’affermazione dell’ecologista intervistato, che ha esemplificato la densità degli allevamenti invitando gli ascoltatori ad immaginare “sei pesci da due chili in una vasca da bagno” è molto discutibile, considerando che la normativa norvegese impone, unica nel suo genere, reti con il 97,5% di acqua ed il 2,5% di pesce. Anche la valenza dell’analisi dei “ben” tre campioni di salmone positivi all’etossichina prelevati dalla redazione è ricca di spunti di discussione.

Il servizio di Rai3, poi, arriva a sconsigliare il consumo del salmone in gravidanza, a causa tutte le sostanze chimiche che potrebbe contenere e dunque potenzialmente pericolose per il feto, scontrandosi direttamente con la raccomandazione di segno opposto dell’autorevole Anses (Agenzia francese per l’alimentazione, ambiente, salute e sicurezza sul lavoro).

Nella speranza che la Rai possa in futuro tutelare meglio i telespettatori da presunti allarmismi, indichiamo in allegato fonti referenziate per cercare dati relativi a quanto trattato nel programma e invitiamo anche la redazione di Indovina chi viene a cena a documentarsi in merito, restando a disposizione per un confronto su un settore importante come quello dell’acquacoltura.

Valentina Tepedino – Eurofishmarket

Note:

1. Contaminanti ambientali nel salmone selvaggio e di allevamento

2. Sostanze chimiche nel salmone di allevamento (contaminanti, farmaci, sostanze illegali)

3. Donne in gravidanza e salmone

4. Etossichina

5. FAQ sul salmone norvegese

6. Segnaliamo il dossier di Altroconsumo n.309 di dicembre 2016

7. Articolo nell’inserto salute di La Repubblica

© Riproduzione riservata

sostieni il fatto alimetnare

Le donazioni si possono fare:

* Con Carta di credito (attraverso PayPal): clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264

 indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

bambini natura estate ciliegie frutta

Quando il cibo soffoca i bambini. In Italia 1.000 ospedalizzazioni l’anno. Cosa fare prima e dopo un’ingestione accidentale

In estate per i bambini mangiare in spiaggia, mentre si gioca o si corre è …

33 Commenti

  1. Concordo che questo non è il luogo adatto per questo genere di confronti, ma voglio ugualmente segnalare a Roberto che tra gli sfruttati, oltre gli animali ci sono i bambini, i poveri, gli ignoranti, i deboli, le donne e prima di tutto e su tutto la Terra, che tutto e tutti nutre.
    Inoltre gli esseri umani come gli animali, non sono tutti eguali (uguali ed equanimi), infatti un leone o un lupo non sono così socievoli con gli esseri umani, come lo sono i cani ed i gatti. Anche tra gli animali c’è uno sfruttamento genetico per mera sopravvivenza e ci sono evoluzioni adattive che hanno superato la violenza reciproca.
    Possiamo concludere che oggi, con il progresso tecnologico e la conoscenza diffusa, l’essere umano potrebbe fare sicuramente a meno di sfruttare gli animali, ma dobbiamo riconoscere a noi stessi che dovrebbe iniziare a non sfruttare, opprimere, trucidare i propri simili e distruggere madre Terra, solo per arricchirsi o solamente per sopravvivere.
    Infine per conquistare il rispetto per gli animali, penso ci sia ancora molta strada ed evoluzione da compiere, ma sono speranzoso che prima o poi ci potremo arrivare, anche con il contributo delle avanguardie che si stanno manifestando con una nuova ed accresciuta sensibilità.

  2. Lo sfruttamento Animale è intrinseco allo sfruttamento Umano…bisogna partire con la liberazione degli Animali, e poi godere di tutti gli altri risultati. Non si sono altre vittime “oltre” agli Animali…ci sono gli Animali in primis che soffrono e vengono uccisi, di conseguenza avviene tutto il resto.

    • Visione estremamente semplicistica e banale che non corrisponde minimamente alla “questione” umana.

    • Infatti non bisogna parlare della “questione” Umana…bensì degli Animali e del loro sfruttamento. Buon per lei Marco che trova estremamente semplicista il genocidio in atto…diversamente dalle vittime!

    • Buon per Lei, Roberto, che antepone il benessere animale a quello delle centinaia di milioni di bambini e adulti sfruttati e torturati ogni giorno per il nostro benessere; mi sarei aspettato almeno la parità ma, si sa, oggi va di moda altro, purtroppo per le vittime!

  3. Probabilmente non è chiaro il concetto di antropocentrismo e relativo specismo applicato negativamente sempre e comunque alle vittime Animali: il punto cruciale è questo. Il benessere acquisito dall’essere Umano è derivato da secoli di profondi sfruttamenti in primis sugli esseri indifesi (quindi Animali) e poi di conseguenza sugli altri (Umani).
    Ma ho già detto che questo non è il luogo adatto, quindi chiudo questa conversazione abbastanza sterile.

    • Quibdi liberiamo gli animali che, poi, anche i bambini (certamente, probabilmente, forse … perchè il futuro non è cosa nota, o sbaglio?) ne beneficeranno? E’ qui che sta la pochezza delle argomentazioni, ma a capirlo non possono essere quelli che l’hanno acquistito, inconsciamente, come un credo e ci sguazzano col paraocchi. E, comunque, ha pienamente ragione: la conversazione è sterile ma solo perchè la questione è insensata, soprattutto posta in questi termini. Saluti