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Indovina chi viene a cena? Il programma di Rai3 attacca il salmone di allevamento. La replica di Eurofishmarket

salmone
La puntata di “Indovina che viene a cena” di Rai3 ha dedicato una puntata al pesce, in particolare il salmone

Già il trailer della puntata del programma Indovina chi viene a cena andato in onda su Rai3 il 27 marzo anticipava contenuti poco rassicuranti sul salmone. Purtroppo poi nel corso dell’episodio è stata superata ogni soglia di allarmismo senza il supporto di concrete basi scientifiche. Il servizio della Rai ha sostanzialmente fatto un collage di tutto il peggio che si può vedere sull’argomento salmoni di allevamento, provando a distruggere, in soli 20 minuti, migliaia di analisi e ricerche prodotte da enti istituzionali e autorità di controllo ufficiali norvegesi e italiane.

Dalle immagini sembra che le aziende del settore siano tutte poco serie e poco attendibili per quanto riguarda la gestione del piano di autocontrollo e del prodotto finito. Facciamo fatica a comprendere tanto accanimento contro uno dei prodotti ittici più controllati al mondo, allevato per la gran parte da uno dei Paesi all’avanguardia sull’acquacoltura, sulla normativa del settore, sul benessere dei prodotti ittici e sulla ricerca.

Stiamo parlando della Norvegia che ogni anno, a differenza di altri Paesi produttori di pesce di allevamento, investe grosse cifre nel settore e ha un Ministero della pesca (non esiste in Europa un’altra realtà simile). Il Paese scandinavo vanta anche una serie di enti di controllo e di ricerca istituzionale che producono e pubblicano migliaia di dati (il Nifes- Istituto nazionale per la nutrizione e la ricerca ittica, l’autorità norvegese per la sicurezza alimentare, l’Ices-Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare, l’Imr- Istituto per la ricerca marina, ecc), eppure nel servizio si è parlato solo dei milioni di euro di fatturato che sviluppa il settore e non dei grossi investimenti nella ricerca.

Il programma accusa il settore dell’acquacoltura norvegese, descritto come “senza controllo”

Se il salmone allevato è “pericoloso”, quale specie ittica di allevamento possiamo mangiare? Se le più recenti indagini di mercato, i pareri di enti ed esperti del settore dicono che il pesce di allevamento rappresenta il futuro per approvvigionamento, sostenibilità, sicurezza, freschezza a quale acquacoltura bisogna fare riferimento? E di chi deve fidarsi il consumatore in questo far west, dove la televisione pubblica disorienta denunciando una “confusione europea”? Indovina chi viene a cena, con un abile lavoro di montaggio, focalizza l’attenzione su una presunta inaffidabilità dei servizi di riferimento e di controllo ufficiale a tutti i livelli, e sostiene che la Commissione europea acconsentirebbe al commercio di salmone potenzialmente pericoloso.

Le accuse sono anche rivolte al Governo norvegese che “nasconderebbe” ricerche esclusive e “permetterebbe” una produzione fuori ogni standard sul benessere animale e sulla sicurezza igienico-sanitaria. Secondo il programma anche il nostro servizio sanitario nazionale e le altre autorità competenti (Nas, Capitanerie di porto, Istituto repressioni e frodi, ecc) ne escono con le ossa rotte, non evidenziando la commercializzazione e il consumo di un prodotto rischioso per il consumatore. E che dire delle grandi catene di supermercati dove viene commercializzato oltre il 70% del salmone? E dei ristoratori italiani? Tutti truffatori o incompetenti?

Da anni Eurofishmarket sensibilizza i protagonisti della filiera a rispondere e non restare muti come pesci dopo servizi di questo tipo. Certo, non è semplice ribattere a un programma andato in onda in prima serata sulla terza rete, ma è anche vero che è doveroso segnalare e indicare alla Rai che occorre maggiore attenzione ai contenuti dei programmi verificando le fonti e la loro autorevolezza. Con tutto il bisogno che hanno le persone di essere più informate per fare una spesa consapevole questo tipo di servizi disorientano e fanno perdere la fiducia nel sistema. Stando a questo programma in particolare non si può mangiare pesce di allevamento, soprattutto salmone, ma neppure pesce delle nostre acque dolci e pesce selvaggio locale poiché il Mediterraneo “è uno dei mari più inquinati”.

Anche il pesce selvatico del Mediterraneo viene presentato come “inquinato”

I protagonisti del programma erano ecologisti, rappresentanti di associazioni ambientaliste e ricercatori di enti di ricerca (per lo più incaricati di progetti di ricerca a breve termine). Rispettando il ruolo e la professionalità di queste figure, va comunque detto che non sono stati intervistati professionisti competenti sulle tematiche trattate, soprattutto in merito alle questioni igienico sanitarie. Per persone competenti si intendono quei tecnici che hanno alle spalle un curriculum, un percorso formativo, pubblicazioni, ricerca ed esperienza sulla materia.

Ad esempio, l’affermazione dell’ecologista intervistato, che ha esemplificato la densità degli allevamenti invitando gli ascoltatori ad immaginare “sei pesci da due chili in una vasca da bagno” è molto discutibile, considerando che la normativa norvegese impone, unica nel suo genere, reti con il 97,5% di acqua ed il 2,5% di pesce. Anche la valenza dell’analisi dei “ben” tre campioni di salmone positivi all’etossichina prelevati dalla redazione è ricca di spunti di discussione.

Il servizio di Rai3, poi, arriva a sconsigliare il consumo del salmone in gravidanza, a causa tutte le sostanze chimiche che potrebbe contenere e dunque potenzialmente pericolose per il feto, scontrandosi direttamente con la raccomandazione di segno opposto dell’autorevole Anses (Agenzia francese per l’alimentazione, ambiente, salute e sicurezza sul lavoro).

Nella speranza che la Rai possa in futuro tutelare meglio i telespettatori da presunti allarmismi, indichiamo in allegato fonti referenziate per cercare dati relativi a quanto trattato nel programma e invitiamo anche la redazione di Indovina chi viene a cena a documentarsi in merito, restando a disposizione per un confronto su un settore importante come quello dell’acquacoltura.

Valentina Tepedino – Eurofishmarket

Note:

1. Contaminanti ambientali nel salmone selvaggio e di allevamento

2. Sostanze chimiche nel salmone di allevamento (contaminanti, farmaci, sostanze illegali)

3. Donne in gravidanza e salmone

4. Etossichina

5. FAQ sul salmone norvegese

6. Segnaliamo il dossier di Altroconsumo n.309 di dicembre 2016

7. Articolo nell’inserto salute di La Repubblica

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33 Commenti

  1. Non ho visto la trasmissione e non entro nel merito della qualità del salmone.
    Vorrei però far presente che la Norvegia non sembrerebbe essere una nazione attenta al benessere animale, visto che si sta apprestando ad effettuare una carneficina di balene, molte delle quali in stato interessante.

    • Hai fatto benissimo a sollevare il problema . Anche se la nostra salute alimentare e’ un problema diverso rispetto al benessere animale ed il rispetto della natura , e’ ovvio che se un Paese disprezza quest’ ultimo , difficilmente potra’ proporsi come avanguardista nelle tecniche di gestione degli animali

    • ESATTAMENTE, MI HA TOLTO LE PAROLE DI BOCCA!

  2. Non è la prima volta che Report e i suoi operatori, mandino in onda servizi allarmistici che hanno un solo punto di vista, nel caso specifico quello di una redattrice vegana, vegetariana talebana, senza contraddittorio (ricordo un servizio sul BIOLOGICO dopo il quale non si dovrebbe piu’ consumare nulla ), perchè ormai è tutto inquinato, aia, acqua, suolo,dna di qualsiasi essere umano e non. Che dire…è un servizio pubblico e quindi dovrebbe informare , ma senza avere posizioni talebane, il punto di vista dei vegani, vegetariani non è il solo e indiscutibile.

  3. Io dico è un bene vedere questi servizi ed essere informati come sono gestiti questi allevamenti ,la salute è la priorità assoluta noi possiamo influenzare il mercato personalmente non lo acquisto più preferisco il pesce azzurro perlomeno non è forzato nella alimentazione

  4. Io alle trasmissioni sul cibo alla RAI do’ un peso relativo e mi baso solo sulle realtà di chiè esperto sicuro del problema trattato. Ho visto un allevamento di orate e branzini in mare aperto a Nord dell’isola di Leros (Dodecanneso) nei pressi di un isolotto ed ho potuto constatare il modo di allevamento con reti in mare aperto.La zona la visitai alcuni anni or sono perché ero amico del titolare (mia moglie era nata appunto a Leros) ed ho potuto vedere tutto di tutto. Ho prelevato tre campioni ben sigillati di acqua e,tornato in italia, ne ho fatte delle misure che mi hanno data certezza di inquinamento quasi nullo. Da quella volta ho spesso preferito le orate di allevamento provenienti dalla Grecia,perché il mare Egeo,data la profondità e il poco numero di industrie chimiche e altre è misero,mentre ad es. l’alto Adriatico è zeppo di fiumi che sversano scoli agricoli,liquami fognari di alcuni incoscienti e altro ancora e la profondità è mediamente circa un 20° dell’Egeo,quindi una massa d’acqua ben superiore. (Sono nato a Chioggia…regno del pesce e vissutovi 68 anni,prima di spostarmi)

  5. Sono un forte consumatore di salmone fresco e affumicato; l’articolo mi preoccupa molto; avrei bisogno e chiederei certezza e forse anche più serietà da tutti. Le nazioni e aziende coinvolte dovrebbero dare maggiori informazioni

  6. A parte il solito commento qualunquista qui sopra riportato (vegetariana talebana)…perchè non denunciate ciò che invece la Norvegia (tanto acclamata in questo articolo) compie ogni anno? Tra pochi giorni la Norvegia si lancia nella sua più orribile tradizione — il massacro di centinaia di Balene, la grande maggioranza incinte.
    Le Balene sono creature incredibilmente intelligenti, sappiamo che con il loro ‘canto’ comunicano tra di loro e che provano emozioni simili a quelle Umane. Ma ogni anno in Norvegia sono cacciate e fatte a pezzi e poi usate per farne cibo per Animali e prodotti di “bellezza”! È allucinante! Senza l’attenzione dei media la Norvegia è diventata il primo killer globale di Balene. La Norvegia però continua ad ammazzare Balene e a farla franca, al punto che hanno appena annunciato di voler raddoppiare la quota di uccisioni annuale! Ma per guadagnarci devono venderne la carne, e per farlo hanno bisogno di poter entrare nei porti europei.

  7. Premetto che non ho visto la trasmissione, ma proprio due anni fa sulla televisione svizzera fecero una trasmissione di uguale argomento. Parlarono del pesce di allevamento e del pesce selvatico. C`era un medico francese, ricercatore della Sorbona, che diceva chiaramente che IL PESCE NON VA MANGIATO. Quello di allevamento è di pessima qualità e pieno di colesterolo, mentre quello selvatico è contaminato di metalli pesanti.
    Che dire?
    Distruggiamo il mondo e pensiamo di poter continuare a mangiare cose salutari…mah…

  8. Stop allo sterminio di balene da parte della Norvegia e del Giappone, da ottenere con tutti i mezzi anche il boicottaggio del loro salmone allevato e di altri interscambi commerciali.
    Nel merito dell’inquinamento dei salmoni allevati, terrorismo televisivo a parte, starei solo ai dati analitici reali citati, pubblicati e da verificare costantemente, senza accontentarci delle strutture e degli investimenti fatti dalla Norvegia.
    Perché non sono le infrastrutture che garantiscono i risultati e la qualità, ma come vengono gestite e quali mangimi e farmaci si usano nella prassi quotidiana.
    Analisi continue all’importazione, che sono scontate ed obbligatorie da parte delle varie unità sanitarie preposte. Per quanto ci riguarda come consumatori, possiamo scegliere solo pesci di piccola taglia, sia allevati che pescati, per ridurne i tossici accumulati.

  9. La puntata di Report ha messo in luce diversi aspetti che non conoscevo , tra cui quello dell’etossichina..mi piacerebbe conoscere meglio cosa viene dato da mangiare ai salmoni e quali trattamenti sono permessi sui pesci in allevamento.
    Se va in porto il concordato con il Canada presto avremo anche il salmone OGM…
    Se poi la gente pensa che pagando 10 euro all can you eat possa mangiare del sushi meraviglioso, allora stiamo a posto!

  10. Messaggio per Eurofishmarket:

    Avete “elogiato” la Norvegia in qualità di produttore ittico senza considerare che la stessa e il Giappone sono i principali assassini di una specie marina in via d’estinzione. Magari sarebbe stato doveroso esprimere un opinione meglio rappresentativa del vostro approccio etico (se esiste).

  11. La replica molto ben articolata a quanto messo in discussione nella puntata del 27 marzo lascia a ciascuno, secondo scienza e coscienza, di farsi un’opinione che purtroppo, in ogni caso, può essere soltanto relativa, in primo luogo perché non si hanno le competenze per fare valutazioni dirette sui temi trattati; in secondo luogo perché anche le valutazioni indirette, quelle cioè riguardanti i pareri degli intervistati, degli esperti, ecc., risultano alla fine sempre una scelta di campo basata sull’autorevolezza asserita o meno del soggetto intervistato o del relatore. Come si fa? Trovandomi spessissimo in questa situazione di imbarazzo, provo a uscirne ponendomi la domanda, a mio avviso, dirimente: “cui prodest?”; chi, in sostanza, ha un vantaggio economico dall'”offrire” al mercato un determinato prodotto? o un determinato servizio? la risposta è, credo, fin troppo semplice: chi investe denaro in un’attività commerciale lo fa per guadagnare soldi, possibilmente tanti soldi. Nulla di illegale in tutto questo, ci mancherebbe, e nessuno mette in dubbio che le normative siano rispettate. Ma occorre andare oltre: non è detto che un’attività, di per sé assolutamente in regola con tutte le normative vigenti, sia in regola con l’equilibrio della natura, cui, piaccia o non piaccia, apparteniamo anche noi.
    Ma quale equilibrio della natura ci potrà mai essere se sette miliardi di persone dovessero nutrirsi all’occidentale? Se tutti gli spettatori, in modo compulsivo acquistassero ogni prodotto suggerito dai benevoli produttori (che mica gli interessa il guadagno, certo che no), a quale stadio di sfruttamento delle limitate risorse andremmo incontro? E’ evidente che la replica al servizio tende a difendere interessi di settore: si può comprendere, ma non interessa che il salmone stia in vasche larghe un metro o un km (è chiaro! meglio il meno peggio, sempre!): i salmoni, in natura, come tutti gli altri pesci, non hanno reti che limitino lo spazio natatorio: che siano pelagici o meno. Quindi normativa rispettata, ce lo auguriamo, ma natura forzata, ed è questo che eticamente non è accettabile. Perché l’ottanta per cento delle pubblicità alimentari è dedicata a pesce, carne, salumi, formaggi, latticini, ecc. Non sarà che gli investimenti fatti per allestire in maniera industriale la fornitura di cibo, costi quel che costi, in gran quantità, ma “a prezzi bassi”, richieda un consumo assiduo, quotidiano, innaturale quasi, e senza ragione, di questi eccezionali prodotti, sia ben chiaro, in regola con tutte le normative.
    Ci sono probabilmente delle profonde ragioni culturali e di tradizione nel consumo di certi prodotti, ma non è possibile che tutti possano permettersi di mangiare un prodotto tipico, di tradizione: un paese rivierasco, con poca terra, è normale che si rivolga al mare per il sostentamento; se quello stesso mare però deve consentire non solo il sostentamento, ma anche l’arricchimento, le risorse dopo poco non basteranno più; serve allora pescare sempre più in là, sempre più a fondo, in modalità tali che gli investimenti devono poi essere ricompensati: i “capitani di domani” devono quindi abituarsi fin da piccoli a mangiare parallelepipedi impanati senza neanche sapere e vedere che forma aveva il contenuto di quell’impanatura: hai visto mai che inizi a porsi qualche domanda di troppo che inceppa il meccanismo del guadagno.
    Concludo: chi ha sempre mangiato pesce, salmone, se smette o ne riduce il consumo, non lo faccia solo perché ha il timore che non sia sicuro, vada oltre. Anche la carne è sicura, i “trattamenti” la rendono super sicura, poi c’è anche la cottura, poi è “buona”, poi è “un’eccellenza”, ma possiamo nutrirci di carne come da consigli di benevoli disinteressati produttori con aziende quotate in borsa?
    Basta così, ognuno prenda le proprie decisioni, alzando l’asticella delle proprie valutazioni al di sopra della soglia stabilità dalle norme: mai andare sotto, perché non è giusto violarle e non si deve, ma si può stare molto al di sopra, essere più virtuosi, a beneficio proprio e della collettività, per quel po’ di tempo che ci è dato di farne parte.

  12. Per Corrado, ho letto il suo commento con molto interesse ma non sono riuscita a capire il suo punto di vista…

  13. Profonde riflessioni molto condivisibili, alle quali oltre ad una presa di coscienza individuale auspichiamo si estenda sempre di più ad una consapevolezza collettiva.
    Aggiungo solo un provocante spiritoso quesito in tema:
    se tutti i sette miliardi di esseri umani usassero la preziosa carta igienica, fatta di finissima e bianchissima cellulosa vergine come la nostra, per quanto tempo pensiamo di potercene servire prima di disboscare tutta la Terra?

  14. “…la risposta è, credo, fin troppo semplice: chi investe denaro in un’attività commerciale lo fa per guadagnare soldi, possibilmente tanti soldi. Nulla di illegale in tutto questo, ci mancherebbe, e nessuno mette in dubbio che le normative siano rispettate.”

    Non è affatto troppo semplice! Se incassi innumerevoli profitti a livello internazionale (parliamo di miliardi di soldi) per un tornaconto personale senza aver rispetto di risorse ed esseri viventi senzienti, oltre che creare un danno all’ambiente e all’ecosistema terrestre, senza considerare le relative speculazioni e ripercussioni sul benessere collettivo, non è plausibile l’onestà civile nè il diritto di farlo a discapito degli altri.

  15. complimenti per il tuo intervento Corrado!! ci fossero più interventi come i tuoi quando si parla di “soglie e limiti di legge” NON SOLO quando si parla di SALMONE ……..
    condivido in TOTO
    andiamo oltre ….le questioni di sola sicurezza …

    un’altra riflessione ……il mar mediterraneo non è inquinato…è una bufala?

  16. Dov’erano queste trasmissioni e questi pseudo-competenti quando la qualità degli allevamenti di salmone era si, veramente, indescrivibile?? Oggi, rispetto a due decenni fa, si usano antibiotici in misura quasi irrisoria, alimenti strettamente controllati e attente misure per evitare sovrappopolamento di salmoni nelle vasche nonché un’adeguato metodo di sospensione degli stessi per far ricircolare l’acqua dei fondali; è tutto documentato e non solo dalle autorità norvegesi ma da agenzie, uffici e laboratori di primissimo ordine e credibilità. Però basta che due ecologisti o animalisti dicano la loro, clamorosamente di parte, per mettere in subbuglio mezza Italia. Perchè le trasmissioni come report non si occupano e preoccupano, per esempio, di dirci come mai governo e sanità italiana hanno omesso di avvisarci tempestivamente e con priorità di quanto pubblicato e promulgato dall’OMS in merito alle carni lavorate in generale, e alle loro criticità (tra l’altro inserite dall’AIRC proprio nella lista a maggior rischio cancro)?. Sarà mica che, come succede quasi sempre in Italia … perchè a pensar male si fa peccato ma quasi sempre, in questo paesucolo, ci si azzecca.

    • Ineccepibile la tua protesta in merito alle carni…ma informati meglio circa le condizioni igienico sanitarie degli allevamenti Salmone: le notizie non sono confortanti. Poi come mai il Ministero della Salute con mandato alle autorità sanitarie sta facendo dei controlli in tutte le macellerie italiane circa la possibile presenza di ischeria coli da assuefazione di antibiotici?

    • Roberto, le condizioni igienico sanitarie le valuto su due basi: la prima visionando i documenti di chi è andato direttamente a verificarle, la seconda valutando quelle delle confezioni di salmone. Sono socio di lunga data di Altroconsumo e negli anni parecchie volte sono stati fatti controlli e verifiche di laboratorio e quello che emerge è un veloce e costante miglioramento di tutte le condizioni ad ogni studio nuovo o rifatto che sia. Ultimo studio è prorpio di questi ultimissimi mesi. Certo, possiamo anche dire che Altroconsumo sia un covo di prezzolati, che siano incompetenti e tutto quel che si vuole; facciamolo, io mi preoccuperò di riportargli la protesta e le critiche e vediamo se e come rispondono in merito, così ci togliamo lo sfizio tutti quanti e potremo mettere a confronto il tutto. Sono curioso e anche molto interessato. Saluti

  17. Bisogna valutare ogni aspetto e porsi sempre delle domande. Sulla salute non si scherza, soprattutto quando ci sono in ballo profondi ed estesi interessi di lucro. Per tutto il resto…io sono contrario ad ogni forma d’allevamento, intensivo o estensivo che sia, essendo un danno per tutti gli Animali e per l’ambiente.

    • Quando si vive un’epoca la si accetta in tutto, anche se non la si condivide negli abomini. Inoltre, per dirla tutta, per qualcuno può essere abominio allevare polli e per qualcun altro spargere onde radio ben poco salutari in tutto il mondo, con conseguenze delle quali si conosce, per ora, ben poco ma abbastanza da far paura ora e in futuro. Ma si è spesso pronti a condannare l’allevatore senza contare che l’agricoltore (moderno) disbosca, inaridisce e distrugge per procurarci ogni bendidio in ogni momento dell’anno, peerchè a noi pace mangiare le ciliegie a natale e le zucchine all’epifania e così via libera a voli intercontinentali superinquinanti e serre riscaldate (oltre a concimi rinforzanti ecc.). E guai a rinunciare al nostro inseprabile smartphone, costi quel che costi in manodopera sfruttata e inquinamento; e si, perchè per la nostra coscienza è molto peggio mangiare un pollo arrosto che incoraggiare lo sfruttamento minorile e le condizioni disumane nelle quali centinaia di milioni di persone operano per consegnarci indumenti nuovi di zecca, automobili e prodotti tecnologici che stanno diventando i ns migliori amici. Mi piacerebbe azzerare tutto, di colpo, poi riunire tutti quanti e dire: ora andate a procurarvi il cibo a mani nude, senza cellulari e suv … poi assisterei con gioia ai risultati. Perchè a quel punto, molti pagherebbero per una misera aletta di gallina vecchia o un pezzo di coda avanzato di salmone norvegese allevato.

  18. Il tuo ragionamento è una specie di paradosso che può avere un senso logico solo se non giustifica l’attuale atteggiamento: ipocrisia. Lo sfruttamento Animale è invece una radicale ed estesa realtà che diffonde effetti negativi sotto ogni punto di vista, basta osservare le cifre: 200 mld di Animali uccisi ogni anno! Partire da questa consapevolezza eliminerebbe numerose piaghe di questa società atipica e contraria ad ogni sostenibilità. Il concetto specista, che è alla base dell’antropocentrismo Umano che perdura da secoli, crea innumerevoli effetti negativi parte integrante della psicosi consumista.
    Ma questo è un approccio troppo importante e non idoneo a questa testata.

    • Forse non mi sono spiegato, comunque la lezione sullo specismo è ammessa solo se chi la da si spoglia di tutto ciò che rovina quello che gli sta intorno. E non credo esista qualcuno sulla faccia della terra che possa darla, per ora. Perchè pensare che chi alleva e uccide e mangia animali faccia peggio di chi consuma e utilizza prodotti che, indirettamente sia chiaro, devastano, inquinano, distruggono e uccidono l’ambiente e altre innumerevoli forme di vita (senza prima allevarle), arrogandosi il diritto del monopolio di estinzione futura per insostenibilità ambientale meno palese e meno “di moda” è, certamente, un ottimo esempio di quell’atteggiamento sopra citato: ipocrisia. Saluti.

      PS: da oltre 6 anni mangio, molto raramente, esclusivamente carne di selvaggina (per motivi di salute legati all’infiammazione ecc.) e, in compenso, ho aumentato e di molto il consumo di frutta e verdura. Pur evitando qualsiasi prodotto fuori stagione non mi passa mai per la testa l’idea che io possa essere meno dannoso di chi consuma carne con regolarità. E sopporto a malincuore soprattutto i salutisti radicali che, però, usano due cellulari, il suv e mangiano frutta tropicale e verdura coltivata in serra.

  19. Condivisibili e profonde riflessioni, prima di Corrado ora di Marco, che partendo da un semplice problema d’allevamento di salmoni, affrontano a 360 gradi la situazione attuale abbastanza degenerata e nella quale tutti siamo immersi volenti o non volenti.
    Molto spirito d’adattamento, nessun fanatismo radicale, ma attenzione costante alle possibilità di scelta e d’indirizzo che abbiamo.

  20. Non è una questione di chi fa meglio o peggio. Gli Animali sono esseri senzienti, e il fatto stesso che l’essere Umano li usi a proprio profitto è sbagliato in tutti i sensi possibili. Ogni altra considerazione è fuori luogo…proprio perchè il concetto stesso di specismo impone il predominio di una specie sull’altra. Bisogna partire da questo consapevolezza per concepire tutto il resto, ovvero che tollerare il genocidio in atto significa indirettamente predicare un egocentrismo talmente negativo da non lasciare nessuna altra speranza di sopravvivenza. E’ troppo scontato e semplicista affermare che l’utilizzo degli smartphone implica la predazione di preziose risorse che a sua volta distrugge innumerevoli vite Animali. Ogni oggetto che utilizziamo deriva dallo sfruttamento Animale, ogni semplice accessorio, auto, pc, vestito, cosmetico farmaco…ecc.ecc.ecc. Questo è un dato di fatto, non una lezione di specismo. Ma se partiamo dalla consapevolezza che per vivere bisogna imprimere un compromesso nelle nostre abitudini…allora tanti progressi potranno fiorire in futuro. Il fatto stesso di considerare un Cane (amico) diverso da una Mucca (cibo) fa riflettere su ciò che rappresenta l’attuale società Umana. Il principio è questo…non necessariamente un ipocrita approccio che giustifica talune azioni rispetto ad altre.
    Ma…ripeto, questo è argomento non adatto per questo luogo.