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Patatine fritte: arriva la patata anticancro con il 75% in meno di acrilammide! C’è però un problema, il tubero è “geneticamente modificato”

patatine fritte
Negli USA le autorità sanitarie hanno detto sì a una nuova patata che in frittura produce meno acrilammide.

Negli stessi giorni in cui due stati americani (Oregon e Colorado) hanno detto no alla proposta di obbligo di etichettatura per gli ingredienti geneticamente modificati (GM), lo U.S. Department of Agricolture  ha detto sì alla coltivazione su larga scala di una patata GM. Il nuovo tubero sviluppa una quantità  minore di acrilammide quando viene cotta ad alte temperature (come nel caso delle patatine fritte), e quindi potrebbe fare diminuire il rischio di cancro cui la sostanza è da anni associata. L’acrilammide si forma perché durante la frittura delle patate un aminoacido chiamato aspargina reagisce con alcuni zuccheri (reazione di Maillard) e porta alla formazione di questa sostanza  considerata nociva per l’organismo anche se le quantità non sono state stabilite. Nella nuova patata il contenuto di aspargina  è drasticamente ridotto e quindi si forma una minor quantità di acrilammide.

La nuova patata è stata modificata seguendo un procedimento che non sfrutta l’inserimento di un gene tramite un vettore virale

La nuova patata è stata modificata seguendo un procedimento che non sfrutta l’inserimento di un gene tramite un vettore virale o batterico, come avvenuto finora per gli altri vegetali geneticamente modificati, ma interviene direttamente sulla replicazione del genoma con una tecnica nota, chiamata RNA a interferenza permettendo di “spegnere” l’espressione di alcuni geni specifici. Il problema è che la nuova tecnica non è mai stata utilizzata nell’ambito alimentare e quindi, nulla si sa sugli eventuali effetti sul lungo termine. La patata chiamata “Innate” vuole sottolineare l’assenza di organismi estranei ma solo l’avvenuta modifica del suo DNA per tranquillizzare i possibili clienti. Un altro aspetto interessante è che il tubero risulta più resistente alle ammaccature, permettendo una riduzione degli scarti in fase di lavorazione.  L’ultimo appunto riguarda l’azienda produttrice , la JR Simplot,  una storica company americana rimasta per molti anni unica fornitrice di patate per McDonald e ancora oggi una tra le principali.

patata innate ogm
La patata “Innate” risulta più resistente alle ammaccature, permettendo una riduzione degli scarti in fase di lavorazione, ma è quasi un alimento GM

Il via libera dell’USDA ha suscitato immediate reazioni per quanto riguarda la sicurezza proprio da parte dei consumatori che dovrebbero essere i primi beneficiari della patata con meno acrilammide. Le patate GM sono state studiate alla fine degli anni novanta dalla Monsanto per conferire resistenza a un parassita, ma l’idea risultò essere un gigantesco flop e la produzione fu abbandonata. Le catene di ristoranti e dei fast food e le aziende produttrici di semilavorati non vollero utilizzare quelle patate per timore delle reazioni dei consumatori. Adesso i clienti di Simplot si sono schierati su fronti diversi: ci sono i curiosi e quelli che rifiutano a priori  la proposta. Ma ciò che si attendeva di più era la reazione delle grandi associazioni di consumatori, in grado di orientare significative fasce di consenso e quindi di mercato. Gli esperti del Center for Food Safety  hanno ricordato che non ci sono dati sull’ingestione di alimenti creati con la tecnica dell’RNA a interferenza, e quindi risulta prematuro consentire la vendita della patata Innate, annunciando una causa contro la decisione. C’è di più, secondo questi studiosi alcuni degli enzimi soppressi sono molto utili per l’utilizzo dell’azoto del terreno da parte della pianta e per le sue naturali difese contro i parassiti.

Glass bowl full of hot fries and rising steam.
Le nuova patatine hanno dal 50 al 75% in meno di acrilammide, anche se la quantità cancerogena negli uomini non è stata ancora determinata

A queste prime critiche l’USDA ha risposto (scarica pdf),  ricordando che le patate Innate hanno lo stesso tasso di nutrienti di quelle normali, con la sola esclusione delle sostanze oggetto della modifica. L’acrilammide, per esempio, dopo la preparazione di patatine fritte risulta inferiore in misura variabile dal 50 al 75%: un valore che, di per sé, non dice molto, visto la quantità sicuramente cancerogena negli uomini non è stata ancora determinata. La questione questione sembra tutt’altro che risolta. La Simplot, comunque, ha chiesto spontaneamente al dipartimento di verificare la sicurezza di Innate.

Un po’ a sorpresa, sul fronte opposto, sia pure in via preliminare, si è schierato l’altro grande istituto di ricerca indipendente, il Center for Science in the Public Interest (CSPI), solitamente molto critico. Secondo quanto riferito dal New York Times, che ha pubblicato un ampio resoconto su tutta la vicenda, il CSPI supporta Innate per la possibile diminuzione dell’esposizione dei consumatori all’acrilammide.

patate fritte
La Simplot punta a esportare Innata in paesi che già consentono la vendita di vegetali geneticamente modificati

Nei prossimi mesi si capirà se la nuova patata avrà più successo di quella della Monsanto, anche se per ora le quantità necessarie a soddisfare il mercato americano sono lontanissime da quelle che l’azienda, dopo 14 anni studio su Innate, è in grado di fornire che dovrebbe essere coltivata su poche migliaia di ettari, mentre ne occorrerebbero milioni. Nel frattempo l’associazione di categoria, il National Potato Council, forse temendo la concorrenza, e certamente paventando la contaminazione oltre che lo stop alle vendite nei paesi dove i prodotti GM non sono ammessi, si è mostrata prudente. Non si tratta di un timore infondato, la Cina di recente ha rispedito al mittente un carico di mais americano perché contaminato da mais GM Syngenta. La strategia della Simplot punta però a esportare  Innata  in paesi che già consentono la vendita di vegetali GM come: Canada, Messico, Giappone e altri paesi asiatici, per assicurarsi un mercato ed evitare il disastro Monsanto.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. Bisognerebbe avere un parere EFSA

  2. Giancarlo Curzel

    Costante
    D’accordo per l’EFSA. Ed anche per augurarci che nessuno accetti/rifiuti per principio i risultati delle biotecnologie negli alimenti.