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La pasta non sempre parla italiano, oltre il 40% prodotta con grano straniero. Le aziende non lo dicono. Corriere della sera rilancia la campagna de Il Fatto Alimentare

Pasta
La pasta italiana è fatta con grano italiano miscelato a quello di altri Paesi come Canada, Stati Uniti…

La pasta non sempre parla italiano, oltre il 40% prodotta con grano che arriva dall’estero. E’ il titolo del filmato realizzato da Francesco de Augustinis per il sito del Corriere della sera. Il servizio  rilancia i temi portati avanti da diverse inchieste firmate da Il Fatto Alimentare che evidenziano la scarsa trasparenza delle aziende ostili ad indicare sulle etichette l’origine della materia prima. La gente vuole sapere da dove viene il grano della pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Agnesi… Si tratta di una forma di  trasparenza che la maggior parte delle aziende rifiuta di adottare perché teme di dire ai consumatori la verità sul made in Italy. La realtà è però molto semplice, spaghetti e maccheroni sono  ottenuti con  grano italiano, miscelato a quello di altri Paesi come Canada, Venezuela, Stati Uniti, Francia..

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Le aziende non vogliono indicare sulle etichette l’origine della materia prima

L a  dicitura “made in Italy  presente su diverse  confezioni che usano una parte rilevante di  grano duro importato è però corretta.   Gli spaghetti sono “made in Italy”, perché il grano estero viene prima trasformato in semola e poi miscelato con acqua per diventare pasta. Secondo la legge queste due operazioni condotte sul nostro territorio autorizzano la scritta “made in Italy”.   La bontà della pasta in ogni caso non è legata all’origine della materia prima, ma alla qualità della materia prima e alla capacità  di saper fare spaghetti. Barilla ad esempio ha dichiarato a Il Fatto Alimentare che il 20% del grano proviene dall’estero.

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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12 Commenti

  1. Quello che quasi nessuno spiega ai consumatori e che ho letto tempo fa su Il fatto Alimentare è che in ogni caso non siamo autosufficienti per quanto riguarda il grano e che la miscelazione con grano estero con caratteristiche diverse permette alle aziende di offrirci un prodotto migliore. Troppi pensano che il prodotto italiano sia sinonimo di qualità e, per contro, quello estero di bassa qualità. In realtà ritengo che la differenza la facciano i controlli qualitativi che devo certificare la qualità del prodotto, che sia italiano oppure canadese.
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    Come spiegava Andrea Villani di AGER Borsa merci di Bologna, uno dei principali centri del commercio dei cereali in Italia, intervistato da Il Fatto Alimentare: “ricorrere a grano estero è inevitabile per ragioni quantitative, ma anche qualitative. Il grano è composto da molteplici varietà con caratteristiche differenti, e le farine industriali si ottengono mescolando grani diversi, per dare stabilità al prodotto. La materia prima di importazione serve a migliorare il contenuto di glutine delle farine …. Chi vuole può acquistare pane o pasta prodotti con grano di origine italiana, scegliendo ad esempio prodotti a Indicazione Geografica Protetta, oppure marche che indicano espressamente di fare ricorso a solo grano italiano”
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    Il vero problema mi sembra il fatto che possa essere denominato come Made in Italy un prodotto di origine estera e lavorato in Italia… scvivolando nell’utopia, mi vien da dire che sarebbe sufficiente l’obbligo di indicare in etichetta che il prodotto è realizzato con una miscela di grano “italiano e non” indicando magari la zona d’origine, UE – USA, ecc. in modo da chiarire le cose … con l’olio d’oliva si fa, ed infatti quando leggo che è un mix di olio italiano ed estero, giro al largo. Con la psta sarebbe più difficile ed anche controproducente visto quanto sopra, ma una volta che c’è trasparenza si possono effettuare scelte consapevoli, in un senso o nell’altro.

    • Il commento di Paoloblog non tiene conto dell’export.
      Cito: “ricorrere a grano estero è inevitabile per ragioni quantitative”, non è vero, basta fare una ricerca on-line e raccogliere pochi dati per accorgersi che in Italia si produrrebbe abbastanza grano per il nostro fabbisogno nazionale, anzi, molto di più! In Italia si produce 4,5 milioni di tonnellate di grano all’anno, dopo il calo che si ha nel molino (30%) e nel processo di pastificazione (dal 4 al 10%) si arriva a circa 3 mln di tonnellate, cifra quasi identica alla nostra produzione annua.
      Il consumo annuo, sempre in Italia, è invece di 1,6 mln di tonnellate.

      Questi dati possono variare leggermente di anno in anno, in base al clima, al mercato e molti altri fattori. Quello che è sicuro è che il nostro grano è il migliore al mondo, non ha bisogno di essere addizionato a grani esteri per migliorarne le qualità, almeno per la produzione di pasta. Il glutine presente è ottimo, ha un bel colore ed è molto tenace; anche se in quantità minore di quello che che si può trovare in altre semole (per esempio quelle canadesi) per pastificare non si necessita di grani di forza, anzi, utilizzandoli si ottiene solo una pasta meno digeribile!

      Inoltre il grano prodotto in altri paesi potrebbe non ricevere tutti quei controlli che siamo abituati a dare per scontati, soprattutto nel biologico, spesso si sente di partite di semola non regolare trovata nel mercato italiano, ebbene, quasi sempre la responsabilità è di improbabili organismi di controllo creati all’estero ad hoc che oltre a farci mangiare di tutto rovinano un mercato serio come quello italiano dove gli organismi controllano davvero.

      Ma torniamo al discorso principale, perché importiamo grano? Semplice, costa meno. Il grano è soggetto, come tutte le altre materie prime, alla legge della domanda e dell’offerta nel mercato mondiale, a speculazioni ma soprattutto siamo noi, che andando al supermercato e comprando la pasta a 40 centesimi il kg incentiviamo l’importazione di grani discutibili ed economici.

      Basta andare su internet e cercare la quotazione della semola di grano duro e poi andare al supermercato per trovare pasta (e non semola..) ad un prezzo inferiore, mi spiegate com’è possibile?! Il nostro grano ha un colore giallo intenso, vivo, la pasta fatta con grano italiano si riconosce ad occhio, come mai la pasta nelle GDO è marrone? Altro che 20%……..

      Non è colpa dei produttori o delle GDO, loro producono e vendono quello che i consumatori comprano.
      E non è colpa dei consumatori, non si può conoscere ed essere informati su tutto.
      La colpa è di chi ha l’obbligo di vigilare e regolamentare un mercato, etichettatura compresa.

    • Le aree di produzione di grano duro al mondo sono :
      CANADA
      UE (Italia – Francia – Spagna – Grecia – Polonia)
      TURCHIA
      USA
      MESSICO
      KAZAKISTAN
      ALBERIA
      MAROCCO
      TUNISIA
      INDIA
      SIRIA
      Il blogghista saprebbe spiegarmi come dare una dichiarazione d’origine certa ed un informazione corretta ? Si dovrebbero trasformare le etichette in bugiardini tipo farmaci ?

      L’origine della pasta (lo dice il Codice Doganale Comune) è sempre e in ogni caso italiana perché il grano duro è trasformato sempre in Italia e la seconda trasformazione avviene sempre in Italia.

      L’etichettatura Made In (miscela di grano italiano e non ) sarebbe un’informazione inutile per il consumatore.

      Diverso invece il se si facessero discorsi più seri, quale la sostenibilità dell’agricoltura italiana, i progetti di FILIERA CORTA, le produzioni 100% grano duro italiano.

      Come il progetto Dedicato della Regione Puglia che tende a valorizzare il grano duro 100% pugliese. Zona, questa, da sempre vocata alla produzione di grano duro in Italia e da sempre definita il granario d’Italia.

    • x Luca,
      la pasta nei supermercati è marrone per altri motivi, non per la presenza o meno di grano estero. Molto dipende dal tipo dalla qualità della semola utilizzata e dai processi di lavorazione della pasta.
      Non tutte le paste sono uguali.

      Poi la GDO NON E’ VERO che vende quello che gli viene proposto e quello che si consuma.
      La GDO ha indirizzato le vendite di alimenti verso prodotti di dubbia qualità perché con la corsa ai sottocosto, ai tagli prezzo, ha incentivato negli anni tutte le aziende produttrici di alimenti ad una decadenza della qualità dei prodotti a favore dei volumi !!! Ma i volumi portano agli sprechi.

      Se Roberto La Pira aprisse un dibattito ci sarebbe molto molto da dire……..sia su come si produce la pasta che sugli sprechi alimentari.

    • Roberto La Pira

      Gianni , noi abbiamo già avviato un dibattito un anno fa coinvolgendo le aziende del settore. Se ha degli input li invii in redazione

    • @gianni: quali sono le aree produttive lo so bene e si integra con quanto spiegato da Divella, circa l’impossibilità di avere etichette aggiornate con l’indicazione di origine del grano.
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      Circa l’utilità o meno di un’indicazione di origine del grano, visto che il problema per molti sembra essere la provenienza del grano più che la sua qualità complessiva, ho citato l’esempio di un’indicazione che semplicemente chiarisca il fatto che il grano non è di produzione al 100% italiana.
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      il discorso più serio, forse parte da qui: “Chi vuole può acquistare pane o pasta prodotti con grano di origine italiana, scegliendo ad esempio prodotti a Indicazione Geografica Protetta” e con il progetto citato della Regione Puglia.

  2. Io preferirei sempre quella made in Italy magari artigianale di Gragnano… qualcosa di ottimo su http://www.southinitaly.com

  3. Bisogna considerare che nell’articolo si parla di semola/farina di grano duro che è destinata prevalentemente al mercato della pasta e marginalmente al pane. Altro discorso è per il grano tenero/frumento che vede l’Italia ancor di più dipendente dalle importazioni dall’estero. Il problema è, secondo me, che i ns. agricoltori sono sempre più sottoposti alle speculazioni sul mercato globale e che i costi di produzione in Italia sono più alti rispetto ad altri paesi. Con le nuove regole del WTO che hanno abbattuto i dazi doganali, ma anche quelle europee che permettono le coltivazione OGM, la ns. agricoltura sarà sempre meno competitiva, così come il settore zootecnico. I prodotti MADE IN ITALY si sono i sempre contraddistinti per essere di alta qualità basta vedere tutte le imitazioni che subiscono i ns. prodotti agro-alimentari. Il governo deve intervenire per preservare le eccellenze di questo comparto agevolando fiscalmente le produzioni integrate e bio, anche se i poteri forti delle multinazionali renderebbero questo percorso molto difficile, ma è questa, secondo me, l’unica strada da percorrere e che potrebbe perfino creare occupazione.

  4. Salve. Con amici sto studiando una situazione che da anni si verifica e nessuno, per diversi motivi, la vuol tirare mai fuori dal cilindro e fare una legge seria e corretta! Si tratta dei prodotti alimentari che, come la pasta, vengono si prodotti in Italia ma con prodotti dall’origine scionosciuta. Sconosciuta perchè sulle confezioni non sono riportate l’origine delle materie prime. Se l’attuale legge lo permette, come la pasta, di indicare il made in Italy su un prodotto lavorato nel nostro Paese, è pur vero che il consumatore viene così tratto in inganno! E questo la legge lo prevede. Per ciò, già da adesso, come è già successo per le generiche indicazioni “oli e grassi vegetali” che alla fine si è scoperto alcuni essere nocivi per la salute, consiglierei agli onesti produttori di indicare al 100% corretto sull’etichetta l’origine dei prodotti singolarmente tra parentesi. Se per la trasparenza e l’onesta che ogni momento la pubblicità ci propina, il produttore non dovrebbe sottrarsi a tali indicazioni. Se è stato raggiunto un accordo per i prodotti agricoli con apposta sull’etichetta una bandiera italiana ad onde, ciò sarebbe auspicabile che si verifichi e sia solo ed esclusivamente su prodotti la cui origine sia al 100% italiana. Uno stemma simile potrebbe essere introdotto, a cura dei produttori, su tutti gli altri prodotti con l’indicazione: 100% se le materie prime siano italiane oppure con l’indicazione della percentuale italiana e quella straniera con l’indicazione per quest’ultime dell’origine (sigla del Paese). E ciò mi rifaccio anche a coloro, e sono tanti, che ogni giorno si prodigano, anche con sostanziosi finanziamenti e costi/spese, che promuovono i prodotti italiani al 100% in tutto il Mondo. Bello sarebbe andare in un qualsiasi supermercato, anche all’estero, e vedere la propria bandiera o dello stemma italiano su prodotti originali al 100%. Chiedo alla redazione che ci ospita se fosse possibile aprire una discussione in merito e sentire anche i produttori e le autorità preposte. Che ne dite? Secondo me una modifica alle attuali leggi sarebbe opportuna per sapere da dove vengono le materie prime, ma per i prodotti 100% italiani lascerei la scelta al produttore e, con seri controlli, gli adempimenti alle Autorità preposte.

  5. Questa è una campagna inutile.
    Perchè bisogna sfatare il mito che ‘italiano è meglio’, non lo è per molti ingredienti. Non è vero che il grano straniero costa meno, che il consumatore è ‘tratto in inganno’, che in Italia la produzione di grano è sufficiente al fabbisogno, che il grano italiano è il migliore al mondo (ogni grano ha le sue caratteristiche e i mix sono la soluzione migliore per una pasta di qualità).

  6. Il vero problema è l’origine delle materie prime, si predilige il grano straniero, in particolare Canadese, che è di basso costo e spesso di scarsa qualità, sempre grano ibridato con molti problemi di contaminazione di fitofarmaci, in particolare glifosate, e dove il terreno è concimato con fertilizzanti a base di azoto, il risultato è un grano con un alta percentuale di glutine che favorisce le intolleranze alimentari: abbiamo un grano di alta qualità, in particolare in meridione, che costa di più, però la qualità e la salute si deve pagare.
    Saluti