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Crisi alimentari: aiutare l`agricoltura dei Paesi in via di sviluppo per fermarle. Il diktat del Parlamento europeo

La popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi nel 2050 e secondo le stime Fao bisognerà produrre il 70% in più di derrate alimentari per garantirne la sussistenza. La Commissione Development del Parlamento europeo si accinge ad adottare una relazione sulla food security, affidata all’eurodeputata danese Gabriele Zimmer.

Attualmente un miliardo di esseri umani su sette, il “forgotten billion”, [1] non ha accesso al cibo, cioè soffre di fame e malnutrizione cronica. La gran parte vive in aree rurali, dove l’agricoltura è la fonte primaria di sussistenza.

Bisogna intervenire con urgenza, come più volte sollecitato dal relatore speciale alle Nazioni Unite per il Diritto al cibo Olivier De Schutter e dal segretario esecutivo per la Convenzione Onu sulla Lotta alla desertificazione Luc Gnacadja.

Il tema, sempre lontano dai riflettori, viene ora finalmente affrontato dall’istituzione che rappresenta 500 milioni di cittadini, il Parlamento europeo. Gli eurodeputati sollecitano infatti un efficace sostegno da parte dell’Ue alle attività agricole su piccola e media scala nei Paesi in via di sviluppo (Pvs), che sono destinate in prevalenza ai consumi locali.

Gli obiettivi sono chiari e il percorso logico, ma si devono affrontare tre ostacoli rispetto ai quali gli interessi di Nord-Centro-Sud del mondo proprio non coincidono.

1) Stop al land-grabbing 

Come il Fattoalimentare.it spesso segnala – riportando gli esempi di diversi Paesi africani – gli investitori stranieri hanno acquisito, negli ultimi anni, enormi appezzamenti di terra, nei Pvs, per impiantarvi colture intensive di derrate agricole destinate all’export. A discapito delle popolazioni e degli agricoltori locali, espropriati dei loro campi e deportati con la violenza.

Gli eurodeputati chiedono perciò un intervento Ue perché i governi dei Pvs si impegnino ad attuare riforme agrarie che assicurino i diritti dei contadini locali alle loro terre e per “prevenire le attività di land-grabbing”.

2) Il cibo prima dei bio-carburanti

«La sicurezza degli approvvigionamenti alimentari non dovrebbe venire minacciata dallo sviluppo della produzione di biocarburanti», affermano gli eurodeputati. È dunque necessario un approccio bilanciato, rivolto alle nuove generazioni di agro-fuels che si basano su scarti di agricoltura e allevamento, biogas, etc., per porre fine all’assurda competizione tra le produzioni di cibo e bio-combustibili a partire da derrate agricole alimentari (mais e palma, per esempio).[2]

3) Coerenza delle politiche Ue agli obiettivi di sviluppo

L’Unione europea dovrebbe assicurare la massima coerenza tra gli obiettivi di sviluppo dei Paesi terzi e le politiche sul commercio, la pesca e l’agricoltura.  In questo senso, gli eurodeputati chiedono che la riforma della Politica Agricola Comune “post-2013” sia in linea con una prospettiva globale: smantellare progressivamente i sussidi alle esportazioni (delle produzioni agricole comunitarie) e incrementare le opportunità di accesso al mercato delle produzioni dei Pvs, per facilitare la loro competitività nei rispettivi mercati domestici e regionali.

«La relazione mette in evidenza come la speculazione sulle commodities alimentari ha gravemente peggiorato la volatilità dei listini sui mercati agricoli. Si chiede perciò alla Commissione e agli Stati membri di regolare in modo efficace questo tipo di speculazioni (finanziarie, ndr)», ha affermato il relatore Gabriele Zimmer.

Quanto al commercio internazionale, gli eurodeputati lamentano che «la strategia commerciale Ue è spesso difettosa di condizioni atte a garantire lo sviluppo economico dei Paesi partner». Bisogna perciò introdurre sistemi di valutazione dell’impatto sui diritti umani e l’accesso al cibo delle popolazioni, e condizionare gli accordi alla loro effettiva garanzia, da monitorare nel corso del tempo. Parole-chiave: sostenibilità, sostenere, sostegno. 

 

Qualche cifra

* 1,4 miliardi di persone sul pianeta terra versano in condizioni di povertà estrema: secondo i parametri dell’Oms, hanno a disposizione meno di un 1 dollaro per provvedere ai loro bisogni. Il 50-80% di tale somma è destinata all’acquisto di cibo.

* 2 miliardi di abitanti dei Paesi in via di sviluppo si nutrono grazie a circa 500 milioni di piccole e micro-imprese agricole e la loro produzione potrebbe raddoppiare in dieci anni, secondo il Relatore Onu per il Diritto al cibo, se si offrisse il dovuto supporto all’eco-agricoltura.

La crescita del PIL [3] generata dall’agricoltura è fino a quattro volte più efficace per ridurre la povertà di quella generata da altri settori produttivi.

Tuttavia nel 2008 la quota di aiuti allo sviluppo dedicata all’agricoltura ha costituito il 4,3% (nel 1979 era il 18%).[4]

 

Dario Dongo

foto: Photos.com

 

Per maggiori informazioni:

Il progetto di “relazione su un quadro strategico dell’Unione europea per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare i problemi della sicurezza alimentare”, Commissione per lo Sviluppo del Parlamento europeo.

La procedura Ue in corso: http://www.europarl.europa.eu/oeil/file.jsp?id=5861982

La Commissione per lo Sviluppo del Parlamento europeo: http://www.europarl.europa.eu/activities/committees/homeCom.do?language=EN&body=DEVE

Note:

[1] Letteralmente, “il miliardo (di esseri umani, ndr) dimenticato”

[2] Le raffinerie di etanolo in USA stanno consumando oltre il 40% degli ultimi raccolti di mais, più degli allevamenti e dell’industria alimentare. Il prezzo del mais frattanto è salito del 90% da un anno all’altro (Financial Times 13.7.11, articolo “Ethanol production eats up more corn than livestock, says USDA”)

[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_interno_lordo

[4] Dati www.ifad.org

 

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