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Olio di palma e salute: fa bene o fa male? Quanto ne consumiamo? Il parere degli esperti e degli studi scientifici

merendine biscotti
Un consumo occasionale non fa danni

Ma fa bene o fa male? Abbiamo visto quanto l’olio di palma sia diffuso e vantaggioso per l’industria alimentare, per versatilità e, soprattutto, costi. Rimane però da chiarire quale sia il suo valore nutrizionale e quali effetti abbia sulla nostra salute. Un tema complesso e ancora oggetto di ricerca, eppure alcune indicazioni sembrano rassicuranti. Come spesso accade, il punto critico è la quantità: un consumo occasionale non fa danni, mentre assumere ogni giorno, magari più volte al giorno, prodotti con olio di palma potrebbe rappresentare un rischio per la salute di cuore e arterie. Esattamente come mangiare troppo burro.

In realtà sulle conseguenze per la salute dell’olio di palma c’è una certa confusione. Da un lato, c’è chi tende a demonizzarlo per l’elevato contenuto di acidi grassi saturi (circa il 50% del totale), considerati poco salutari perché tendono a far alzare i livelli di colesterolo nel sangue. Dall’altro, c’è chi lo considera molto positivamente per l’elevato contenuto di precursori delle vitamine A ed E oltre alle sostanze antiossidanti. In questo caso, parte della confusione deriva dal fatto che non sempre è chiaro di quale olio di palma stiamo parlando: se del prodotto integrale o di quello raffinato.

olilo di palma Palm fruit on the tree, tropical plant for bio diesel production
L’alto contenuto di vitamine e sostanze antiossidanti vale soltanto per l’olio di palma integrale

L’alto contenuto di vitamine e sostanze antiossidanti, infatti, vale soltanto per l’olio di palma integrale: un liquido dal vivace colore rosso utilizzato soprattutto nei paesi produttori, anche nell’ambito di programmi di salute pubblica che puntano a ridurre le carenze di vitamina A.

«Una volta raffinato, però, l’olio di palma perde quasi completamente queste sostanze benefiche» ricorda Renato Bruni, ricercatore in botanica e biologia farmaceutica dell’Università di Parma. Per questo chi si pronuncia a favore del palma nei prodotti industriali tirando in ballo vitamine e antiossidanti si dimostra poco informato (oppure in mala fede).

  Valentina Murelli

Valentina Murelli
giornalista scientifica

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8 Commenti

  1. Complimenti per l’articolo! E’ interessante il dato che i grassi saturi devono costituire il 7-10% delle calorie totali. Quindi una persona che consuma 2000 kcal (l’italiano adulto medio) ha un “budget” giornaliero di massimo 22 g di grassi saturi!

    1 cucchiaio di parmigiano sulla pasta ce ne dona 1,8 g
    2 uova ne contengono 3,5 g
    10 g di burro ce ne donano 5 g
    Una tazza di latte intero da 250 g ne contiene 5,5 g
    10 taralli del Mulino Bianco 7 g
    100 g di salame o mortadella ce ne donano 10 g
    Una crescenza (100 g) ce ne regala 13,6 g
    6 grisbì ne esauriscono totalmente il budget: 22,5 g

    • 10 taralli, 6 grisbì… ma io mi sento in colpa se ne mangio solo 5. Certo poi forse esagero con spalmabili vari e cioccolato ma questa “dieta” succitata non mi sembra tento sana…?

    • CIAO ROBERTO non era mia intenzione citare una dieta, ma solo far capire che raggiungere il massimo consentito di grassi saturi è molto facile e che ci sono alimenti, come le uova, che in genere si reputano poco salutari invece contengono meno grassi saturi di altri, tacciati come dietetici (come la crescenza) o di alcuni biscotti.

  2. Articolo molto esaustivo.

    Segnalo un articolo analogo (più semplice) che ho postato qualche settimana fa per rispondere ad un quesito che mi era stato posto.

    http://www.dietaesalute.it/2014/08/olio-di-palma-si-olio-di-palma-no.html

    • grazie,sig.Pratesi,per l’articolo e soprattutto per aver chiaramente fatto i nomi delle aziende alimentari responsabili della malnutrizione

  3. perché sistematicamente censurate i messaggi che contengono nomi di marchi “FAMOSI”? se barilla usa oli di palma,perchè non lo si può dire?