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Insetti a tavola? In Italia non ancora. Tra richieste e autorizzazione bisognerà aspettare ancora del tempo

Per poter mangiare insetti, in Italia, bisognerà aspettare ancora qualche tempo. I titoloni dei giornali che fissavano come data di libera vendita il primo gennaio si sono rivelati imprecisi. Infatti all’inizio di quest’anno è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2015/2283 sui nuovi alimenti (novel food), che dovrebbe snellire la burocrazia per introdurre in Europa nuovi alimenti. La semplificazione riguarda specialmente il segmento della commercializzazione (e quindi il consumo) di prodotti a base di insetti. Per effettuare tutto l’iter previsto ci vuole del tempo e quindi nell’immediato sul territorio nazionale non si possono ancora vendere né allevare insetti per usi alimentari.

A fornire chiarimenti è una circolare della DGISAN in cui si spiega che l’autorizzazione di un novel food deve essere richiesta alla Commissione Europea, che incarica l’Efsa di effettuare una valutazione, e in base ai dati ricavati dà o meno l’autorizzazione.

“Nello specifico per gli insetti – ci spiega Antonia Ricci dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Delle Venezie* – è prevista una procedura semplificata, che richiede comunque alcuni mesi; infatti gli interessati (aziende, produttori…) dovranno accompagnare la richiesta con numerosi dati sulla sicurezza per il consumo e dimostrare che si tratta di prodotti che fanno parte delle tradizioni culinarie in altre regioni del mondo.”

In Italia esistono industrie che producono esche per la pesca, o animali da compagnia (!), ma non è possibile allevare grilli, bachi, formiche e cavallette come animali destinati alla produzione alimentare, con l’eccezione di alcune realtà sperimenti (Italbugs, start up del Parco Tecnologico Padano di Lodi). Per trovare sulle nostre tavole cibi a base di insetti, il primo passo è l’autorizzazione all’uso alimentare, e quindi l’emanazione di linee guida e regolamenti sulle modalità di allevamento e sul processo produttivo.

insetti
Gli italiani sono ancora restii a inserire grilli e formiche nella loro dieta

L’interesse per questa tipologia di alimenti ha avuto una notevole spinta alcuni anni fa con il lancio da parte della Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, del programma “Edible insects” che promuovere la pratica di mangiare insetti, già seguita da circa due miliardi di persone nel mondo, principalmente in Asia, Africa e America Centrale. Questa opzione è vista come un’ottima risorsa per sfamare i nove miliardi di persone previsti per il 2.050, considerando che gli allevamenti di insetti utilizzano meno terra, acqua e mangimi rispetto a quelli di altri animali.

Tralasciando le difficoltà e le lungaggini che si dovranno mettere in conto per trovare esposti sugli scaffali dei supermercati prodotti a base di insetti, le ricerche sui consumatori non sembrano incoraggianti. Come già scritto (vedi articolo) sembra che gli italiani siano restii a inserire grilli e formiche nella loro dieta, anche se sotto forma di farine. Per chi invece non vedesse l’ora di provarli, la soluzione potrebbe essere fare un viaggio in quegli Stati membri che hanno ammesso a livello nazionale la commercializzazione di qualche specie di insetto in un regime di “tolleranza”.

* Chair del Panel Biohaz dell’Efsa, Autorità Europea per la Sicurezza alimentare

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Sembra quasi che trepidiamo nell’attesa ! Meglio una bella insalata con pezzettini di parmigiano !

    • Completamente d’accordo!
      Non si comprende da dove arriva tanta ansia di consumo dei simpaticissimi grilli ed affini, togliendo scarafaggi, vermi ed altre amenità che forse interessano molto i popoli asiatici, ma noi europei abbiamo di molto meglio e da sempre.