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Insetti a tavola, anche gli esseri umani potrebbero essere capaci di digerire la chitina dell’esoscheletro. I risultati di uno studio americano sulle scimmie

Il rifiuto o comunque la riluttanza a nutrirsi di insetti può avere molte spiegazioni culturali, ma quasi sicuramente non ne ha nessuna biologica, perché gli esseri umani, al contrario di quanto molti pensano, potrebbero avere tutto ciò che serve per digerirli al meglio, così come accade a molte altre specie e ai primati in generale.

A esprimersi sulla digeribilità della chitina, la sostanza che costituisce il guscio (l’esoscheletro) degli insetti, è stato uno studio molto approfondito e accurato pubblicato dai ricercatori del Dipartimento di antropologia dell’Università Rutgers del New Jersey su Molecular Biology and Evolution. Gli autori hanno infatti verificato la presenza dei geni del principale enzima coinvolto nella digestione della chitina, chiamato CHIA, in 34 specie di primati, scoprendo che il gene c’è sempre, anche se con significative differenze da specie a specie e anche se talvolta non è attivo. Nella maggior parte dei primati analizzati, che hanno una dieta prevalentemente vegetariana, c’è una sola copia del gene, mentre in altri, di taglia più piccola e più antichi dal punto di vista evoluzionistico ce ne sono più varianti, di solito tre. Il numero di copie può arrivare fino alle cinque identificate in alcune specie asiatiche, che non a caso si nutrono prevalentemente proprio di insetti. Risultati simili sono stati ottenuti cercando il gene CHIA nei pipistrelli che si nutrono di frutta e nei topi.

Secondo uno studio, anche gli esseri umani potrebbero essere in grado di digerire la chitina dell’esoscheletro degli insetti

Secondo gli antropologi, via via che i primati si sono orientati verso una vita più diurna che notturna, la loro dieta ha abbandonato gli insetti per rivolgersi di più a frutta e foglie, e questo ha causato lo spegnimento – temporaneo o definitivo – di geni che venivano usati poco. Ma il genoma custodisce ancora quei geni, perché esprimere quella proteina significa potersi avvalere di una fonte preziosa di proteine, fibre e micronutrienti.

Per quanto riguarda l’uomo, secondo gli autori non esistono studi definitivi, e quelli pubblicati finora sono giunti a conclusioni spesso contrastanti anche perché i volontari sono stati sempre cercati in occidente, tra persone che non hanno gli insetti nella dieta abituale, e questo potrebbe aver falsato i risultati. Ma è indubbio che anche l’uomo, come i cugini primati, mangia insetti da millenni e riesce in qualche modo a digerirli, soprattutto se cotti, anche se non è chiaro ancora nel dettaglio che cosa succeda né come sia la situazione del gene CHIA. Ora, partendo proprio da questa caratterizzazione di specie così vicine a noi, sarà probabilmente molto più facile giungere a conclusioni attendibili, almeno sulla possibilità di digerire l’esoscheletro.

Secondo la FAO già oggi sono più di due miliardi le persone che si nutrono abitualmente di una o più delle 1.900 specie considerate commestibili, e il loro numero è destinato ad aumentare via via che gli insetti entreranno a far parte delle diete occidentali.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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6 Commenti

  1. Interessante lo studio genetico sulla digeribilità della chitina degli insetti.
    Mi chiedo per quale ragione non si facciano studi genetici analoghi, per scoprire alcune intolleranze molto diffuse tra le popolazioni mondiali, in base alla provenienza antropologica ed evolutiva dei territori con le abitudini alimentari seguite prevalentemente.
    A me risultano solamente gli studi di P.J. D’Adamo sugli antigeni dei quattro gruppi sanguigni e le affinità o intolleranze specifiche a questi appartenenti, come unico riferimento caratterizzante gruppi omogenei di persone.
    Perché il fatto che attualmente ci sono due miliardi di persone che consumano abitualmente insetti, per me è una scoperta e penso lo sia anche per tutti gli europei a noi vicini.

  2. tra l’altro la chitina è la stessa sostanza del guscio dei crostacei e capita specie nei gamberi molto piccoli di mangiarli interi senza particolari problemi, poi la chitina trattata con sostanze basiche si trasforma nell’integratore chitosano usato nelle diete.

  3. Alfonso-entomologo

    La chitina non è una proteina come affermato nell’articolo. Per definizione le proteine sono polimeri, cioè catene, di amminoacidi. La molecola in questione è un polisaccaride azotato, cioè un polimero, costituito da unità di N-acetilglucosamina, legate le une alle altre mediante legami beta-1,4.

  4. Interessanti questi studi.
    La chitina è anche uno dei componenti della parete cellulare dei funghi, e per questo motivo viene solitamente sconsigliato di mangiarne in grossa quantità: ne risulterà una digestione quantomeno difficoltosa.
    Senza ovviamente considerate gli altri rischi legati al consumo di funghi: possibile tossicità e contaminazioni da metalli pesanti o altri inquinanti. Oltretutto, vale la pena ricordare che i funghi, dal punto di vista nutrizionale, valgono ben poco.
    Buoni ma non raccomandabili nella dieta, se non in piccole quantità e per puro piacere.