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Frutta e verdura, banco self-service con sacchetti a pagamento o vaschetta preconfezionata? Quando cambiano i prezzi e la qualità

La norma che ha introdotto l’obbligo di utilizzare sacchetti biodegradabili e compostabili, per la vendita dei prodotti sfusi nei supermercati, ha suscitato numerose proteste, perché prevede il pagamento dei sacchetti da parte dei consumatori. Una legge analoga è in vigore già da alcuni anni per le shopper usate per trasportare la spesa, distribuite alle casse dei supermercati al prezzo di 10 o 15 centesimi. Questa normativa che obbliga i punti vendita a vendere le buste ha spinto molti consumatori verso l’apprezzabile abitudine di portare da casa borse riutilizzabili. L’imposizione di un pagamento è quindi stata efficace perché ha ridotto drasticamente (oltre il 60% per Coop) la vendita di sacchetti alle casse e ha incrementato l’uso di buste o altri contenitori riutilizzabili. Diverso è il problema dei sacchetti per frutta e verdura sfuse, perché bisogna utilizzare quelli messi a disposizione dai supermercati, pagandoli 1 o 2 centesimi senza alternative.

Secondo un sondaggio realizzato dal Monitor Ortofrutta di Agroter nei primi dieci giorni di gennaio, le scelte dei consumatori, “indignati” per i due centesimi del sacchetto, si sono orientate maggiormente verso i prodotti confezionati: le carote, i pomodori e i funghi nella vaschetta, il cavolfiore avvolto nel cellophane, l’insalata e gli spinaci in busta. Ma siamo sicuri che sia una scelta conveniente per il portafogli? Inoltre, per ridurre l’impatto ambientale, non sarebbe forse più efficace costringere i supermercati a trovare valide alternative – come la bioplastica – per gli imballi dell’ortofrutta confezionata, certamente più pesanti del sacchettino che si usa per lo sfuso?

Secondo un sondaggio, dall’introduzione dei sacchetti a pagamento per frutta e verdura i consumatori si orientano verso i prodotti confezionati

Per farsi un’idea è necessario capire quali sono i numeri in gioco e capire se e quando i consumatori preferiscono i prodotti sfusi o quelli confezionati. Abbiamo chiesto un parere a Claudio Mazzini, responsabile del settore freschi e freschissimi per Coop Italia e ad Alessandra Manzato, responsabile freschi e surgelati per Conad.

“Nei punti vendita Coop – dice Mazzini – le vendite di ortofrutta fresca, sfusa e confezionata, più o meno si equivalgono, in termini di valore. Considerando i volumi prevale leggermente la vendita self service di prodotto sfuso che è in media un po’ meno caro. I consumatori con poco tempo a disposizione apprezzano la vaschetta confezionata, e sono anche disposti a pagare di più per il servizio. Chi ha più tempo per fare la spesa spesso sceglie frutta e verdura esposta nei banchi dei prodotti sfusi. In alcuni dei nostri ipermercati è presente anche un corner di vendita con un operatore, proprio come accade dal fruttivendolo. È un costo aggiuntivo, ma è ripagato dal fatto che il queste aree si trova frutta e verdura più pregiata, che magari si andrebbe a cercare dall’ortolano”.

Sfuso e confezionato si dividono il mercato in modo equilibrato anche da Conad: “Le vendite di ortofrutta di prima gamma (prodotti freschi che non hanno subito lavorazioni) riguardano per il 60% circa prodotti sfusi – fa sapere Manzato –  Se però calcoliamo le insalate di quarta gamma (quelle in busta, lavate e pronte al consumo), l’incidenza dello sfuso scende al 53%. Negli ultimi anni però assistiamo a un maggior incremento delle vendite dei prodotti confezionati.”

Di norma a scegliere i prodotti ortofrutticoli sfusi sono i consumatori con più tempo a disposizione

I prodotti venduti con il sistema self-service e quelli confezionati in vaschetta sono identici? E i prezzi?

“Spesso i prodotti proposti nei banchi self service sono diversi da quelli confezionati. – fa notare Mazzini – I prodotti hanno le caratteristiche merceologiche “migliori”, risultano più belli e hanno una pezzatura più regolare. E hanno prezzi diversi. Se però si tratta dello stesso articolo, il prezzo è simile. È vero che nel caso delle vaschette confezionate si deve considerare il costo del confezionamento, ma la vendita self service produce più scarto e questo aspetto viene considerato nel prezzo, quindi, alla fine il costo per il consumatore è abbastanza simile.”

“Lo stesso fornitore generalmente gestisce sia sfuso che confezionato – dice Manzato di Conad –  Può accadere però che i prodotti non siano gli stessi, perché scegliamo varietà o calibri diversi per differenziare l’offerta tra sfuso e confezionato. A parità di prodotto, il confezionato è generalmente più costoso, perché bisogna considerare il costo del contenitore e la lavorazione. All’interno di una categoria però è possibile che il prodotto confezionato possa risultare più conveniente perché nel banco self service può capitare di esporre una varietà più pregiata e un calibro più importante.”

Facendo un giro in un punto vendita Coop di Ferrara, abbiamo visto frutta e verdura di diverse tipologie, e abbiamo verificato che i prezzi dipendono solo in parte dal confezionamento. Le carote più economiche sono confezionate in un sacchetto e proposte a 0,99 €/kg, quelle a marchio Coop nell’area self service si vendono a 1,40, mentre le stesse in vaschette arrivano a 1,47. Le zucchine più economiche di varietà scura, confezionate in vassoio di polistirolo sono vendute a 1,55 €/kg, le zucchine scure sfuse (fornitore diverso dal precedente) 1,75, mentre quelle chiare sfuse arrivano a 2,80. Il top si raggiunge con le zucchine chiare della linea “Questo l’ho fatto io” prodotte in provincia di Bologna e confezionate con vaschetta di cartoncino e film di cellophane proposte a 3,58 €/kg. Il listino alto è probabilmente dovuto in parte alla confezione e in parte al costo della filiera corta e alla tracciabilità.

Le differenze di prezzo tra frutta e verdura sfusa e confezionata dipendono da diversi fattori, e a volte possono essere minime

Sui banchi di Coop e Conad si trova anche ortofrutta “bio”, a prezzi mediamente più elevati. Per evitare contaminazioni, i prodotti biologici sono sempre avvolti in cellophane, oppure in un sacchetto o in una vaschetta di cartoncino (preferito dai consumatori che apprezzano un imballo sostenibile).

Il sistema di confezionamento e vendita dell’ortofrutta risponde a diverse esigenze perché va incontro alla richiesta di praticità dei consumatori che hanno fretta, ma permette anche di proporre ai clienti del supermercato articoli più delicati o più pregiati. L’altro elemento da considerare è il marketing. La confezione permette di “evidenziare” sia la presenza in offerta di un prodotto a basso prezzo come pure il valore aggiunto di un radicchio Igp o un pomodoro di varietà pregiata.

Tirando le somme, i sacchetti dello sfuso sono pagati dai consumatori e le vaschette di plastica o cartoncino…anche: in questo caso il costo non è “visibile”, ma in generale a parità di prodotto, il confezionato è un po’ più caro. Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili venduti a 1-2 centesimi, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.

“Non sappiamo quali siano stati i criteri seguiti dal legislatore quando ha deciso di usare i nuovi sacchetti compostabili  e di farli pagare – dice Mazzini – forse sarebbe stato opportuno un coinvolgimento degli operatori che invece è mancato. Passare di punto in bianco alla bioplastica per le vaschette e gli altri contenitori utilizzati nel settore ortofrutta non sarebbe possibile, perché si tratta di materiale con più spessore che richiede tempi di degradazione maggiori rispetto ai sacchetti e allo stesso rifiuto organico della famiglia. In ogni caso un’operazione di questo tipo richiederebbe del tempo per adeguare gli impianti di compostaggio”.

Sarebbe opportuno intervenire per ridurre l’impatto ambientale delle confezioni usate per frutta e verdura

Con una comunicazione di pochi giorni fa la Commissione europea ha disegnato un piano per combattere l’abuso della plastica e soprattutto l’uso di materiali difficilmente riciclabili: entro il 2030 in Europa tutta la plastica dovrà essere riutilizzabile o riciclabile in maniera efficiente. Cosa stanno facendo, per andare in questa direzione, Conad e Coop?

“È sicuramente necessario fare una riflessione sulle tipologie di materiali utilizzati per i prodotti confezionati – commenta Manzato di Conad -. L’attenzione all’impatto ambientale e la crescente sensibilità dei consumatori su questi aspetti ci impone di affrontare il tema con attenzione, anche perché non possiamo trascurare l’impatto economico sui prezzi al pubblico. Stiamo avviando degli incontri con le più importanti aziende di imballaggi per delineare una strategia: il primo obiettivo è quello di ridurre l’utilizzo dei vassoi in polistirolo.”

Anche Coop segue questa linea “Ritengo che il tema della sostenibilità dell’ortofrutta sia importante – sottolinea Mazzini – e dobbiamo affrontarlo, ma gradualmente, in modo che possa essere compreso dai consumatori. Noi abbiamo avviato un lavoro molto importante per quanto riguarda il confezionamento, cercando di tenere presenti tre aspetti: utilizzare solo contenitori monomateriali, perché i materiali accoppiati rendono difficile il processo di riciclaggio; preferire quelli facilmente riciclabili e, ogni volta che è possibile, riciclati”.

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  Valeria Balboni

Valeria Balboni

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6 Commenti

  1. io compro la roba già confezionata per comodità, perchè non ho voglia di mettermi a pesare quella sfusa. Di certo non perchè devo pagare il sacchetto anche perchè quella confezionata generalmente costa ben di più che pagare i 2 centesimi di sacchetto….
    Io non credo che nessuno sia passato alla confezionata per non pagare il sacchetto…..

  2. i programmi automatici alle casse però non dovrebbero applicare il costo della busta anche quando non c’è ogni volta che viene battuta una voce di frutta o verdura anche perchè nella fretta e nella fila di un supermercato non si può sempre controllare. Proprio oggi per la terza volta compro un Pomelo (quei grossi agrumi orientali) nella classica rete, faccio apporre lo scontrino direttamente sulla rete/buccia ma quando arrivo a casa trovo 2 cent battuti immediatamente dopo il frutto

  3. La mia sintesi:
    “Sui banchi di Coop e Conad si trova anche ortofrutta “bio”, a prezzi mediamente più elevati. Per evitare contaminazioni, i prodotti biologici sono sempre avvolti in cellophane, oppure in un sacchetto o in una vaschetta di cartoncino (preferito dai consumatori che apprezzano un imballo sostenibile).”
    -La miglior soluzione igienica per tutti.
    “Con una comunicazione di pochi giorni fa la Commissione europea ha disegnato un piano per combattere l’abuso della plastica e soprattutto l’uso di materiali difficilmente riciclabili: entro il 2030 in Europa tutta la plastica dovrà essere riutilizzabile o riciclabile in maniera efficiente.”
    -Il futuro prossimo venturo e la direzione da prendere per tutti i produttori.
    “Tirando le somme, i sacchetti dello sfuso sono pagati dai consumatori e le vaschette di plastica o cartoncino…anche: in questo caso il costo non è “visibile”, ma in generale a parità di prodotto, il confezionato è un po’ più caro. Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili venduti a 1-2 centesimi, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.”
    -Concordo in pieno sulla vostra conclusione, con l’auspicio che sia la tabella di marcia di tutti i nostri produttori italiani ed europei.

  4. Secondo me è stata fatta una operazione a tutto vantaggio della grande distribuzione, (es. supermercati), perché prima i sacchetti per l’ortofrutta non si pagavano affatto (erano assorbiti dai costi industriali di impresa) e ora invece li paghiamo noi consumatori. Inoltre non credo che il prezzo di acquisto per le grosse quantità ordinate dalle aziende sia di 1-2 centesimi.
    Inoltre la legge non sarebbe ostativa se i supermercati si facessero carico del costo del sacchetto, alla stregua di quanto fanno i piccoli fruttivendoli nei negozi o mercati. Ad es. dove faccio acquisti io nel mercato rionale i sacchetti non mi vengono addebitati. E’ contro legge chi lo fa?