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Alte dosi di erbicida Roundup nella soia GM: uno studio norvegese parla di livello estremo di contaminazione

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I residui di erbicida Roundup sulla soia GM hanno superato i limiti tollerati

I ricercatori della University of the Arctic della Norvegia hanno trovato alte dosi di erbicida Roundup a base di glifosato, prodotto da Monsanto, nel 70% dei campioni di soia geneticamente modificata analizzati, come affermano nello studio pubblicato dalla rivista Food Chemistry.

L’indagine ha messo a confronto l’accumulo di pesticidi e diserbanti in 31 campioni coltivati nello Iowa (Usa), suddividendoli in tre gruppi: soia geneticamente modificata, soia non geneticamente modificata coltivata in modo chimico convenzionale e quella coltivata con il metodo biologico.

 

La soia Roundup Ready (coltura geneticamente modificata a marchio registrato della Monsanto) è stata progettata proprio per resistere all’irrorazione di erbicidi a base di glifosato, ma col tempo le erbe infestanti sono diventate più resistenti agli erbicidi, rendendo necessario un loro utilizzo più massiccio, responsabile dell’accumulo nelle piante.

I ricercatori norvegesi hanno rilevato una media di nove milligrammi di erbicida Roundup per chilogrammo di soia geneticamente modificata. Uno studio della stessa Monsanto del 1999 stabiliva in 5,6 milligrammi per chilogrammo il limite oltre il quale si deve parlare di “livello estremo” di contaminazione.

 

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La soia GM è l’unica ad avere alti residui di erbicida, la migliore è quella da agricoltura biologica

In particolare, nella soia geneticamente modificata, l’analisi ha rilevato una media di 3,26 mg/kg di glifosato e di 5,74 mg/kg di Aminomethylphosphonic acid (Ampa), il principale prodotto della degradazione del glifosato. Nella soia coltivata tradizionalmente o biologicamente, queste sostanze erano assenti. I ricercatori norvegesi osservano che la mancanza di dati sui residui di antiparassitari nelle principali piante coltivate costituisce una grave lacuna di conoscenze, con potenziali conseguenze per la salute umana e animale. Lo studio rileva inoltre che le differenti pratiche agricole hanno anche un diverso impatto sulla composizione nutrizionale della soia, che ha un profilo migliore se coltivata in modo biologico.

 

Beniamino Bonardi

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Foto: Thinkstockphotos.it

  Redazione Il Fatto Alimentare

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16 Commenti

  1. Molto interessante. Leggendo brevemente l’articolo su science.com si evince un’altra considerazione molto importante: che la soia di agricoltura biologica presenta dei profili nutrizionali migliori della soia convenzionale e geneticamente modificata. Se ne dovrebbe discutere di questo.
    Saluti

    • Valeria Nardi

      gentile Mauro,
      è vero, come abbiamo riportato nell’ultima riga dell’articolo, la composizione nutrizionale della soia biologica è risultata migliore rispetto a quella convenzionale e a quella gm. Anche noi pensiamo che sia un dato interessante e che andrebbe approfondito per le altre colture.

    • Però discutiamo anche sul fatto che l’analisi dell’ANOVA è stata fatta solo per i nutrienti presenti in maggior quantità nella soia bio.

      Sarebbe stato corretto farla anche per i nutrienti di cui la soia GM era pià ricca: B6, acido linoleico, acido linolenico, ferro, ecc…

      Se fossi malizioso penserei che l’obiettivo dello studio non sia stato tanto quello di confrontare i tre metodi di coltivazione ma dimostrare la superiorità della soia bio.

      Per quanto riguarda l’aspetto dei residui il risultato è sicuramente da tenere in considerazione, ma correlare l’utilizzo massivo di glifosate alla soia GM lo trovo un po’una forzatura dato che:

      – è impossibile trovare residui su soia non RoundUp Ready, dato che il glifosate è un erbicida totale e non selettivo e nessun contadino lo utilizzerebbe su soia non GM.

      – nella soia non GM sono stati trovati comunque tracce di pesticidi con una DL50 molto più bassa del glifosate.

  2. Sinceramente non ho capito il nesso logico tra l’utilizzo di OGM e la presenza di pesticidi in quantità più elevata.
    L’erba infestata ha sviluppato una maggiore resistenza all’erbicida (cosa che accade purtroppo normalmente), per cui il coltivatore ne ha aumentato le dosi.

    • Non é difficile capire il nesso..basta accettare la logica, secondo me malata, di una tecnica colturale basata su soia geneticamente modificata al solo scopo di resistere a quantità di glifosato superiori a quelle che riuscirebbe a tollerare una pianta di soia naturale. Se la soia non fosse Ogm, non sopravviverebbe in un ambiente avvelenato dal Roundup in quelle concentrazioni e farebbe semplicemente la fine delle altre infestanti..morirebbe.
      Che il glifosato poi finisca nella catena alimentare di cui noi siamo all’apice, sembra che a Monsanto non importi poi granché.

    • La logica, se sussiste, non deve essere accettata ma dimostrata. Qui logica non c’è: in due colture sono stati utilizzati differenti quantitativi di pesticida che hanno portato ad un risultato scontato. Dedurre che il problema è la soia OGM perchè è rimasta viva è semplicemente sbagliato. L’OGM è uno strumento, il resto è nella mani del coltivatore e di chi fa i controlli.

  3. @Vincenzo – non stiamo parlando di un teorema o di una tesi, non c’e’ niente da dimostrare. Se hai voglia di documentarti, si sta parlando di una soia prodotta dalla Monsanto, chiamata Vistive Gold, che viene da _loro_ descritta come Roundup Ready. Trovi tonnellate di informazioni al riguardo in rete e sul sito stesso di Monsanto.
    Il resto del tuo commento e’ troppo complesso per il mio italiano e non ho davvero capito cosa voglia dire.

    • Caro Giorgio, sono sufficientemente documentato per contestare l’approccio, tutt’altro che scientifico, utilizzato per l’esperimento e soprattutto la disinformazione indotta da chi lo riprende.
      Il fatto che la soia GM degradi il glifosate è un pro, non un contro. Nell’esperimento suddetto sono state usate in maniera faziosa (e stupida) quantità elevate di erbicida che ha prodotto risultati scontati ed inattendibili dal punto di vista scientifico.
      Ti invito pertanto, e lo faccio anche con gli autori dell’articolo, a riconsiderare criticamente ciò che leggete.

    • Visto che affermi di essere sufficientemente documentato, non posso allora pensare che tu stia facendo deliberatamente disinformazione, facendo notevole confusione per tornaconto personale.
      Infatti la soia Gm in questione non degrada un bel niente, casomai “tollera” il glifosato, che é cosa totalmente diversa.
      Inoltre, evidentemente l’articolo non l’hai neppure letto o capito, visto che non é stato fatto alcun “esperimento” che non ha prodotto di conseguenza alcun risultato, “scontato e inattendibile” o meno. Si tratta di uno studio, che ha preso in considerazione semi provenienti da 31 coltivazioni diverse, misurandone residui e profili nutrizionali.
      Prima di invitare gli altri all’autocritica…

  4. Questa informazione bisognerebbe portartala a conoscenza a “soggetti sostenitori” come l’ambasciatore americano in italia intervistato ieri in una trasmissione di rai2 che “promuoveva” la sicurezza delle loro coltivazioni/prodotti ogm con tutta tranquillità visto che la “scienza” (quella loro e dei collusi della monsanto) sostiene.
    Nella “promozione” si faceva riferimento ai prossimi accordi internazionali EU/USA con i quali si ribadiva la necessità di uniformare le regole per far crescere il mercato e la competizione di entrambi i continenti.
    Ma quale competizione/regole? quella delle grandi aziende usa che vorrebbero invadere/colonizzare anche le coltivazioni UE auspicando che anche da noi si applichino le stesse leggi basate sugli studi della “loro scienza” ?!?!

    meditiamo bene gente , sopratutto su chi ci dovrà rappresentante alle imminenti europee
    vorrei sapere proprio in dettaglio le idee dei vari rappresentanti visto che in pochi si esprimono nel dettaglio!!!

    p.s. aggiungo : sono rimasto piuttosto “perplesso” nel vedere una cosi forte attività di PROMOZIONE da parte di un AMBASCIATORE che , a mio parere, dovrebbe fare l’AMBASCIATORE e non il “PROMOTORE”

  5. Il concetto di fondo mi sembra sbagliato: l’ogm può andare per avere una resistenza maggiore della pianta alle malattie, non una resistenza maggiore ai fitofarmaci.
    Detto ciò è alquanto ovvio che nella soia tradizionale (oltre un certo livello d’erbicida si ammazza tutto) ed in quella biologica (non si possono usare fitofarmaci) i residui siano sensibilmente inferiori. Mi sembra una scoperta dell’acqua calda.
    Concludo che se per avere determinate quantità di produzioni agricole e nessuno si vuole trovare “la lumaca sull’insalata” o “il verme sulla mela”, non bisognerebbe troppo demonizzare la chimica ma magari avere un po’ più di coscienza nell’usarla, cosa che l’agricoltore già fa (almeno qui in Italia).

  6. comunque il limite in EU e’ di 20 ppm, mentre il valore “estremo” rilevato dallo studio e’ di 8.8 ppm; inoltre l’utilizzo di questa soia e per la maggior parte ad uso mangimistico, almeno per quanto riguarda l’EU

    • Il limite in EU é stato aumentato nel 1999 da 0.1 a 20 ppm (200 volte) per evitare di bloccare le importazioni di soia GM, che oramai costituisce circa il 90 % della soia mondiale. Tanto é per i mangimi..

  7. Roberto Pinton

    Oltre che nella catena alimentare, il glifosate e il suo metabolita AMPA finiscono nelle acque.
    In Lombardia si trovano nel 90% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e sono i maggiori responsabili del superamento delle soglie Standard di Qualità Ambientale(Dir. 2008/105/CE, D.Lgs. 152/2006): per l’Ampa nel 79,5% dei punti, per il glifosate nel 42%. (Dati ISPRA).
    Nel 34,4% dei punti delle acque superficiali e nel 12,3% dei punti di quelle sotterranee i livelli misurati sono superiori ai limiti per le acque potabili.
    Se siam messi così adesso, non abbiamo proprio bisogno di coltivazioni OGM che aumentino l’uso di glifosate.

    Il lato più interessante è che la normativa comunitaria considera la “sostanziale equivalenza” un pre-requisito per l’autorizzazione di un evento OGM; se è provata la “non-equivalenza”, a normativa corrente la UE non può autorizzare un evento OGM.

  8. Caro Giorgio, non è il caso di avanzare teorie complottistiche. Non lavoro per la Monsanto nè per altre aziende del genere e soprattutto non ho alcun tornaconto personale.
    Semplicemente non sono contrario agli OGM per partito preso, ma cerco di valutare, di volta in volta, ogni informazione.
    Preferirei parlare di un eventuale ricerca, come dice Roberto, dei residui dell’erbicida nelle nostre acque e non di uno pseudo-studio scandinavo senza alcuna rilevanza scientifica.
    Oggi la disinformazione regna sovrana e ciò vale tanto per gli OGM quanto per i prodotti naturali/biologici perchè anche dietro quest’ultimi c’è un business non meno importante.
    Non è un caso che l’osservatorio sull’informazione di Pavia abbia parlato anni fa di OGM come Organismi Giornalisticamente Modificati….

  9. Anche dopo questo studio i tifosi degli OGM dovrebbero silenziarsi.
    Se hanno ancora il coraggio di confutare, significa che per loro è una religione alla quale credere, piuttosto che una scienza da studiare.
    Cosa diversa è per gli operatori ed i supporters pagati da questi, qui la scienza e la ragione non c’entrano, ma solo il tornaconto senza scrupoli e rispetto per il prossimo.