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Regno Unito, in arrivo la sugar tax su dolciumi e cioccolato. Lo annunciano, infuriate, le industrie

cioccolato tavolettaIl governo britannico ha intenzione di introdurre una sugar tax sui prodotti dolciari, che dovrebbe essere annunciata la prossima primavera ed entrare in vigore nel 2020. Lo scrive il quotidiano Daily Mail, riferendo che l’indiscrezione è stata fatta dalle stesse industrie, infuriate di fronte a questa prospettiva, al meeting annuale del cioccolato. L’industria dolciaria ritiene di essere presa ingiustamente di mira e chiede parità di condizioni.

Secondo le intenzioni del governo, ai prodotti dolciari verrebbe anche vietato di essere esposti alle casse e alla fine dei corridoi dei supermercati. Verrebbero vietate inoltre le offerte del tipo “paghi uno, prendi due” e verrebbe imposto l’obbligo di inserire nella parte anteriore delle barrette di cioccolato le informazioni nutrizionali.

I piani del governo di Londra sono stati rivelati da Amy Glass, dirigente per la dieta e la salute della Food and Drink Federation, l’associazione delle industrie alimentari britanniche, secondo la quale il governo non intende “far prigionieri” nella sua guerra allo zucchero. Amy Glass ha detto che il governo sta raccogliendo i dati per vedere quali progressi sono stati fatti dalle singole aziende negli ultimi due anni e nella prossima primavera pubblicherà un rapporto. Public Health, che è il Dipartimento della Salute del governo britannico, sarebbe particolarmente interessato ai progressi fatti nel settore dei dolciumi e del cioccolato e sarebbe intenzionato a indicare pubblicamente per nome quelle aziende che risulteranno aver fatto pochi miglioramenti.

Oltre alla sugar tax su dolciumi e cioccolato, il governo britannico sarebbe intenzionato ad estendere la tassa introdotta lo scorso aprile sulle bibite zuccherate anche a quelle a base di latte, come le bevande allo yogurt, frappè e frullati di caffè.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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Un commento

  1. Sembra poco democratico nei confronti di altre imprese industriali i cui prodotti possono provocare danni alla salute, ma quando il problema coinvolge una larga parte della popolazione che, nonostante le campagne informative, le iniziative nelle scuole ecc., non riduce i consumi non ci sono alternative alle tasse, perché l’uomo si sa, è sensibile al portafoglio. La riprova sono le sigarette, in UK costano il doppio che in Italia, il loro consumo si è ridotto in percentuale il 50% in più che nel nostro paese da quando c’è la legge Sirchia. Però il nostro governo non ci sente, e oltre a non prendere provvedimenti fiscali nei confronti dei prodotti eccessivamente zuccherati ha (veramente ridicolo) aumentato di 10 centesimi il pacchetto da 20 di sigarette, e questo perché c’è bisogno di soldi. Portando il pacchetto a 10 € come in alcuni paesi scandinavi (alcuni a 14€) si potrebbe ridurre di circa un 30% i fumatori in un anno da 11,5 a 7 e il consumo di sigarette (nel 2002 5,6mld di pacchetti da 20) calerebbe da 2.6 mld di oggi a 2 mld circa, ma 4 € a pacchetto di media in più delle accise di oggi aumenterebbe di 8 mld le entrate. In 20 anni il risparmio sui costi sanitari dei non fumatori potrebbe è incalcolabile, ma certamente enorme. I provvedimenti che riguardano lo zucchero potrebbero avere effetti simili.

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