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Sughi Giovanni Rana: tre nuove varietà di pesto fresco nel banco frigo. Tutti i pro e i contro dei condimenti pronti

Giovanni Rana
Il nuovo il pesto di noci Giovanni Rana

Il mercato dei sughi guadagna sempre più spazio nel banco frigo dei supermercati e nelle ultime settimane l’assortimento si è arricchito con  tre varianti di pesto firmato Giovanni Rana ben visibili grazie al  bollino nero con la scritta  “novità”. Sono complessivamente 12 i sughi freschi pronti,  5 dei quali sono vasetti di pesto. Nella nostra tradizione culinaria il pesto più noto è quello a base di basilico, affiancato dalla versione rossa a base di pomodorini già presenti nella gamma dell’azienda. L’offerta si è ampliata con tre nuovi prodotti: il pesto di noci, ai pistacchi e infine alla mediterranea ( con i pomodorini, ma rivisitato). Si tratta di barattoli da 140 g –  dosaggio calibrato per  tre porzioni –  confezionati in atmosfera modificata e  da conservare nel frigorifero.

Il pesto alla mediterranea Rana con pomodorini, con una ricetta rivisitata

Sull’involucro di copertura tutti i vasetti riportano la dicitura 100% naturale anche se gli ingredienti includono alcuni elementi che in una preparazione casalinga difficilmente sono presenti, come ad esempio il lattosio, gli aromi e l’acqua. Tutte le ricette hanno l’olio extra vergine al primo posto e contemplano anche il formaggio grattugiato, la panna, il burro e il latte. Visto che si tratta di condimenti, non stupisce la presenza dei grassi come elemento nutritivo preponderante, mentre  incidono poco le noci e i pistacchi, tant’è che la quantità di grassi del pesto di noci è analoga a quella della ricetta alla mediterranea con pomodorini secchi.

Una porzione di sugo  pari  47 g circa, comporta l’assunzione di una quota variabile dal 25 al 30% dei grassi giornalieri previsti. È una percentuale piuttosto alta, soprattutto pensando al ruolo di un piatto di pasta nella dieta quotidiana e agli altri gli alimenti che apportano grassi.

I sughi pronti al consumo sono molto pratici

La praticità del prodotto è fuori dubbio: questi sughi sono pronti al consumo, al massimo è necessario scaldarli brevemente nel microonde e non richiedono altre aggiunte.

Il prezzo è abbordabile – un vasetto costa da 2,2 (in promozione) a 3,00 euro – ma in assoluto non economico, visto che alla fine il sugo viene a costare da 15,64 a 21,36 €/kg. In generale per i gli alimenti confezionati pronti da portare a tavola, più che gli ingredienti si paga il servizio dato al consumatore. Questi  sughi da mettere direttamente  sulla pasta  vanno tenuti sempre in frigorifero, il che richiede una distribuzione e una catena del freddo che incide sui costi. A ciò si aggiunge il valore della marca, leader nel settore delle paste fresche.

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  Valeria Torazza

Valeria Torazza
analisi di mercato

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5 Commenti

  1. Un prodotto 100% naturale (ma poi non è così) certamente da sconsigliare non solo per l’alto contenuto di grassi ma anche di zucchero e in una referenza, di sale! Il lattosio infatti è zucchero puro con gli stessi effetti sulla salute di saccarosio o glucosio. Come sarebbe bello se l’avvocato Dongo ci illuminasse sulla dicitura 100% naturale!

  2. dal titolo “…Tutti i pro e i contro dei condimenti pronti” I contro? Mi sembra pubblicita diretta.

  3. questo articolo mi sembra più che altro una semplice presentazione del prodotto.. niente di più!

  4. I contro li hanno scritti, poi dipende da quello che uno vorrebbe leggere e non trova scritto…Quali sarebbero i contro non menzionati?

  5. Il claim “naturale” è molto controverso e richiede una regolamentazione chiara ed univoca, che non mi risulta esserci in Italia ed in Europa.
    Negli USA la FDA negli ultimi anni, sta cercando di regolamentare la questione, non senza difficoltà vista l’opinabilità per alcuni ingredienti derivati ed estratti.
    Partendo dal presupposto che salvo quei pochi casi di ingredienti sintetici, come gli aromi ed alcuni coadiuvanti e conservanti, tutto il resto è un derivato più o meno isolato di una materia prima animale, vegetale e minerale.
    Quindi definire naturale un ingrediente solo perché ha una matrice presente in natura, in alcuni casi è proprio una teoria poco sostenibile, visto la “denaturazione” operata nei processi produttivi.
    In questo caso specifico dei sughi, definire 100% naturale con ingredienti estratti denaturando la materia prima latte per ottenere lattosio, mi sembra una pretesa scorretta.
    Poi perché tanti derivati del latte tutti nella stessa ricetta? Non bastava il semplice latte intero più il burro, per strutturare ed ingrassare i sughi, già ricchi di olio EVO come primo ingrediente?