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La Spagna verso la sugar tax sulle bevande zuccherate. Lo ha annunciato il governo e dovrebbe entrare in vigore nel 2017

La Spagna sta pensando all’introduzione di una tassa sulle bevande zuccherate

Il Ministro delle Finanze spagnolo, Cristóbal Montoro, ha annunciato ad alcuni gruppi parlamentari l’intenzione del governo di istituire una tassa sulle bevande zuccherate, al fine di spingere verso il consumo di prodotti più salutari e combattere l’obesità e malattie come il diabete. La nuova tassa, di cui non sono ancora stati forniti dettagli, dovrebbe produrre circa 200 milioni di euro di entrate.

Le aziende del settore lamentano la mancanza di dialogo da parte del governo, che li ha colti di sorpresa, senza alcun coinvolgimento preventivo. I produttori, riuniti nell’Associazione celle bevande rinfrescanti (Anfabra), definiscono la nuova tassa “ingiusta e discriminatoria”, sostenendo che danneggerà la ripresa dei consumi e dell’economia, la competitività dell’industria delle bevande e, in particolare, dell’ospitalità e del turismo, oltre che gravare sulle classi meno abbienti.

Secondo le aziende di categoria, le tasse sulle bibite zuccherate sono penalizzanti e inefficati

Inoltre, l’Anfabra sostiene che sarebbe dimostrato che le tasse non sono efficaci per risolvere i problemi della salute o per cambiare le abitudini di consumo, oltre a contrastare con il principio che non ci sono alimenti buoni o cattivi e che occorrono diete equilibrate.

Tuttavia, a favore della soda tax si è espressa recentemente anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), con un rapporto secondo cui a un aumento del 20% del prezzo di vendita al dettaglio delle bibite zuccherate corrisponde una diminuzione proporzionale del loro consumo e quindi una diminuzione del sovrappeso, dell’obesità, del diabete di tipo 2 e delle carie dentali.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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2 Commenti

  1. Avatar

    Cerchiamo di essere realistici, al contrario dell’OMS. Ma voi pensate che sarebbe possibile applicare una tassa che farebbe aumentare il costo delle bibite del 20%? Una tassa del genere scatenerebbe le grandi multinazionali, con una guerra a cui pochi stati riuscirebbero a resistere: basta minacciare di chiudere qualche stabilimento e qualsiasi governo, anche europeo, calerebbe le brache di fronte ad una tale minaccia. Più realistico pensare a tasse di qualche centesimo, facilemnte assorbibili direttamente dal produttore (pensate solmente a due: Coca Cola e Red Bull, pensate ai milioni, o frose miliardi di euro che spendono in sponsorizzazioni). Sarebbe molto facile assorbire all’origine il maggior costo. E anche se così non fosse, fate un paragone con il prezzo dei carburanti. Quando come da noi era un prezzo fissato dalle autorità, ogni volta che veniva aumentato le industrie petrolifere si stracciavano le vesti prevedendo la bancarotta, per un paio di mesi (forse) il consumo diminuiva, per poi tornare ai livelli di prima: lo stesso potrebbe accadere alle bibite zuccherate.
    Quello della tassa mi sembra il classico esempio del chiudere le stalle dopo che i buoi sono scappati: non sarebbe meglio fare campagne di sana alimentazione, magari in accordo con i produttori, informando, incentivando, educando a partire dalla più tenera età. Certo sarebbe un compito difficile e gravoso, ed allora i vari governi applicano azioni pilatesche (da Ponzio Pilato), cioè se ne lavano le mani introducendo una nuova tassa (ciò che ai vari governi fa sempre comodo), credendo così di aver risolto il problema. Il problema si risolve a monte, con sani principi alimentari, evitando certe pubblictà, istruendo ed educando, non tassando, introducendo nuove tipologie di bibite, ecc. ecc. Altrimenti saremo punto e a capo, e il problema continuerà a sussistere.

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    Speriamo che la mettono anche in Italia. Lo zuccherò fa male. Dobbiamo mangiare cibi salutari…