Home / Pianeta / In Somalia muore un bambino ogni 6 secondi. Il mondo è indifferente ma noi possiamo fare la nostra parte

In Somalia muore un bambino ogni 6 secondi. Il mondo è indifferente ma noi possiamo fare la nostra parte

In Somalia e Corno d’Africa è la rovina. Anche se le notizie scarseggiano, come il cibo e l’acqua da parecchi mesi ormai.

Nella sola Somalia un bambino ogni 6 secondi viene trucidato dalla fame, la più stupida delle disgrazie, e tutt’attorno è silenzio e indifferenza. Almeno 750 mila persone sopravvivranno ancora pochi mesi, se la situazione non cambia, perché la malnutrizione, oltre a tutto il resto, azzera le difese immunitarie rendendo la gente vulnerabile alle più banali infezioni.

Le rovine di Mogadiscio sono in mano ai predoni. Le agenzie internazionali di aiuto non riescono a garantire gli aiuti a quasi la metà dei bisognosi, per la carenza di fondi (mancano ancora all’appello quasi 700 milioni di dollari), a cui si aggiungono le violenze di milizie fuori controllo. Gli ospedali e campi profughi sono sovraffollati, “out of service”. Tra virus e rifiuti, i lunghi viaggi della speranza trovano nella morte il minor supplizio. I pochi giornalisti di passaggio riferiscono sepolture continue“Cinque piccoli sono stati sepolti quella mattina” – racconta Lynsey Addario – “ma i “gravediggers” mi hanno convinto che questo era niente: in genere, sono molti di più”.

È davvero patetica questa sintesi, quasi quanto l’indifferenza della società internazionale rispetto a una tragedia di massa che è deflagrata a poche migliaia di chilometri da noi. Le vittime in Somalia sino ad ora sono 1,85 milioni, ma altri 11,5 milioni di vite sono a rischio. L’Europa ha altro cui pensare, tra manovre di bilancio e salvataggi di banche. Eppure basterebbe rinunciare a un briciolo infinitesimo del nostro “welfare” per garantire la loro sopravvivenza, visto che la mancanza di cibo e di acqua sono la causa primaria di guerre e migrazioni

Cosa serve? Soldi anzitutto. Secondo la Croce Rossa Internazionale anche se le piogge riprendessero il loro corso, i prossimi raccolti non supereranno il 30% della produzione media annuale.

Questa  situazione di emergenza però potrebbe anche non ripetersi se i politici decidessero di seguire le raccomandazioni del Relatore speciale Onu per il Diritto al cibo Olivier De Schutter, col supporto tecnico del Segretario Onu per la Lotta alla desertificazione Luc Gnacadja.

L’aiuto alimentare consiste nella distribuzione di confezioni di cibo ad alto valore energetico (tipo “Plumpy’Nut”,[1]) ai bambini in grave denutrizione. Questo prodotto è uno dei pochi che arrivano dall’estero, perché il cibo destinato alla popolazione viene in prevalenza acquistato sul mercato locale e regionale, per evitare di innescare fenomeni di dipendenza dall’importazione di alimenti gratuiti, che possono deprimere le produzioni locali e pregiudicare la ripresa post-emergenza.

In quest’ottica alcune organizzazioni hanno attivato programmi di “cash for work” rivolti ai rifugiati dei campi, affinché possano attivare la ripresa comprando nei mercati locali, con i compensi ricevuti per il lavoro svolto nei campi profughi (es. manutenzione e pulizia degli spazi pubblici). Questo approccio, sviluppato ad Haiti con risultati positivi, viene ora applicato in uno dei campi profughi dove Oxfam opera in Kenya.

A chi fare riferimento per dare il nostro aiuto? Parecchie agenzie umanitarie sono operative in Corno d’Africa. Basta riferirsi ai loro siti e telefoni per le donazioni, anche di piccolo importo. Donazioni tramite SMS, vaglia postale o bonifico bancario, carta di credito, possono venire indirizzate agli aiuti in Corno d’Africa presso Agire, Medici Senza Frontiere, Oxfam International.  Migliaia di volontari si occupano della fornitura in loco di acqua potabile, cibo, assistenza sanitaria.

foto: Mohamed Sheick; Flickr Unicef Sverige; Newsweek

Per maggiori informazioni:

“The Waste Land”, di Lynsey Addario per Newsweek Magazine, 10.10.11

“Update: Aid for the Food Crisis in the Horn of Africa – Get the dìData”, The Guardian (UK), 3.10.11

“UN Reports Gains in Fight Against Somalia’s Famine”, Associated Press, 28.9.11


[1] Il Plumpy’Nut è un alimento terapeutico, composto da farina di arachidi, zucchero, grassi vegetali, latte in polvere scremato, con aggiunta di sali minerali e vitamine (A, C, D, E, B1, B2, B6, B12), biotina, acido folico, acido pantotenico, niacina (B3). Ha l’aspetto di un panetto di burro. Un panetto pesa 92 g e contiene 545 kcal. Permette di recuperare peso in tempi molto rapidi (fino a 500 e più grammi a settimana), come è indispensabile nel trattamento terapeutico di un bambino gravemente sottopeso per malnutrizione acuta. Il grande vantaggio del Plumpy’Nut è che non ha bisogno di essere diluito, eliminando così il rischio di malattie dovute all’impurità dell’acqua. I bambini possono succhiarlo direttamente dalla confezione, evitando di toccarlo con le mani sporche

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

Guarda qui

Half avocado fruit holding by hand, healthy fruit

L’impatto ambientale dell’avocado passa anche dai trasporti. L’analisi di La Borsa della Spesa

Tra i cibi che hanno più successo negli ultimi anni, l’avocado è certamente in cima …