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Il governo degli Stati Uniti propone nuovi standard per ridurre la presenza di Salmonella e Campylobacter nel pollame

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In USA si punta a ridurre le infezioni da salmonella e Campylobacter attraverso controlli sul pollame

Una media di 50.000 infezioni alimentari in meno ogni anno. È quanto prevede il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense come effetto delle nuove misure proposte per la riduzione della Salmonella e del Campylobacter nei polli venduti sia interi che sezionati. Negli USA il pollame venduto in parti rappresenta l’80% del mercato ma nonostante ciò non è  sottoposto a limiti microbici specifici per  questi due agenti patogeni. Dopo una consultazione pubblica che durerà due mesi, si prevede che i  nuovi standard dovrebbero entrare in vigore in primavera.

 

Secondo i calcoli degli esperti grazie a questo provvedimento  le infezioni da Salmonella dovrebbero diminuire del 30% e quelle da Campylobacter dovrebbero subire una riduzione variabile dal 19 al 37%. Per raggiungere questi obiettivi, le analisi all’interno delle aziende diventeranno una routine quotidiana e non saltuaria come avviene ora. I nuovi standard di riferimento per la Salmonella nei polli interi scendono dal 44,6% al 25% e nei tacchini interi dal 49,8% al 13,5%. Nel pollame venduto in parti, la percentuale viene fissata al 15,4%. Come riporta Food Safety News, secondo i dati del Dipartimento dell’Agricoltura, attualmente circa il 60% degli allevamenti di pollame supera il nuovo limite per la Salmonella e il 46% quello per il Campylobacter nel pollo in parti. L’industria, rappresentata dal National Chicken Council, si è detta pronta ad adeguarsi ai nuovi limiti e a fare anche meglio.

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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