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Stili di vita nell’Italia post-Covid. La fotografia del Rapporto Coop sui consumi 2020

cassiera mascherina guanti supermercato cassa coronavirusÈ stato presentato giovedì mattina il Rapporto Coop 2020 sui consumi e gli stili di vita degli italiani focalizzando l’attenzione sulla situazione creatasi dopo lo shock della pandemia che ha provocato la più grande recessione dal secondo dopoguerra. Sull’altare del Covid si sono volatilizzati 12.500 miliardi di dollari di Pil mondiale in un anno. Per l’Italia le ultime previsioni si attestano a un -9,5%, e solo nel 2023 (per i più pessimisti nel 2025) il nostro Paese ritornerà ai livelli precedenti. E se molti contano sul vaccino come spartiacque per la ripresa tanto da attribuirgli una sorta di valenza salvifica, fanno riflettere otto milioni di italiani che dichiarano di non volersi vaccinare e comunque di voler attenderne gli esiti.

A livello mondiale tutto lascia prevedere uno spostamento a Oriente del baricentro economico e geopolitico del mondo, anche se contemporaneamente in maniera un po’ inattesa il Covid si è rivelato un elemento aggregatore dei 27 Paesi membri dell’Ue, sancendo la fine dell’austerity dando il via a un piano di rilancio di cui l’Italia godrà in larga parte.

In attesa che il Recovery Fund si concretizzi e benché confortati dagli ammortizzatori sociali già messi in campo dal Governo, gli italiani si rivelano essere ancora oggi i più pessimisti d’Europa. Insieme agli spagnoli registrano il più ampio peggioramento delle proprie condizioni di vita rispetto al 2019 (e non sembra andare meglio se le ultime previsioni confermano un recupero nel 2021 solo della metà dei posti di lavoro che si perderanno nel 2020). D’altro canto il 38% pensa di dover far fronte, nel 2021, a seri problemi economici e tra questi il 60% teme di dover intaccare i propri risparmi o di essere costretto a chiedere un aiuto economico a Governo, amici/parenti e banche. A farne le spese sono soprattutto le classi più fragili, i giovani e le donne, mentre c’è un 17% di italiani che prevede nel 2021 un miglioramento delle proprie condizioni economiche (si tratta prevalentemente di uomini dell’upper class).

Il Covid ha avuto inoltre anche l’effetto di una macchina del tempo sugli stili di vita degli italiani, trasportandoli avanti e indietro con estrema rapidità rispetto agli andamenti temporali abituali. Da un lato compare così l’Italia delle rinunce con l’arretramento del Pil procapite ritornato ai livelli di metà anni ’90. Ecco allora la spesa in viaggi trascinata indietro di 45 anni ai livelli del 1975, o i consumi fuori casa arretrati di tre decenni. Sull’altro fronte c’è l’Italia che balza in avanti velocizzando dinamiche già in essere, ma mai così rapide. È questa l’Italia dello smartworking (+770% rispetto a un anno fa), dell’e-grocery (+132%), della digitalizzazione a tappe forzate non solo nella sfera privata ma finalmente anche nelle attività professionali (lavoro ma anche didattica, servizi, sanità) che genera una crescita stimata di questo segmento di mercato pari a circa 3 miliardi tra 2020 e 2021.

media comunicazione giornali lettura informazione newsGirando la sfera compare però anche un Paese dove si potrebbe arrivare nel 2021 a perdere 30.000 nascite scendendo così sotto la soglia psicologica dei 400.000 nati in un anno e anticipando di quasi un decennio il ritmo della denatalità. A rinunciare all’idea pianificata di avere un figlio a causa dell’emergenza sanitaria è il 36% dei nostri giovani (18/34 anni) a fronte ad esempio di un 17% dei francesi e addirittura di un 14% dei tedeschi. Non è la sola rinuncia importante: matrimoni, trasferimenti, acquisti di case e aperture di nuove attività figurano tra i progetti rinviati o cancellati e queste scelte di vita mancate hanno coinvolto in totale l’84% di italiani.

Il risultato finale è la sensazione di vivere sospesi in una bolla, iniziata con il lockdown  e che continua anche adesso. Ecco allora che tra le mura domestiche: si mangia più spesso (41% prevede di ridurre la spesa prevista nel prossimo anno alla voce ristoranti), ci si diverte (44% la quota di chi nel 2021 ridurrà la spesa per intrattenimenti fuori casa), si incontrano amici e familiari (o a casa propria o a casa loro). E se dovessero mancare affetti ci si adopera per riempire il vuoto: 3,5 milioni di italiani durante il lockdown o subito dopo hanno acquistato un animale da compagnia e 4,3 milioni pensano di farlo prossimamente. Da ultimo, l’elemento forse più insidioso è l’esplosione nell’uso dei social, caratterizzati da news chiuse e autoreferenziali, terreno fertile per l’informazione di parte e la proliferazione delle fake news, prive di un confronto sociale ampio (il 30% degli italiani nel 2021 aumenterà il tempo trascorso su internet e il 19% quello passato sui social).

“Per quanto riguarda le vendite nei supermercati – dice Marco Pedroni presidente Coop Italia – i dati delle vendite di marzo (con picchi di crescita anche del +20%) si sono ridimensionati, come era naturale. A giugno e luglio gli andamenti della grande distribuzione sono stati negativi, mentre ad agosto si è registrata una tenuta. Come Coop prevediamo di chiudere l’anno con un leggero miglioramento del fatturato stimato in un + 1%”.

E tra le costanti che il Covid non ha spazzato via riemerge con forza l’attenzione prestata dagli italiani ai temi della sostenibilità. Se è vero che per il 35% dei manager intervistati nella survey “Italia 2021, il Next Normal degli italiani” lo sviluppo della green economy è una delle tendenze che caratterizzeranno in positivo il post-covid, questa sorta di nazionale coscienza verde si traduce in acquisti correlati. Nel confronto internazionale non c’è gara. Il 27% degli abitanti del Bel Paese acquista prodotti sostenibili ed ecofriendly di più rispetto a prima del Covid (i francesi e gli spagnoli seguono distanziati con un 18% in percentuale) e il 20% acquista di più da aziende che operano nel rispetto dei lavoratori. Degno di considerazione è anche il fatto che 1.700.000 italiani sperimenteranno gli acquisti green per la prima volta a emergenza finita.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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