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Assoavi si impegna a fermare la strage di 25 milioni di pulcini maschi nati dalle galline ovaiole

pulcini

Assoavi, l’associazione di categoria che rappresenta la maggioranza dei produttori di uova in Italia, si è impegnata a introdurre  la tecnologia dell’in-ovo sexing per individuare, a distanza di qualche giorno dall’incubazione, il sesso dell’embrione, evitando così la nascita di milioni di pulcini maschi e la loro eliminazione. Il problema riguarda i pulcini maschi nati dalle razze di galline ovaiole. Questi pulcini non sono utili a nessuno, in quanto crescono troppo lentamente rispetto alle razze di polli da carne e quindi non conviene allevarli. Si tratta di 25 milioni di pulcini, eliminati quando hanno 1-2 giorni di vita con vari sistemi più meno cruenti. Adesso tutte le uova deposte dagli animali da riproduzione vengono inserite all’interno di grandi incubatoi. Il 21° giorno le uova si schiudono nel medesimo momento e, subito dopo inizia il sessaggio per stabilire il sesso del pulcino. I maschi a questo punto vengono individuati ed eliminati

Assoavi si unisce così all’appello lanciato da Animal Equality  (l’associazione impegnata da anni ad affrontare questo problema che coinvolge l’intera filiera delle uova) per mettere fine alla strage. Come già ampiamente documentato dalle inchieste pubblicate da Animal Equality, i pulcini maschi che non trovano collocazione nelle filiere di accrescimento vengono eliminati appena nati. La campagna sino ad ora aveva ricevuto l’adesione di Coop. Concretamente si tratta di aggiungere dei macchinari nell’area degli incubatoi, in grado di individuare e separare le uova dei pulcini maschi a distanza di pochi giorni dall’inizio della cova. Tutto ciò verrà fatto non appena le tecnologie esistenti saranno commercialmente disponibili, applicabili ed economicamente sostenibili. «Ci stiamo impegnando  – ha dichiarato il presidente di Assoavi Gian Luca Bagnara –  per incentivare l’introduzione in Italia di queste tecnologie, sostenendo attivamente la sensibilizzazione sul tema tra i nostri associati e lavorando attivamente con le aziende che le producono per averle quanto prima disponibili anche per produttori italiani di uova».

Uno dei metodi per individuare il sesso degli embrioni delle uova  si basa sulla spettroscopia

Sino ad ora sono stati messi a punto metodi diversi in Olanda, Germania, Israele e Canada, ma al momento sono ancora in fase di sviluppo e dunque non ancora in commercio. L’unica eccezione è rappresentata dal metodo ideato dall’azienda tedesca Seleggt GmbH, grazie al quale in Germania sono state messe in commercio le prime uova prodotte da galline selezionate in-ovo già nel novembre del 2018. Queste  uova sono vendute con l’etichetta “respeggt” e al momento sono disponibili in queste catene di supermercati: Rewe, Penny, Marktkauf, Famila, Edeka (Germania), Carrefour (Francia) e Jumbo (Olanda). Lo scopo della ricerca è arrivare a un processo che permetta il sessaggio delle uova non ancora incubate, quando sono ancora in grado du essere destinate ad altri utilizzi.

I due metodi di sessaggio in-ovo ritenuti più promettenti in Germania si basano su endocrinologia e spettroscopia e sono entrambi promossi dal Ministero Federale per la nutrizione e l’agricoltura (Bundesministerium für Ernährung und Landwirtschaft, BMEL). Per mettere fine alla pratica  dell’abbattimento dei pulcini maschi, il Ministero ha annunciato un investimento da circa cinque milioni di euro per lo sviluppo di metodi alternativi.  Il processo endocrinologico si applica alle uova che sono state incubate per circa 9 giorni. Da ogni uovo viene estratta una piccola quantità di liquido, senza toccare l’interno. I campioni vengono sottoposti a un processo biotecnologico che permette di stabilire il sesso dell’embrione. Il processo spettroscopico invece si applica alle uova che sono state incubate per circa 4 giorni. L’uovo viene colpito da un raggio di luce particolare e l’analisi della luce riflessa permette di determinare il sesso dell’embrione e quindi di fare la selezione.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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8 Commenti

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    Personalmente mi aveva già turbato la vista di quei pulcini che, nel trasferimento dalle incubatrici agli hangar dove vengono allevati, tra l’altro in condizioni penose, muoiono stritolati negli stessi meccanismi di trasporto. Sapere che una tale quantità di vita animale viene sacrificata “perché crescono troppo lentamente” dovrebbe indignare non solo me ma ognuno di noi. Ma è veramente necessario poter produrre a così basso costo? Quanto ci verrebbe ragionevolmente a costare un animale allevato nelle vicinanze di casa nostra? Un euro in più al chilo? Non ce lo possiamo veramente permettere, una volta a settimana, 25 centesimi a testa (in una famiglia di quattro persone)? Io ormai da anni compro regolarmente le uova per strada da fornitori conosciuti, e non venite a dirmi che non sono sicure: loro sono i primi a consumarle, anche ogni giorno! Ho anche individuato chi mi fornirà i polli: e non è solo una questione di sapori.

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      Pienamente d’accordo con Luigi Amato. Noi umani, con la cosiddetta civiltà abbiamo messo in atto crudeltà impensabili, in nome del profitto, mentre basterebbe trovare con lo studio il modo di evitare stragi di questo tipo. Abbiamo così fretta da non poter asoettare la crescita di un pollo? E’ una questione di fame o di soldi? Anch’io, tramite i Gruppi d’Acquisto Solidale, mi fornisco di uova normali da galline libere.

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      Quello che dici in linea di massima è condivisibile, 1 euro in più non comprometterebbe il bilancio neppure delle famiglie più disagiate, ma se il prodotto X costa 1 euro in più per motivi etici magari tu lo compri ma la maggioranza compra quello più economico, e la ditta X porta i libri in tribunale… una selezione “ab ovo” (è proprio il caso di dirlo!) obbligatoria rimetterebbe tutti su di un piano di parità perché tutti costerebbero 1 euro in più.

      Non ti seguo affatto invece sull’affermazione che siano una garanzia di genuinità “fornitori conosciuti (…) loro sono i primi a consumarle”, ho ancora ben presenti le immagini dei nostri mercati nel dopo-Chernobil quando in tv i contadini protestavano contro il divieto di vendere verdure a foglia larga ficcandosi in bocca la lattuga appena colta… e poi avendo avuto anch’io la campagna non posso ignorare quanto poco in generale siano affidabili dal lato sicurezza.

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    I PULCINI MASCHI CRESCENDO LENTAMENTE DARANNO UNA CARNE MIGLIORE
    SPECIALMENTE SE ALLEVATI SUI PRATI

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    Anche le uova “acquistate per strada” derivano da una selezione dei pulcini, le galline hanno medesima origine.
    Chi non vuole assistere alla soppressione dei pulcini deve essere disposto a consumare pollo intero, con meno carne e più caro, tutto qui. Sul mercato ci sono i maschi di ovaiole che vengono lasciati in vita per un mercato che, però, è molto limitato.

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    Questa è davvero una bella notizia. Il trattamento tremendo cui sono sottoposti questi poveri animali non trova giustificazione alcuna.

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    L’articolo omette il modo in cui vengono uccisi queste povere anime senza colpa: triturati vivi, ammassati in cassette impilate l’una sopra l’altra e lasciati a morire,ma la cosa che più rattrista è che siamo arrivati ad oggi per capire come evitare tutto questo.

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      Guarda che da anni è ILLEGALE uccidere i pulcini “come capita”, i soli due metodi ammessi sono l’uccisione tramite gas e quella tramite trituratrici ultraveloci apposite, tutti metodi indolori: chi li uccide in modo diverso rischia la galera perché non è un senmplice llecito amministrativo ( = multa) ma un vero reato [penale] ( = galera).

      Ovviamente un metodo che riveli prima se dall’uovo nascerà un maschio o una femmina sarà molto più umano, ma almeno teniamoci aggiornati e non creiamoci patemi per metodi ormai già fuorilegge e non più applicabili.