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Prodotti biologici e non biologici: uno studio mette in luce le differenze

strawberry time
Frutta, verdura e cereali coltivati in modo biologico contengono in media il 17% di antiossidanti in più rispetto a quelli derivanti dall’agricoltura tradizionale

Dopo aver riesaminato 313 studi sull’argomento, applicando metodi statistici per compararne i risultati, alcuni ricercatori, guidati da esperti dell’Università di Newcastle, affermano che la frutta, la verdura e i cereali coltivati in modo biologico contengono in media il 17% di antiossidanti in più rispetto a quelli derivanti dall’agricoltura tradizionale, con punte del 69% in più nel caso dei flavoni.

I residui di pesticidi dei prodotti biologici sono quattro volte inferiori, così com’è molto inferiore il livello del cadmio, un metallo tossico che a volte contamina i fertilizzanti convenzionali.

 

Lo studio, pubblicato dal British Journal of Nutrition, osserva che precedenti studi epidemiologici hanno collegato l’assunzione di antiossidanti a un minor rischio di alcune malattie croniche, come i disturbi cardiovascolari, quelli neurodegenerativi e alcuni tumori. I ricercatori sottolineano come la domanda di prodotti biologici sia in parte influenzata dalla percezione dei consumatori che essi sarebbero più nutrienti.

Il mondo scientifico è diviso sul fatto che ci siano differenze nutrizionali tra i prodotti biologici e quelli non biologici, e l’ultimo studio, guidato dai ricercatori dell’Università di Newcastle, ha riacceso il dibattito.

 

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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10 Commenti

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    Piccolo particolare, non mi sembra che questo studio si riferisca ai prodotti biologici coltivati e venduti in Italia. Se lo studio fosse stato fatto qui da noi, avremmo ottenuto gli stessi risultati ?

    Infine, secondo me il termine “prodotti biologici” non ha alcun senso, dove c’è vita c’è “biologia”.

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      Sarebbe interessante capire con quale criterio sono state scelte le 343 pubblicazioni…

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      se li avessero fatti in Italia avremmo avuto ottimi risultati. i disciplinari sulla produzione bio sono piuttosto stringenti ed i controlli severi e puntuali. non abbiamo nulla da invidiare a nessuno.

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      se leggi la review originale c’è scritto con che criterio hanno scelto la pubblicazioni!

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    Roberto Pinton

    La produzione biologica è normata nell’intera Unione Europea fin dal 1991 (regolamento n.2092, ora sostituito dai regolamenti 834/2007 e 889/2008); norme tecniche e sistema di vigilanza sono le stesse in tutta la UE.
    Accordi internazionali, inoltre, sanciscono l’equivalenza delle normative di Unione Europea, Argentina, Australia, Canada, Costa Rica, Giappone, India, Israele, Nuova Zelanda, Svizzera, Usa.
    Il Codex alimentarius ha adottato nel 1999 linee guida su cui si basano tutte le diverse disposizioni legislative nazionali in materia.

    Quindi, sì, i risultati della meta-analisi hanno valore globale.

    Registro volentieri il suo dissenso sul termine “prodotti biologici”, ma sono i regolamenti citati a imporlo.
    Il “biologico” italiano diventa “biologique” in francese, “biologiska” in lettone, “biologisch” (ammesso anche “ökologisch”) in tedesco, “ekologisk” in svedese, “ökológiai” in Ungheria, “organic” in inglese, “organiku” in maltese e così via, fino a “luonnonmukainen” in finlandese.
    Non ci si può far nulla: l’Unione europea codifica le caratteristriche dei prodotti e ne stabilisce la denominazione legali, tocca farsene una ragione.

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    Purtroppo è stata fatta una strisciante, subdola campagna disinformativa in merito al biologico, che ha conquistato le antipatie di parecchi consumatori che non si soffermano ad informarsi ma la prendono per l’ennesima moda da ambientalisti radicali e annoiate ricche signore tutte yoga e candeline profumate.
    Sono stanca di sentir dire dal solito pappagallo male informato, ogni volta che si nomina il biologico, “Eeeh, ma il biologico non esiste…! che vuol dire biologico…!”
    Giuro, provate a dire quella parola a qualcuno, vi rispondono tutti così.
    Vagli a spiegare che per avere la certificazione dall’ente preposto i tuoi prodotti devono essere soggetti ad analisi severe (e ripetute nel tempo)che non ammettono repliche? Le analisi devono essere pulite, le tracce di pesticidi o antiparassitari non consentiti devono essere nulle o inferiori a dei limiti (irrisori) stabiliti per legge.
    E anche se provi a spiegarlo: “Eeeh… ma tanto non è vero, ma chi li controlla… usano la scusa per alzare i prezzi…”
    Beati loro, quasi invidio tanta semplicità nel non voler proprio evolversi ed acquisire mezza nozione in più, neanche se questa ti cade addosso.

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      Serena, quanto mi piacerebbe che fosse come dici…sono produttore biologico da più di un lustro e ti posso assicurare che mai finora l’ente certificante ha prelevato un campione del mio prodotto per analizzarlo!! Gli unici controlli consistono nel monitoraggio delle attività svolte (guardando quello che scrivo sul quaderno di campagna) e nel controllo delle fatture per acquisto di merce (antiparassitari ecc..). Ma in un Paese dove l’evasione è al nonsoquanto% credi che evitare di fare una fattura sia un problema???
      Ripeto, vorrei che fosse come dici, lo vorrei tanto…ma nella realtà dei fatti non lo è.

      Poi, che ci sia il produttore che crede nello “stile di vita” biologico, e che lo pratica coscienziosamente, è l’unica cosa che garantisce credibilità al sistema

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    Roberto Pinton

    @ Vincenzo

    I criteri di selezione, com’è ovvio per un articolo pubblicato sul British Journal of Nutrition sono chiaramente indicati nel “Materials and methods”:

    Literature search: inclusion criteria and search strategy

    The literature search strategy and meta-analysis protocols used were based on those previously published by Brandt et al.(27), and flow diagrams of the protocols used are shown in Figs. 1 and 2.
    Relevant publications were identified through an initial search of the literature with Web of Knowledge using the following search terms: (1) organic* or ecologic* or biodynamic*; (2) conventional* or integrated; (3) names of ninety-eight relevant crops and foods (see online supplementary Table S1 for a full list).
    Publications in all languages, published in peer-reviewed journals, and reporting data on both desirable and undesirable composition parameters were considered relevant for inclusion in the meta-analyses.
    The search was restricted to the period between January 1992 (the year when legally binding organic farming regulations were first introduced in the European Union) and December 2011 (the year when the project ended) and provided 17 333 references.
    An additional 208 publications (published between 1977 and 2011) were found by (1) studying lists of references or (2) directly contacting the authors of the published papers and reviews identified in the initial literature search. The abstracts of all publications were then examined to determine whether they contained original data obtained by comparing composition parameters in organic and conventional plant foods.
    This led to the identification of 448 suitable publications.
    Of these, 105 papers were subsequently rejected, because reading of the full papers indicated that they did not report suitable data sets or contained the same data as other studies.

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      Bravo Roberto, Grazie per aver messo a disposizione i M&M del lavoro. Credo sia necessario instaurare un circolo virtuoso per elevare anche il pubblico del web alla terminologia scientifica.

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    x Fabio
    E chi è questo ente certificatore? Quello che lavora con i miei clienti è severo e fa controlli… una volta rischiarono di perdere la certificazione perché in un campione venne trovato un residuo di pesticida. Scoprirono poi che il laboratorio aveva inviato i risultati dei campioni sbagliati che appartenevano ad un’altra azienda. Fu un periodo piuttosto problematico per loro come puoi immaginare, fortunatamente tutto si risolse per il meglio.
    Siamo sicuri che tutti gli enti certificatori siano così di manica larga? E in Europa? Gli enti certificatori sono lassisti e “distratti” come i nostri o lavorano con più rigore?
    Insomma, ci sono numerosi fattori di cui tenere conto. Citando Wikipedia, “Gli organismi di controllo effettuano ispezioni presso le aziende associate con cadenza almeno annuale. La valutazione consiste in un sopralluogo di un auditor dell’organismo che controlla il rispetto delle normative e delle procedure, la tenuta dei registri e se necessario, in presenza di sospette violazioni, preleva campioni da sottoporre ad analisi.”
    Se l’organismo di controllo non rispetta queste procedure, sta lavorando in modo non conforme e rischia di essere screditato dal Mipaaf. Non è che possono fare come gli pare, anche se chiaramente c’è sempre chi lavora “alla come capita” in ogni settore.
    Buona giornata e buon lavoro con la tua azienda!