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Poveri polli: soffocati, bolliti vivi o morti congelati! Negli Usa non ci sono adeguate normative per il benessere del pollame

Negli Stati Uniti i polli continuano a essere tenuti in scarsissima considerazione, quanto a benessere, e uccisi in modi che definire disumani è usare un eufemismo. La realtà, rivelata dal gruppo di giornalismo investigativo The Bureau of Investigative Journalism e dal Guardian va ben al di là di quanto normalmente si pensi, e i casi di supposti incidenti, nei quali migliaia di animali vengono uccisi per schiacciamento, congelamento o addirittura bolliti vivi sono migliaia.

Tutto ha avuto inizio quando, grazie alla legge sulla libertà di stampa Freedom of Information Act, alla base di tutti i più clamorosi scoop degli ultimi anni, il Bureau ha avuto accesso ai documenti riservati del Food Safety and Inspection Service (Fsis) dello US Department of Agriculture, l’agenzia che si occupa appunto di ispezionare le condizioni degli allevamenti, grazie a una richiesta fatta dall’Animal Welfare Institute. I rapporti, relativi al periodo compreso tra il 2014 e il 2018, mettono nero su bianco decine e decine di incidenti, che si possono raggruppare nelle seguenti tipologie:

– polli morti soffocati, schiacciati gli uni sugli altri a causa di un guasto di un macchinario;
– polli affogati, dopo che erano scivolati nelle vasche per la scottatura;
– polli morti per guasti ai macchinari causati da personale non adeguatamente formato;
– polli lasciati nei camion, morti a causa di temperature elevatissime o bassissime (secondo gli autori del rapporto, l’abbandono in situazioni non idonee è una delle negligenze più frequenti).

In alcuni casi si è trattato di incidenti con poche decine di animali, ma in altri – come uno accaduto nello scorso mese di gennaio – le vittime sono state decine di migliaia (34.000). Quanto ai responsabili, spesso si tratta di piccoli produttori, ma in altri casi a essere coinvolti sono i giganti della produzione come Case Farms. L’azienda ha avuto numerosi incidenti nonostante abbia adottato ufficialmente politiche cruelty-free e introdotto pratiche come la denuncia anonima tra dipendenti per scoprire eventuali irregolarità o il licenziamento in tronco per chiunque si renda responsabile di trattamenti crudeli o, ancora, il monitoraggio continuo tramite telecamere della vita dei capannoni. O, ancora, come il primo produttore mondiale, Pilgrim’s Pride, che però non ha voluto commentare i dati del Bureau.

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Molti polli lasciati nei camion, muoiono a causa di temperature elevatissime o bassissime

Tutto ciò, hanno fatto notare gli autori, è reso possibile dalle leggi americane che, di fatto, non prevedono queste situazioni e le fanno rientrare tutte sotto la voce “incidenti”. Lo USDA, infatti, impone norme contro la crudeltà al bestiame, ma i polli non sono considerati tali, e quindi tutto è lasciato alle dichiarazioni di buona volontà dei produttori. Non esiste un’azione sanzionatoria obbligatoria da parte dello stesso USDA, se si esclude l’apertura di un fascicolo. In questo caso il proprietario di un impianto dove si sia verificato un incidente è tenuto a identificare il problema e a intervenire, e il Dipartimento può arrivare a chiudere lo stabilimento, ma si tratta di casi estremi, come confermano appunto le casistiche dei grandi produttori.

Per quanto riguarda la carne di animali morti non nel modo previsto, è considerata adulterata e non può essere venduta, ma non succede molto altro, come confermano numerose associazioni per il benessere animale, che negli ultimi anni hanno più volte chiesto allo USDA di intervenire, sentendosi rispondere che l’agenzia non ha potere per altre iniziative.

Il consumo di polli è in aumento al punto che si stanno moltiplicando gli impianti

Secondo alcuni degli esperti interpellati, al contrario, le violazioni sono così sistematiche e gravi che lo spazio per interventi ci sarebbe, anche con le attuali normative, ma – sottolineano – il benessere dei polli non sembra interessare quasi nessuno, come confermano ispettori che vogliono restare anonimi.
La situazione, inoltre, potrebbe essere già peggiorata, perché da settembre il governo ha emanato nuove norme grazie alle quali è possibile passare da 140 a 175 polli uccisi al minuto, cioè accelerare ulteriormente la macellazione, con un quasi certo aumento del rischio di incidenti. E visto che il consumo di polli è in aumento al punto che si stanno moltiplicando gli impianti verticali come quello della CostCo a Fremont, vicino a Omaha, in Nebraska dove si dovrebbero “processare” due milioni di volatili a settimana in enormi torri e dove gli allevatori stanno cercando di opporsi a questi veri e propri scempi del paesaggio.

Il Guardian, infine, esprime preoccupazione per il dopo Brexit: oltre ai polli alla candeggina, in seguito alla perdita dei vincoli europei, che sul benessere dei polli e delle galline hanno fatto fare ai Paesi dell’Unione importanti passi in avanti, in Gran Bretagna potrebbero infatti entrare prestissimo polli uccisi anche con queste modalità, e forse carni scartate negli Stati Uniti perché adulterate.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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7 Commenti

  1. Possiamo confermare anche per questi casi eclatanti, che negli USA c’è il meglio e contemporaneamente il peggio di tutto, come un vecchio stereotipo ci ricorda.
    Una convivenza schizofrenica, dovuta alla democrazia sfociante in un liberismo sfrenato senza limiti, come l’uso individuale delle armi da guerra, la supremazia mondiale in campo finanziario, economico, militare, ricerca scientifica, conquiste spaziali, industrializzazioni agroalimentari super redditizie, benessere, ecc…
    Poi precipitano nel razzismo di colore ancora purtroppo presente, fino al maltrattamento animale di cui si parla.

    • Questi fatti accadono anche in Italia e noi consumatori non possiamo dire BASTA a queste crudeltà? Non compriamo più carne di pollo

  2. Vergogna!!!! Provo sempre e solo piu schifo per la razza umana!!!!

  3. lorenzo argentino

    col TTIP anche in Italia avremmo avuto questo

  4. Cosa possiamo fare contro tutto questo? Vi prego ditemi che si può fare qualcosa

    • Il primo passo è prendere seriamente in considerazione di diventare vegani, quindi informandosi senza farsi condizionare dai pregiudizi. Si diventa vegani perché si amano gli animali o semplicemente perché si pensa che siano degni di rispetto in quanto esseri senzienti. Rinunciare a qualche piatto o prodotto tradizionale, che spesso sono anche poco salutari, credo valga più che continuare ad essere complici di tanta sofferenza..

  5. Non possiamo ne dobbiamo isolarci o peggio sfuggire ai problemi, ma informarci per scegliere prodotti e produttori seri, umani e rispettosi non solo degli animali, ma anche dei vegetali, della terra e soprattutto dei consumatori loro clienti.
    Nel modo bio e biodinamico e nel disciplinare che li regola, certe operazioni non solo non sono permesse ma nemmeno immaginate possibili.